25 minuti


Milano, tetto del Duomo, Aprile 2008 e Alzaia Naviglio Pavese, Dicembre 2007

Sono le 3.58, sono sotto un Duomo che è inverosmilmente vuoto e retroilluminato come le casette dei presepi. In piazza non c’è nessuno, finalmente. Oggi pomeriggio mentre me ne andavo bel bello in palestra volevo avere i poteri di Spiderman e saltellare su contrafforti e pinnacoli o almeno il reattore nucleare di Mary Poppins per far volare via la gente. Ok, uscire è un diritto di tutti e il suolo è pubblico, ma c’era bisogno di procedere ciondolanti perchè troppo presi dal guardare i sacchetti dei compagni di gregge, comprare 5 castagne per 5 euro o quelle cose con l’elastico che tiri in aria? Fatto sta che così, vuota, silenziosa e atemporale la piazza è bellissima.
Le mie orecchie ancora fischiano per le tre ore di musica del punks wear prada. E mentre sento il fischio, cerco di capire perchè ci sono andato. La ricerca di un posto in cui non mi senta fuori luogo mi pare ancora lunga. Penso al sorriso e alla squadrata che Gabbana mi ha rifilato e mi mangerei i gomiti per non aver sempre con me un cv aggiornato.

Sono le 4, e sono in via Torino. Le vetrine sono tutte accese, per ricordare anche ai vagabondi e agli ubriachi che hanno bisogno e voglia di un paio di scarpe e di un paio di jeans. Passano i taxi, e fanno un rumore sordo su quei lastroni maledetti dove di solito rischio di ammazzarmi con la bici. Lo stesso rumore di quando vai in bici solo con una rotella, adesso che ci penso. Senza il gregge che ciondola qua il pomeriggio sembra anche una bella strada. Per me lo è abbastanza, è dal 2004 che ci passeggio. Non so quanti me ci siano passati, ma sono tanti, davvero tanti. Incazzati, innamorati, incazzati, innevati, inconcludenti. Ma anche sorridenti, sudanti, soli, speranzosi, supponenti e sospettosi.

Sono le 4.10, Colonne di San Lorenzo. C’è chi cerca un tesoro o se stesso dentro un cassonetto, chi volteggia baciante la propria metà e chi come me non riesce a capire tutti quei led colorati sulle colonne. Oltre a non trovare il tesoro, se stesso o la propria metà baciante. Un giornale va a sbattere forte contro la Porta Ticinese, e secondo me si è fatto proprio male, anche se era palese che fosse ubriaco e già mal messo di suo (era un leggo o metro, ora non ricordo). Qulcuno che guarda le vetrine di scarpe c’è, e mi tocca ritrattare quanto detto sopra.

Sono le 4.15, sono in Corso di Porta Ticinese. Ormai qua la musica è finita, gli amici se ne vanno, ed io rimango sola, più di prima, cantava una rossa di capelli. Non c’è nessuno, passa un camioncino lavastrade e porta via mozziconi, bicchieri di plastica e la serata di centinaia di giovani che occludono la via solo in un punto, come ogni occlusione intestinale che si rispetti. Penso che se esistesse una pillolina che una volta ingerita diventasse il lavastrade nella mia testa sarebbe fantastico. Via tutto il casino, via tutti i casini, via quell’inspiegabile vocina che nota che nonostante tutto, le luci di Natale sono belle, che questa passeggiata con te sarebbe stata ancora più bella, se non fosse per il fatto che quel “tu” non so ancora chi sia.

Sono le 4.20, rimango abbagliato da tutte le luci che hanno messo in piazza XXIV Maggio. Rimango anche abbagliato dal fetore condiviso tra mcdonald’s e il pizziccottaro sotto l’arco. Cerco di non pensare che al salone del mobile, complici non mi ricordo quante bottiglie, mi sono ritrovato a ballare la macarena con altri insospettabili accademici come me proprio là sotto. Ah, e Pierfrancesco Favino.

Sono le 4.22, un taxi mercedes modello zingaro fa inversione davanti alla pescheria che puzza ancora di fritto e comincia la parata dei pusher. Da qui a casa, ce ne sarà uno ogni 5 metri. Sembra stiano giocando a 1,2,3 stella. E dire che non ho mai visto nessuno fermarsi. Però se ce ne sono così tanti qualche motivo ci sarà. Almeno che la mia amata sindaca Lety non abbia pensato di mettere lì tante persone solo per salutarmi. Amico vuoi coca? No grazie preferirei un chinotto, e me ne vado, fiero della mia rispostaccia a doppio senso.

Sono le 4.25, arrivo davanti al cancello, e stranamente non trovo la pisciata di benvenuto. Perchè i cancelli dei Navigli servono a farvicisi pisciare tutto il popolame che viene a rubarci il parcheggio a noi residenti. Mi accorgo che sto cominciando a pensare come un 75enne. Entro in casa, mi butto sul letto, e non ho ancora capito niente della mia serata.

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4 pensieri su “25 minuti

  1. uh grazie, non so bene come gestire i compliments per quello che scrivo…
    Su flickr ci sono un po’ più di cose, il blog ha solo un mese, pian piano trasferirò tutto qui, anche le cose vecchie (ci scusiamo col gentile pubblico ma le repliche sono un diritto costituzionale)!
    Quindi…ri-grazie

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