Palestrology – il Cast


Palestrology - il cast

Un luogo, un pianeta con uno suo ecosistema, la palestra. Una realtà che frequento e osservo da un anno e mezzo e che va raccontata, soprattutto per la sua fauna, ovvero i personaggi che la popolano. Cominciamo col catalogare il cast.

Le Receptionist
Che siano uomini o donne poco importa, perchè il comportamento è lo stesso: la top model. A parte due rari casi, nel centro che frequento proprio dietro il Duomo, il messaggio è chiaro: ti sto facendo un favore. Un cliente, avendo scelto un contesto come questo si aspetterebbe una gestione delle relazioni un po’ più alte di quelle che può trovare al campetto di calcio del paesello di provincia o al banco del pesce della Sma.
E invece no. Ho sentito buongiorno/buonasera/ciao credo tre volte da quando sono là. Di nero vestiti, tendenti al beccamorto in alcuni casi, quando entri sono sempre molto indaffarati: chi cerca il sacro graal sotto il bancone, chi è impegnato a guardarsi nel riflesso della vetrina, chi è troppo presa dal commentare con la collega l’ultimo gossip della palestra. Quando esci la scena si ripete, anche se applichi la ricerca dello sguardo. Forse perchè son rimasti scottati dalla storia della moglie di Lot: hanno paura che se ti guardano e dicono “ciao e grazie” diventano di sale. O meglio, visto che siamo in ambiente fitness, hanno paura di diventare ciccioni, dev’essere l’unica spiegazione. Un consiglio: tirarsela di meno, perchè prima o poi si spezza.

I venditori
Sono quelli che ti fanno firmare il patto col diavolo. Un contratto blindato per i prossimi 30 anni con penale per annullamento. Quando arrivi in palestra per la prima volta bevono la pozione della qualità-servizio-cortesia, ti fanno vedere tutto, ti ascoltano (see vabbè) e poi, una volta che sei iscritto, non ti c…alcolano più. Il loro obiettivo è raggiunto, se li incontri in corridoio o ti alleni vicino a loro stai sicuro che non ti saluteranno. O se ti servono un paio di ciabatte perchè te le sei dimenticate, non te le danno nè vendono. Ti chiedono 3 numeri di telefono proponendoti il ricatto: o vendi i tuoi amici, o ti prendi i funghi in doccia. Mors tua vita mea. Se vi chiamano da una palestra, molto probabilmente ho dovuto vendervi per non morire di malattie. Senza rancore eh?

I personal trainers
Qua ce n’è da scrivere, perchè abbiamo delle sottocategorie.
-il professionale: il professionale sa che il cliente è condizione strettamente necessaria per concludere bene il mese. Fisicamente corazzato, col passare del tempo diventa un tuo amico, ti segue passo per passo e ti motiva sempre. Inoltre, si offre di spezzare le gambe a chi ti fa arrivare là di cattivo umore. Finora non ho ancora usato il bonus botte, ma lo tengo lì come le millemiglia Alitalia. Il mio è così, ma è un esemplare molto raro.

-la pheega: la pheega ha la sigla di baywatch quando la vedi camminare. Fisicamente perfetta, eroticamente sogno di molti (soprattutto quando si allena controluce nella saletta, con le goccioline di sudore nei punti giusti a risvegliare atavici istinti), mi scade ogni tanto nella sindrome delle receptionists. Ossia il “forse ti saluto”. Quando invece prepara un nuovo corso, la pheega concede saluti e parole care a tutti i portaf… ehm a tutti i palestranti, senza discriminazione di sesso, età o credo. Proprio come i soldi. Quando non è in uniforme mi fa un po’ texana a milano, ma è sempre pheega.

-il G.I. Joe. Senza dubbio uno dei personaggi più classici della letteratura del fitness. Modello armadio ikea pax a tre ante appoggiato su due stampelle, di solito mi è più largo che lungo, e campione in determinate categorie che non saprei riportarvi. E’ senza dubbio simpatico e amicone, ma non disturbatelo quando si allena. E voi mi direte, come faccio a distinguere i momenti allenamento da quelli no? sono sempre in tuta! Certo, son qui per voi, ve lo spiego. E’ semplicissimo. Quando allena qualcuno è silente, composto e rosa di colorito. Quando si allena, lo capite dalle scale degli spogliatoi, perchè sentite wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wu-aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhh (le 10 ripetizioni da 36kg a braccio). Poi quando lo scorgete, vedete che ci sono delle vene grosse come canne di bicicletta che gli avvolgono il collo e tutta la testa. Il colore è da aragosta bollita, gli occhi vengono in fuori come quelli dei portachiavi che schiacci e il bulbo fuoriesce come a Roger Rabbit versione arrapato. Non è una vita facile. E’ molto determinato e, checchè voi ne pensiate, è umano. E così te lo ritrovi triste in spogliatoio mentre mangia tre banane, perchè si è appena accorto che il polpaccio destro è più piccolo del sinistro.

-il corporate identity: versione maschile della pheega, il corporate ha una marcia in più. Come in tutte le sette che si rispettino (boyscout, truzzi e abercrombie&fitch), i suoi adepti sono tenuti (o consigliati) a indossare la maglietta con il suo logo, nome e cognome e sito. Al momento le mie informazioni non mi consentono di dirvi se le t-shirt le fornisce lui o le pagano gli adepti (che poi è la stessa cosa)

-il tronista: beh non dite che non ve l’aspettavate. Ricordatevi che vivo a Milano. Il tronista nasce figo per eccellenza, più di pheega e corporate, è lì perchè lui è figo e voi no. Non sperate che vi saluti, non lo farà, al massimo vi regalerà uno sguardo di sufficienza. Cambia spesso scarpe e raramente idea, se lo guardi dritto negli occhi di solito vedi l’attaccatura dei capelli dentro la testa.

-Il/la tech. Pochi sorrisi perchè lo sport è fatica. E tu, ciccione/a non hai niente da ridere. Saccenza e spocchia ne fanno un’isolato/a anche in mezzo agli altri personal trainers.

I responsabili di sala
Non sono dei personal trainer, ma sono assunti per garantire l’ordine nella palestra. E’ che è difficile se sei impegnata a fumare fuori dalla palestra. Molto job oriented, spesso si dimenticano che garantire un ambiente ottimale passa anche per l’educazione: difficilmente salutano. Oppure se salutano e intrattengono conversazioni, il peso da 16kg che ti serve non c’è perchè qualche cretino l’ha portato nell’altra sala e loro non lo sanno. Nelle ore di punta, quando l’imperativo per tutti è essere fighi/dimagrire c’è un casino che nemmeno in camera mia dopo una settimana di depressione. E quindi rischi di inciampare sui manubri lasciati a terra, di prendere l’ebola dalla carta lasciata in panca, perchè come i vigili urbani, quando servono non ci sono mai.

Gli addetti alle pulizie
Nella mia palestra sono tutti filippini e credo tutti imparentati. Come sempre accade nelle grandi corporation, chi non conta nulla per i piani alti è invece chi ha capito meglio dei CEO la politica di custom relationship management. Sono gentili, ti salutano sempre e addirittura sorridono. E non hanno bonus di fine mese per questo. Lo fanno veramente e, cosa per me orribile perchè fa capire in che ambiente ci si trova, rimangono stupiti se li saluti tu per primo. Sono gli unici sorrisi veri e non tirati che si vedono lì dentro.

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6 pensieri su “Palestrology – il Cast

  1. E’ il laido che ha fatto la spia con la receptionist che l’ha detto alla pheega che ne ha parlato con il responsabile di sala e il G.I. Joe. Stasera si trovano tutti insieme per discuterne e fartela pagare. Nel frattempo l’unico a lavorare è come sempre il filippino.
    Fortuna che vado in piscina.
    😛

    1. ahahahahhahahahahhaahh 😀

      oggi il corporate non c’era. credo di dovermi muovere con attenzione in questi giorni.

      Lor signori saranno lieti di sapere che oggi è tornato VeBa, il Vecchio Bavoso, dopo mesi di assenza.
      Ma questa è un’altra storia, presto su palestrology.

  2. oddio no, mi immagino che lasci una scia appiccicosa come le lumache, che poi toglierla da sotto le scarpe è peggio del chewingum

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