considerazioni annacquate


Lignano Pineta, lì del baretto, Dicembre 2009

L’ultima camminata invernale in spiaggia non so a quando risalga. Credo a due anni fa. Mi sembra sia passato molto più tempo, almeno per me. Agatha è sempre uguale, con la novità che ora insegue i gabbiani anche in acqua.
E’ caduta molta pioggia in questi giorni e alcuni alberi hanno deciso di spiaggiarsi dove d’estate si fa la gara della tintarella. Guardo il mare. E’ un tutt’uno grigioazurro col cielo, sembra che questo diventi liquido e abbia le onde. Il baretto in mezzo all’acqua non è più raggiungibile, manca un pezzo di pontile. Povero baretto. Lì, solo abbandonato eppur vicino alla costa. Il cane continua a saltare e a regalarmi pezzi di legno. Pezzi di legno che raccolgo e lancio lontano assieme ai pensieri. Che bello, sento solo il mare in testa.
Guardo quella bestia saltante, vorrei essere così più spesso. Ma in questi giorni non ce l’ho fatta. Prima il virus, poi il solito problema dell’esilio forzato. Cammino, mi sembra di camminare da secoli, niente mi ricarica come il mare, nonostante i chilometri che stiamo facendo. Metto le cuffie, e arriva la canzone giusta. Non c’è nessuno e con Agatha che mi guarda come fossi matto (quindi capendo tutto come sempre), comincio a cantare. Chiedo scusa a gabbiani e pezzi di albero se ho tirato qualche stecca.

Eccola la differenza con l’ultima passeggiata. Due anni fa non mi sentivo così libero.

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