autolisi notturna


Milano, Camera mia, Ottobre 2009

Quando torno qui, la sigaretta in terrazza è un rito automatico. Anzi forse non va nemmeno definita così, è più un automatismo rituale. Scalzo ma col maglione di lana, cerco di isolare il freddo che sale lungo le gambe, mentre col maglione cerco di scaldare il freddo che sfugge dal petto.
Il più delle volte guardo in alto, il cielo di notte qua è viola per le luci antinebbia gialle, e le nuvole, che ti ricordano che non c’è cielo stellato per te, sembrano i pochi capelli pettinati di un vecchio. Il ronzio della sigaretta appena accesa crea il minimo rumore indispensabile per ricordarti che non sei sonnambulo, quel liturgico fumo che dà il tempo teatrale del momento, mentre ogni tanto una macchina passa sul cavalcavia, indifferente. Tutto è incompleto e conscio di esserlo: il campo da basket della casa vicino con solo un canestro, una villetta fatta a metà, una finestra su tre lasciata aperta a far entrare un po’ di buio sulle scale.
Proprio prima pensavo a quante volte mi sono ritrovato lì, in piena notte, a guardare la stella di turno. La letteratura è piena di metafore meravigliose al riguardo e io potrei evitare di scrivere la mia, anche se sto per farlo.
Ho ben presto capito che il segno non arriva da lassù, soffitto perfetto antitetico a noi umani. Ricordo tre sere, tre facce, tre speranze e attese che sono finite proprio come le sigarette comprate oltre confine: schiacciate e spente su posacenere e polmoni.
Devo smetterla di frequentare quella compagnia. A terrazza, sigaretta e cielo non ho nessun buon ricordo da associare, anzi. Un set laconico che invece di stimolare verso l’infinito, mi riporta ai più finiti pensieri brutti e negativi. Sì, cari miei, avete rotto. Non è il cielo che volevo vedere, è un cielo che sembra l’interno di un tupperware che tiene sottovuoto una semiforma di vita. E sinceramente, a me non va di continuare a sentirmi così, ad essere un avanzo in attesa di un giretto in microonde. Non sono un avanzo, anche se il tappo stellato sembra aver capito che avviene sotto questo maglione arancione: decomposizione di primo stadio, autolisi di ciò che ti aspettavi, avresti voluto o sognato, mentre sorridente, ti fumavi una cicca guardando le stelle.

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2 pensieri su “autolisi notturna

  1. io non ho la terrazza e stare alla finestra non è la stessa cosa! Se tira vento le imposte si chiudono di scatto rischiando che i pensieri rimbalzino contro colpendoti in testa. fanno male
    🙂

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