il ranocchio di plastica dimenticato sulla spiaggia


Sardegna, Isola Rossa, Agosto 2009

Sono un ranocchio di plastica dimenticato sulla spiaggia.
Il sole, il cielo e il mare hanno colori che la fabbrica tossica cinese dalla quale provengo non riesce a replicare. Mi sento strano, la mia corazza è calda sopra e fredda sotto. Dentro penso di non avere nulla, solo aria, che se mi strizzi fa un suono stridente che ancora non capisco. Dà fastidio a tutti, eppure ci sono un sacco di altri animali in plastica come me che fanno uick!
Ora l’estate è finita, e non mi resta altro che aspettare la corrente che mi prenda e mi porti via. Sarà bello galleggiare verso chissà dove senza sforzo alcuno, senza pensieri.
Anche se so benissimo che non è così. Perchè tutti sappiamo qual è il destino di un ranocchio. O per lo meno, quale dovrebbe essere.
Intanto me ne sto qua, a guardare tutto questo, mentre mi domando se arriverai dal mare o dalla scottante sabbia. Mi pare di vedere le tue braccia che si muovono sincronizzate come una danza di feroci squali controluce, mi pare di sentire affondare sordi i tuoi piedi su di un terreno irregolare che cede alla tua bellezza.
Mi vedi, sono qua immobile, fermo col mio inutile colore diverso dalle altre rane, meditabondo su tutto mentre penso a niente, e ti avvicini. Mi guardi, mi prendi sul palmo della tua mano e i miei occhi scemi incontrano i tuoi, più profondi del mare. Non so nulla di te, sono letteralmente nelle tue mani e ho paura. Paura che come spesso accade le mani si chiudano, prendano lo slancio e mi lancino in mezzo all’acqua per disgusto, o per superficialità, tra le fauci di un cane che mastica il mio sentire per te.
A questo punto non so che fare, vorrei saltare giù per impedirti di buttarmi via, ma non lo faccio. Come ogni volta, come sempre, aspetto che chiudi gli occhi anche tu, mi baci e mi trasformi nel tuo principe. Non ho voluto io l’incantesimo, non ricordo neanche perchè sia successo, e non so se il tuo bacio mi salverà. Perchè magari la soluzione a tutto questo non sei tu, non so nemmeno chi sei, ti immagino da pochi ranosecondi (ranosecondi è sublime, permettetemelo).
L’estate è passata, da bravo ranocchio di plastica ho imparato a nuotare, saltare e  prendere le mosche con la lingua e a fare uick!  a comando. Non sono più un girino, dammi questo bacio, fammi diventare principe e vedrai che sarà più bello rotolarci sulla sabbia, nuotare vestiti e prendere la barca che c’è lì per andare verso quel che sarà.

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6 pensieri su “il ranocchio di plastica dimenticato sulla spiaggia

    1. vabbè ma era per celebrare l’incontro, mi sembrava molto felliniano.
      (no, anche perchè c’era troppa gente che mi guardava male…un barbone che si mette a far 35 foto ad un giochino non è ben visto in spiaggia)

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