E il ciel stellato illuminò il nostro abbraccio


C’era una cosa che continuavo a non scrivere qui. Di te e di me intendo. Avevo paura che scrivendo nero su bianco tutto, la cosa svanisse.
Poi ho pensato che come le fotografie sono inutili da tenere in un cassetto, è inutile tenere anche in quel cassetto fogli ad ingiallire.
Molte volte ti ho detto che mi sembra di vivere un sogno, che ho la fottuta paura di essere in una sorta di coma vigile e di risvegliarmi… e non vederti più.
Invece tu ci sei, sempre, e costantemente. Nel periodo della mattanza, dello stress, del nervoso, mi sono sentito costantemente sostenuto, ricercato, apprezzato, voluto bene, anche se non si dice. E dire che non viviamo in simbiosi, non viviamo vicino, non ci vediamo ogni 5 secondi. Ci sento assolutamente simmetrici in tutto, e non mi era mai successo. Ho capito che dovevo ricominciare a scrivere proprio quando ero con te.
Era domenica, ed eravamo da poco nella casetta in mezzo alla campagna che avevamo affittato a Entrechaux. Da poco ti avevo nascosto nel rullino della Diana quelle 5 lettere che mai avevo detto in vita mia, da poco avevo fatto un respiro profondo e ti avevo detto: ti amo. Poi arriva la sera, sempre accompagnata dalle cicale, e il cielo si fa blu scuro, non si sente una macchina, non si sente un milanese (o presunto tale) bestemmiare, non si sente rumore di aperitivo, non si sente quel profumo da passeggiatrice che ha la metropoli in estate, mentre cerca di rimorchiare il turista di turno.
Le stelle, tantissime. Mai viste così tante. Che fosse il risultato dell’esplosione del mio amore per te? E se anche il mondo fosse cominciato così?
E mentre ti stringevo, forte, fortissimo, mi sentivo enorme di cuore e microscopico sotto milioni di stelle, ecco che ne vediamo cadere una lunghissima, lenta, con la coda quasi verde. Esprimere il desiderio per me è stato molto strano… eri già lì, tra le mie braccia.
Ho sempre paura di dire quella parola che inizia con f- e finisce con -ice. Ma lo sono così come non lo sono stato mai. Ti ho prima scritto e poi detto che ti amo. Mi fa ancora strano, perchè non pensavo succedesse. Non pensavo succedesse che due paroline fossero più forti di tutte le metafore che sono bravo ad inventare. Dave Gahan diceva All I ever wanted, All I ever needed, it’s here in my arms. Aveva ragione.
Ma sai quando l’ho capito? Quella sera dalla Vale. Ci siamo salutati, e ci siamo diretti ognuno per la sua via. E nello stesso momento, nello stesso istante, ci siamo girati e guardati. Senza dire nulla. Un momento veloce ed eterno al tempo stesso. Uno di quei momenti in cui nei film la cinepresa ruota o nei video c’è il silenzio più totale. Ci siamo solo sorrisi, e il tuo mi ha illuminato il cammino fino a casa.

E tutt’ora illumina le mie giornate.

Ti amo F.

Andre

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