Palestrology – Il laido


la sindrome del bengalino colpisce il 78% dei laidi

Chiamato anche nella letteratura medica fissapisellus patologicus, il laido è presente in tutti i centri fitness. Fisicamente neutro, nè palestrato, nè pantofolaro, ha un’età che va dai 40 ai 60, molte volte è sessualmente represso. E’ un ex abbonato deluso a “Scopri la natura e gli uccelli” e del gioco dei pacchi di Raiuno per una falsa promessa di marca. Esperto di birdwatching, ha anche gli occhi un po’ a lato per controllare meglio la fauna circostante. Lo sguardo può essere da salamandra o il classico occhio de bove per le carrozzerie più ruspanti. Nella sua testa, lo sguardo che ti lancia dovrebbe essere acchiappesco, ma il risultato sul suo volto è lo stesso di quando ti si incastra un popcorn tra un molare e l’altro. La sua fissazione per una certa area dell’anatomia maschile spesso denota una mancanza di… generosità di madre natura, detta anche sindrome del bengalino. La dottoressa Gertrüde Von Schmecker, responsabile di una clinica di riabilitazione di cui è segreta l’ubicazione per motivi di privacy dei pazienti famosi, ha notato in un suo recente studio che è la stessa cosa che spinge altri esemplari umani a farsi le foto vicino alle Ferrari in via Montenapoleone, la mancanza, appunto.

Il laido divide la sua attività in 2 momenti: il work out e il look out. Andiamo a scoprirle.
Durante l’allenamento, occhieggia in giro prolungando i tempi di recupero, mentre astutamente scannerizza i candidati in preda alle sue fregole più isitintive. Le sue zone preferite della palestra sono quelle degli addominali, dove la prova pacco non lascia spazio alla fantasia, perchè in quella posizione o c’è o non c’è. Frequenta anche la zona pesi, anche se non lo vedrete mai con un bilancere intento a far bicipiti. Inoltre suo habitat naturale mi è anche il tapis-roulant, dove scannerizza le chiappe dei corridori, per controllare se c’è il cosiddetto “effetto budino”.
Di solito beve come le ragazze di facili costumi nei video hip hop, ostenta una canottiera-vetrina e quando è in lat machine (un attrezzo che si usa anche per i tricipiti, ndr) carica un peso esiguo per riuscire a fissarti mentre si allena, tenendo sempre d’occhio la zona addominali. Così, casualmente, quando finisci, finisce anche lui, e passa al secondo momento, il look out.

Le persone umane (e quindi togliamo dalla lista il mondo della moda e la coppia Jolie-Pitt) dopo un’ora di allenamento sono sudate, rosse e ko. Molte, e questo meriterà un capitolo a parte di Palestrology, oltre a essere sudate offrono l’ascella piccante o commovente, a seconda se faccia arrossire o piangere per il fetore.
Quindi non tutto ‘sto gran vedere, a mio avviso. Così se le persone si allenano veramente. Se invece fingono come lui, sono tranquilli come se niente fosse. Fatto sta che sai già da quando apri la porta che un laido c’è. E infatti, ti cambi e ti senti degli occhi addosso. Lui si cambierà lentamente o fingerà di cercare la numero uno di Zio Paperone nella borsa (rigorosamente borsa fighettochic, vorrete mica trovare la numero uno di Zio Paperone nel borsone della Esso che vi han regalato col cambio dell’olio?), per avere la visione completa di quello che il cotone ricopre.
Un momento critico per tutti i maschietti di solito è l’abbandono della mutanda, e il laido riesce a calcolare benissimo il momento in cui il volatile esce dalla gabbia. E fissa. Perchè non si sa mai abbiate un cerbero sotto l’ombelico. O forse perchè su National Geographic ha visto gli ipnotizzatori di serpenti e crede di poter fare lo stesso col suo sguardo acchiappesco. Compiaciuto poi, ricambia lo show, perchè nella sua testa il laido è convinto che tu sia interessato, e continua a guardarti mentre dall’armadietto vai alla doccia. Che tu ci metta 3 minuti o 10, quando esci sarà sempre lì, di fronte a te, a controllare se la tua dotazione per caso non sia evaporata con il lavaggio.

Io non ho la dote della pazienza, e applico 2 livelli di risposta. Il primo è lo sguardo disprezzante, uno sguardo dritto agli occhi per la serie “ti ammazzo.” Non perchè sia una suora mancata, ma per una questione di rispetto. La seconda è la rispostaccia. Che funziona bene, perchè agli sguardi di morte il laido è abituato, ma alle rispostacce, a voce alta, davanti a tutti, no. Così una volta me ne sono uscito con un “Fagli una foto che dura di più”. E il laido letteralmente scappa e cambia orario.

L’altro giorno invece, un nuovo laido si avvicina e fa con fare acchiappesco (e accento francese):

l: ricònosco quel profumo…
io: ah lavori in Rinascente?
l: eh? secondo me e…panamà
io:no
l: cosa allora
io, pensando già al merdone in arrivo: indovina, the…
l:eh?
io:the, ti acca e. è the one.
l: so you’re the one
io: not for you darling.

Finalmente tace. Ce l’ho fatta e posso mettermi la camicia in pace.

l:cosa fai nella vita?
io:scrivo
l: posso sapere dove?
io:in studio
l: ah, quindi sei uno scrittore, potresti scrivere un racònto erotìco sulla palestra…
io: sì, un racconto erotico su un laido quarantenne dal micro bengalino che ci prova con me e va in bianco.

Il laido rimane senza parole, io esco teatralmente. Da quel giorno ha smesso di fissare le mie doti nascoste.
Strano no?

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4 pensieri su “Palestrology – Il laido

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