637 parole inutili


Udine, casa di mamma, Marzo 2010

Nemmeno il massaggio con l’aragosta è servito.
Il vento non mi esce dalla testa, la bora continua a far sbattere porte di pensieri, paletti e alza la sabbia dei dubbi. Poco fa, mentre me ne tornavo da teatro, vedevo il vento che aveva la forza di spostare i sacchetti della differenziata in mezzo la strada. L’immedesimazione è stata immediata, la spazzatura spazzata ero io. Già rifiutata, finita e poi pure buttata letteralmente in mezzo alla strada di una cittadina dove mai succederebbero cose del genere. Come mai dovrebbe succedere che non riesca a sentire la radio perchè in testa c’è la bora, veloce, fredda, rumorosa.

E così, abbandonata momentaneamente la grande metropoli, uno si ritrova a fare il quadro della situazione, vista la scusa di espatrio: il compleanno. Trovo noiosi i bilanci, soprattutto quando i risultati ottenuti non corrispondono alle aspettative. O per meglio dire, mi si scusi l’arroganza karmica, quando le cose non vanno come ti spetterebbe. E non per simpatia/intelligenza: perchè ti fai un mazzo così. Da un bel po’.
E ti ritrovi ormai più vicino ai 30 che ai 25, che ti guardi allo specchio e dici: non va. Anzi non vanno un sacco di cose. E sai benissimo che è una minchiata, perchè è sempre molto facile focalizzarsi sulle cose negative. Eppure.
Eppure ti viene in testa che non te lo meriti proprio, che ti sei proprio rotto i coglioni della medicina del tempo. Che non è giusto, e ti vien da buttarti per terra scalciando e piangendo fino al mal di gola come quando avevi quattro anni e magari farti consolare piangendo sulle tettone della nonna. Però non si fa.
Tutti ti trovano calmo, sorpresi dalla maturità e dalla totale mancanza di incazzature. Vero. Ne sono sorpreso e quasi soddisfatto anche io. Ma non è che sia improvvisamente diventato intelligente, profondo o illuminato. E’ che ti ritrovi a pensare anche su cosa valga la pena incazzarsi, fermo restando che questa silente rassegnazione e accettazione dei fatti cela dei vaffanculo grandi come la scritta di Hollywood.

Guardo le foto. Il sorriso delle foto di compleanno è forzato, ma non perchè tu non stia passando una piacevole serata con chi ti vuol bene, ma perchè, per un infantile egoismo, non riesci a vedere chi è lì per te. Sarà perchè saresti il primo a non voler essere lì, a non voler festeggiare. Se ribaltiamo la prospettiva e vediamo il compleanno come la cerimonia di chiusura dell’anno angrafico passato potrei anche starci, ci sono stati dei passi da gigante nel mio percorso di essere che cerca di essere umano. E’ che non vedo il vantaggio. Mettersi in gioco o non farlo mi pare abbiano dato gli stessi frutti.

Forse sono solo caduto. Mi rialzo sempre, è vero, ma ora so solo che non ho voglia e non me ne frega niente di niente. Pensieri molto maturi, mi ci complimento da solo.
Urlo sempre con fierzza che il mio posto non è qua, ora sono incerto se il mio posto sia lì, la mia amata Milano. Non ho pensato minimamente di tornare nel profondo NordEst, è che al momento non trovo una collocazione planetaria. O forse cosmica.
L’aragosta che mi massaggia la testa non mi aiuta, i pensieri non volgono verso quel salvifico “beh ma…”. Beh ma… non c’è. Col tempo ho imparato che la mia strada non è asfaltata, ma sono stufo, per non dire che mi sono rotto i coglioni, di pagare sempre tutto a caro prezzo. Di continuare a investire senza feedback monetari, professionali, umani, sentimentali.

La cosa peggiore è che così esce il mio più grande difetto: arrivare a provare invidia. Invidioso di te per questo, di lei per quello e di voi per quell’altra cosa ancora. Non perchè non ve lo meritiate, ma perchè, tornando a bomba con la regressione, non è giusto che tu sì e io no. Per questo non ce l’ho con nessuno in particolare e la cosa mi fa incazzare. Perchè vorrei avere un nome, una faccia, un colore, un numero del responsabile di 637 parole inutili fin qui scritte. Ho sempre preso le cose di petto mettendoci la faccia, ora avrei la presunzione di chiedere altrettanto con l’entità responsabile di questo. Perchè, ripeto con la testardaggine di un mulo sardo, non me lo merito.

Stupidamente,
Andre

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2 pensieri su “637 parole inutili

  1. Sotto la calma apparente, la lava che scorre. Occhio che prima o poi il vulcano esplode.
    Le aragoste sono bravissime come massaggiatrici di gengive, ecco perché le preferisco sotto i denti più che sulla testa.
    PS: scusa tu non hai 30 anni????? :PPPPPPPPPPPPPP

    1. ora che sto per tornare a casa speriamo la lava si raffreddi.
      sarà la pet therapy di Agatha o il vino di queste parti che mi hanno calmato… o forse aver scritto quelle stronzate lì sopra, così le ho buttate fuori.
      molto probabilmente le cancellerò.
      quanto alle aragoste, sono d’accordo e accetto l’invito. grazie

      p.s. no, fino alla fine del mondo ancora no 😀

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