del tonante eloquio


Gentilissimo inquilino,

mi preme da molto dedicare qualche riga per esprimer un mio umil pensiero nei vostri confronti.
Alla vostra veneranda età spetta rispetto (scusi il giuoco di parole), soprattutto nei confronti della vostra scelta di castità dalla caduta della RSI. Tuttavia, il fatto che lei non si accompagni di gentil compagnia (anche a pagamento) e si debba rifare sul portinaio e figlio rendendo loro la vita impossibile, non è di mio gradimento.
In questa difficile epoca, sono molto i giorni bui, e lei me lo testimonia. Solo la mancanza di luce può spiegare quelle espadrillas, i pantaloni corti e le camicie di larga misura. Non dia peso alle mie sciocche parole di direttore artistico, professione vicina al mercimonio, a usar le sue larghe vedute. Egli forse si ricorda del nostro primo incontro? Io sì. L’era una sera uggiosa di gennaio, in cui il sottoscritto, appena trasferitosi a palazzo, rincasava sapendo di non avere le chiavi, lasciate a quel truffaldino dell’idraulico. Ebbene, le domandai, gentil signore, di lasciarmi il portone aperto, e lei bofonchiando come sempre me lo sbattè in faccia, dicendo che non potea sapere se vivessi qua o no. Le mie risposte non la convinsero, e dovetti rimanere sotto la pioggia per mezz’ora. Poi se ne andò con quella esotica procacciatrice d’uomini, ottenendo tutta la mia stima. Torniamo a noi, scusi la divagazione, ma il pubblico ha voglia di conoscere i dettagli.
Io trovo poco elegante per una persona della sua levatura morale, urlare di muoversi a fare i lavori e dare ordini al signor Paquito. Tantomeno darne al figlio del signor Paquito, screditando la sua figura genitoriale, cosa che come lei ben sa, non è da fare con un ragazzino in fase adolescenziale. La sua canuta madre, con la quale convive, non gliel’ha insegnato signor Roberto? Non mi metta nella condizione di scriverle una lettera raccontando gli atti di bullismo del figlio in cortile, soprattutto se il figlio ha più di 60anni.
Crede che farebbe piacere alla signora sapere che lei, così lungimirante e affascinante, passa le giornate a controllare la gestione dei rifiuti del palazzo, urli su come si innaffiano le siepi, rimproveri continuamente il portinaio di mancanze che esitono solo nella sua testa?
Pocanzi sono uscito e stava nuovamnete urlando in portineria. Forse lei non sa quanto io giudichi volgare l’urlo. Quasi come l’infradito in città. La prego quindi di smettere, prima di costringermi a dirle quello che penso una volta per tutte. Qualora lo desiderasse anche in più idiomi.
Concludendo, la avviso che la sua cassetta delle lettere diventerà polo per la ricerca degli effetti biologici della muffa alimentare su legno. Qualora invece avesse solo bisogno di accompagnarsi con una dispensatrice di felicità, mi faccia sapere che conosco un sacco di donne di malaffare.
Cordialmente,

Dr.Andre Bellomo
scala A

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