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17.00
Quale gaudio, quale sorpresa. Il treno in cui entro è un regionale con aria condizionata e non viziata, prese per il computer e non per il culo, pavimento grigio piombo e non grigio cragna. E’ l’apocalisse sicurissima, come dice la matta del 3.

17.03
Come volevasi dimostrare, il trucco c’era. Il treno è così bello che l’abbiamo subito fermato per 7 minuti in mezzo alle campagne affinché volgo e bifolchi lo potessero ammirare. Guardo i fiorellini sugli alberi e cerco di non pensare che io sono allergico a tutto ciò che è naturale: polline, graminacee, code agli sportelli e ritardi dei treni.

17.28
Sento una giovine che si lamenta al telefono di essere single con l’amica al telefono. Amore della zia, forse se non indossassi i calzini bianchi di spugna con le scarpe nere sarebbe meno complicato,non credi? Credo sia giunto il momento di una flebo di citrosodina.

17.54
Entra una donna col pancione. Mi auguro vivamente non abbia intenzione di partorire sul treno perchè io ho la coincidenza a Mestre, grazie. E soprattutto perchè non vorrei che, riconoscendomi per quella parte da medico nel cortometraggio, o per quella volta che mi sono vestito da tale per il compleanno di qualcuno, mi chiedesse di assisterla.
oi guardo la pancia e penso a tutti i vaffa che mi sono beccato per il pesce d’aprile che mi vedeva padre di Rebecca.

17.57
Mi accorgo che il mio telefono, in carica dalla stazione di partenza non si è caricato. “E’ una metafora della vita” commenta qualcuno. E ma minchia, commento io.

18.12
Nel cast della Carrozza 2 abbiamo i secchioni. Perchè si sa che nei posti davanti si mettono i secchioni, come in corriera. Io, modestamente ero sempre in postazione nelle ultime 3, possibilmente vicino a Luana per cantare What’s up che dava fastidio a Angela. Perchè lei aveva sonno e doveva dormire, ma il canto non si può fermare! Soprattutto se nelle retrovie gira il Baileys. Ah, 16 anni e gita a Firenze, che ricordi.

18.15
Sto divagando, dicevo i secchi presenti sono: miss treccia 1997, tipica ragazza che rende orgogliosa la mamma e il papi, talmente precisa che quando fa il biglietto d’andata fa anche quello del ritorno, ricevendo in omaggio la tariffa maledizione di chi scrive. Alchè guardo la treccia e:
1.mi viene fame
2.penso alle trecce che conosco:
In primis Marianna, di cui ero innamorato alle elementari. Lei credo ne avesse o una o due a seconda dei giorni. QuaNdo le scrissi di fidanzarci (per farvi capire che sfigati sentimentaloidi si nasce) lei mi rispose che era più bello essere amici. Ho avuto il primo rifiuto a 11 anni. Ecco.
La seconda è Erika, che l’ha sempre portata più sportiva e anche tante tantissime strette strette. Alla fine delle medie, mentre facevamo merenda a burro d’arachidi e speck, un giorno se le disfa e sfoggia una criniera non da poco. Io le dissi “Tina Turner” e lei mi tirò una ciabatta. Ora lei vuole uccidermi per il pesce d’aprile di cui sopra
Terza, ma non meno importante Elisa: l’arcinemica di mia nonna. Nonna dIva, orfana, si trovava in collegio e diciamo che non era proprio il suo ambiente. Così premeditò la fuga. Talmente ben organizzata che fu beccata dalle suore proprio mentre scavalcava il cancello. Scoprì subito che la talpa era Elisa la sua vicina di eltto in camerata, alla quale, nottetempo, fuorono tagliate le lunghe trecce. Trecce poi riposte con goliardia mafiosa accanto alla sua testa. Da quel momento decise di non avere più amiche e di diventare inconscaimente la Tina Pica del Veneto orientale.

18.31
Ecco, ho divagato di nuovo. Guardo i secchi che parlano, ascolto che si parla dell’integrale di omega r tangente in seno alla funzione. Perché io vedo dei cracker, una vecchia opel, una bustarella e le tette della marini? Non ricordo ancora perchè ho fatto lo scientifico.
Inoltre penso che mai, nemmeno sotto tortura avrei sprecato i miei spostamenti per parlare di cose di scuola che non fossero le ultime news del Club che Luana mi diceva che le diceva Sonia.

18.44
Incredibilmente, scendo in orario a Mestre. Ora mi aspetta l’eurostar city per Milano, ma questa è un’altra storia.

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