O45


Milano, la mia via, Gennaio 2009

Duomo, -5°, 21.23. Un vecchietto con la cuffia e i guanti si siede davanti al pianoforte. E’ Burt Bacharach.

Assieme a due delle mie persone preferite, sotto il palco mi sono ritrovato davanti metà dei film che ho visto, mentre il signor Bacharach non la smetteva di ridere perchè “its’ the first time I play the piano with gloves“. Attorno a me, coppiette di varie ere geologiche si stringevano nel freddo. E mi sono accorto che mancavi proprio tu al concerto. Pensavo a te mentre rivedevo Jenny correre verso Forrest Gump, mentre vedevo il fumo bianco che usciva dalla bocca dei cantanti. Non ho mai capito perchè col freddo l’aria dalla bocca esce più bianca che dal naso. E solo stasera mi sono accorto come la condensa di chi canta esce rotonda, elicoidale, ghirigorata. Sembra quasi di vedere le note che escono, avvolgono il cantante, svaniscono appena arrivano quelle nuove. No, not just for some but for everyone, canta sublime la cantante. Il mio cervello si disconnette dalla realtà, va verso l’alto, mentre il mio naso è sicuramente caduto per terra dal freddo.

Mi arriva un tuo sms. Mi dice girati, sono sotto l’albero. Non ci credo, il liquido del mio cuore esplode come una bottiglia dimenticata nel freezer. Comincio a farmi spazio tra la folla, scusi signora ma se lei sapesse, devo andare è lì che mi aspetta. Arrivo alle ultime file, comincio a vederti, anzi prima vedo te che mi sorridi e poi il resto. Corro verso di te, corri verso di me. Mi viene quasi da piangere, ma sono già annegato nei tuoi occhi, due gocce in più non faranno la differenza. Ci sei, e non mi aspettavo di incontrarti stasera. Sento il tuo cuore che batte nonostante i 20 strati di vestiti che ci separano. Finalmente ti bacio, finalmente ci baciamo. Non sento più il freddo, ma solo te, te e what the world needs now, it’s love sweet love. Sento che ci arriva addosso quel fumo danzante che esce dal palco, mentre siamo a metà strada tra un’albero irreale e le vetrate accese del Duomo. Mi dici andiamo, e finalmente anch’io riesco a capire quelle coppiette che mi fanno vomitare, abbracciarti qui in mezzo è bellissimo, vorrei che rimanessimo appiccicati come la neve ghiacciata sul tetto delle macchine. Il cielo è color indaco, e mi sembrano tutti oscurati rispetto a noi, mentre ti sento sulla mia barba. It’s the only thing that there’s just too little of.

Burt saluta tutta Milano infreddolita, mi sveglio, Andre andiamo, sei rimasto lì con gli occhi chiusi 5 minuti, pensavamo ti fossi ibernato. Non mi giro per vedere se sei sotto l’albero, il telefono non ha vibrato. Però per me c’eri.

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8 pensieri su “O45

  1. Probabilmente al concerto altri avranno avuto una storia simile. Qualcuno avrà aspettato un tocco sulla spalla che non è arrivato, si sarà girato mille volte percependo una presenza che poi non c’era; qualcun’altro a causa dell’imprevisto dell’ultimo minuto non sarà potuto andare al concerto e con il pensiero fisso di “questo proprio non ci voleva” avrà pensato che lei era lì e lui invece era bloccato da un’altra parte. Poi magari, c’era anche una lei, in mezzo alle persone. In alcuni momenti si guardava attorno, vedeva la musica abbracciare tutte i presenti, regalando loro una bellezza e delle sensazioni uniche. A fine concerto è tornata a casa piena di emozioni che restano sue perchè non c’era qualcuno con cui condividerle.

    Per ironia, la vita sembra un incastro. A volte lo si trova al primo colpo ed altre volte servono più tentativi…

    opss forse ci ho messo troppo parole, ma il tuo racconto era bello! 😀

      1. uff sotto la tua foto non mi sono trattenuta con le parole mentre con la mia sono un pochino bloccata e sto sbirciando in tutte le finestre aperte per trovare una partenza… così non vale!

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