Finalmente è giunta la televisione. Così quello che vo dicendo di twitter negli ultimi mesi ha una certificazione: se lo dice la tv allora è vero. (E sicuramente vale più l’opinione della tv che quella di chi queste cose le studia, ricordatevi in che paese viviamo).
Adesso ce l’hanno tutti. Anche le primule che mi son morte sul balcone (stronze) hanno lanciato un tweet prima di spirare. Twitter, che gli smanettoni come me frequentano dal 2006, ora è diventato come farsi vedere in un certo posto ad un certo evento: o ci sei o non esisti.
Lucci, a cui presto verrà inviato il mio cv, è andato da celebrità italiche a chiedere: perché lo usi? E praticamente ha smascherato gran parte delle persone che mi stanno sulle balle, facendomi presto dimenticare l’orrenda e sbagliata frase “Fiorello ha lanciato Twitter”.
Non posso poi commentare le frasi di chi secondo me dovrebbe lavar scale e invece scrive e va in tv a fare la simpatica non essendolo, quindi evito. Torniamo a noi.
Se twitter nel mondo ha una funzione di informazione e commento alla stessa, nello stivale dal tacco consumato in cui abitiamo, si assiste alla migrazione di una figura tv molto, molto ambita: l’opinionista. Quelle persone che sono inciampate in tv e poi, come il filo delle cuffie e come nelle grandi aziende, ci rimangono dentro anche se il loro contributo è iniquo, come gli slip che millanta Sara Tommasi. E per iniquo intendo non sapere fare niente se non indignarsi per i fatti di cronaca facendo leva al populismo dei sentimenti, cercare l’applauso, l’inquadratura e cercare con sforzo di avere pronta una lacrimuccia per una storia di povertà e figli morti venduta in tv.
Questo ci piace agli italiani. Sentirsi celebrità, vipppps, figoni e bonone. Lo fanno già in vacanza facendo i finti ricchi in Sardegna (la mia amata Sardegna, resistiiii), facendo gli stilisti agli aperitivi (perché nella città della moda lo si sentono tutte), o i designer al FuoriSalone (quando sappiamo tutto che l’unico motivo per cui si va al FuoriSalone è bere a scrocco per una settimana). Poi magari fanno le rate, non sanno scrivere prêt-à-porter e il massimo del design per loro è Kartell.
E poi, visto che siamo videocratici, ecco che twitter è visto subito come ufficio casting, e per certi versi funziona pure. Che sia un bene o un male giudicatelo voi. Io continuo a non vedere alcun valore aggiunto alle cose che leggo. E davanti al mac ci sto abbastanza tempo ogni giorno. Da noi nei trend giornalieri c’è il grande fratello e l’isola dei famosi. La funzione social, questa volta intesa come social (inglisc) e sociale risulta non pervenuta.
Da noi uno scrive la cosa su twitter per confermarsi di essere un comico mancato (mancato: appunto) o una superfiga, quando non ha capito per nulla che il mezzo nasce come contesto per stimolare e portare avanti conversazioni. Cioè quelle cose in cui tu dici una cosa e uno ti risponde. Accade è vero, ma questo richiederebbe un’ora almeno di lavoro per la gestione di UN pensiero buttato nella rete. C’è chi lo fa. Ma quel che vedo io sono centinaia di pensieri ugnoli che mi interessano come una partita di Controcampo. Niente.
La soluzione, a mio avviso c’era già. Si chiama facebook. Fb è un microcosmo chiuso, in cui i tuoi amici possono dire “guarda è sempre più acido Andre”, in cui puoi fare la ruota, assurgere al ruolo di opinion leader e taggare le tue amiche per far vedere che sei in un posto fighissimo, sei fighissimo e vicino a gente fighissima. Insomma, ti vivi la tua vita da celebrità (ma quando mai?) e non inquini l’etere la rete. Anche io faccio così. Catteverie e battutacce mi piace che siano chiuse nella mia pagina, perché davvero non mi frega nulla di essere simpatico a un vipsss su twitter. Non me ne frega di essere simpatico nemmeno nel mondo reale figuriamoci in quello virtuale. Non capisco perché un vipsss (scusate se faccio leva su questa, ma ci metto la mano sul fuoco che agli italiani piace per leggere che X fa la pasta e Y ha lo smalto nuovo, perché si sentono vipppss anche loro) dovrebbe essere interessato ai pensieri di uno dei 75mila follower, e mi risulta anche complesso comprendere come potrebbe recepire il mio messaggio tra tutti quelli dei suoi 75mila fans.
Rileggendo mi rendo conto di essere leggermente polemico. Pardon, #polemico.
Giusto qualche riga, per commentare la morte di Raimondo Vianello. La scrivo per rispetto della tv, del teatro, del cinema, delle risate, ma soprattutto di quello spettacolo che non c’è più, il varietà.
Con Vianello se ne va una parte di storia italiana-televisiva (che negli ultimi 50 anni, poi, è la stessa cosa), LA televisione secondo me. Lo ammetto, a me quella tv piaceva, anche se sono arrivato una trentina/quaratina d’anni dopo. Quel tipo di intrattenimento, studiato, educato, intelligente che non c’entra niente col ciarpame che vediamo, e non lo dico per retorica catodica. Intrattenere ai tempi non significava ingozzare l’audience -ai tempi detto il gentile pubblico a casa- come oche da foie gras, proponendo il socioculturalmente basso come standard e, sebbene l’alfabetizzazione televisiva fosse elementare, lo spunto di edutainment (che sarebbe nato secoli dopo) c’era già. A tutti può far ridere vedere un concorrente del grande fratello parlare con il vocabolario di una cocorita, ma è un riso amaro, perchè vuol dire che stiamo rappresentando una realtà, del nostro paese. Quando Vianello e Tognazzi invece caratterizzavano i dialietti, le regionalità, le diverse posizioni economiche dei personaggi, facevano ridere davvero, perchè sembrava impossibile che un falegname tirasse fuori da un troncio un solo stuzzicadente.
Io, che di comicità e satira ci vivo, ho imparato molto da Vianello, come dalla Mondaini, da Corrado, da Sordi, da Totò e Tognazzi e dai dimenticati Fabrizi, Macario, Panelli, Valori, Merlini. Il varietà ai tempi era ridere sulle piccolezze dell’uomo, della coppia, degli italiani che affrontavano i cambiamenti di una società fatta a pezzi dalla guerra. Vianello in questo era un maestro, l’intrattenimento leggero era solo la punta di un iceberg di ricerca, spirito di osservazione e molta, molta autoironia. Lo stile inglese, il tempo comico sempre azzeccato, la perfetta sintonia sul palco, l’assenza della volgarità per concludere lo sketch. Tutto questo bagaglio se ne va, e prego la stampa di lasciar cadere il discorso dei possibili eredi. Non ci sono.
Adesso ha ragione Sandra Mondaini, ora che Raimondo ufficialmente ha lasciato le scene della vita terrena, sarà tutto un “che noia, che barba.”
Avete presente quando i grandi stilisti fanno le collaborazioni con H&M? Ecco, oggi, per vestire la Clerici, Gai Mattiolo ha stretto una collaborazione con la Cuki e ha avvolto la Antonellina nazionale come il pollo dello spot. E proprio come il pollo ella mi fluttua nell’aere sull’altalena, dopo l’inzio un po’ video della comunione con grafica a piuma e tema di Forrest Gump. Per non perdere ascolti, mostriamo subito un po’ di carnazza con le ballerine del Moulin Rouge, ma l’effetto che mi arriva è della serie Colpo Grosso con le ragazze Cin Cin.
Apriamo la serata con un omaggio ai caduti di ieri: il trio della vergogna, Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore, Toto cutugno e l’incompreso Nino D’angelo. Sono previste feste del pianto nelle sedi di tutti i tgr d’Italia. Che la gara abbia inizio!
Povia: dopo aver barattato le collane di ieri, è riuscito a procurarsi uno shampoo secco dal veterinario della Asl. Per non perdere occasione di sfoggio di buon gusto, ha prontamente esibito una croce che si dice abbia fatto invidia alla sobria Lady Gaga. Un po’ ipnotizzato dal cerone del cantante, ascolto la canzone, che ahimè non ha creato le polemiche che sperava Beppe. Innocua, niente di che, e quindi va premiata con la conferma del voto di ieri: Zero.
Noemi di verde vestita fa scorrere un po’ di sangue nelle vene del palco dell’Ariston, che quest’anno mi sembra un non luogo, come le hall degli aereoporti. La voce è potente, l’esecuzione meglio di ieri, alla faccia di chi critica i talent show. In teoria sono nati per quello, per dare luce a chi ha una marcia in più, che scende a patti con se stesso e si vende per qualche mese alla tv. Poi ci sono la banda di Amici (vedi Scanu) ma lasciano il tempo che trovano. Senza cattiveria eh. A me Alessandra Amoroso sta simpatica, anche se sono preoccupato per la sua gola, urla tantissimo!
Voto: 8.5
Ruggeri: il maestro Andrea Mirò spezza le bacchette del ristorante giapponese prima di dirigere l’orchestra. Questo mi rimane in mente finchè sento di nuovo la strofa sulle ali delle donne, e quindi sulle ali amiche. Qualche accordo, quando canta “la notte delle fate” mi ricorda “il gusto della vita” che Enrico canta nello spot di un liquore. Poi penso alle fate, e più precisamente allo spot Enel di qualche anno fa, quello con la Merz che diceva “E’ finita bimbe”, facendosi un po’ lo Spoon River da sola.
Voto: 6/7
Arrivano i tre giovini tenori. La noia si taglia a fette, si bullano un po’ troppo per aver cantato “we are the world” per Haiti. Questo non fa onore agli altri cantanti coinvolti nel progetto, perdonatemi.
Moro: stessa maglia che ha esibito allo shooting per tv sorrisi e canzoni, ha una canzone che non è male, dice qualcosa, ma a me sa un po’ da festa dello studente. Sarà che sono vecchio, molto vecchio dentro.
Voto: 6
Malika: la mia preferita, è ufficiale. La canzone da scrivere sulla tovaglietta e far trovare la mattina a chi ci fa battere il cuore sotto la tazza del caffè. Oggi non posso criticare nulla, nemmeno la mise. Posso criticare solo la scelta del fidanzato. Ascoltatela bene, non lascia indifferenti, c’è ricerca, c’è qualcosa.
Voto: 9
Fornaciari&Nomadi: lo ammetto, mi sono distratto. L’impronta zucchero si sente, lei non è nemmeno male, ma qui in green room sono arrivate le birre. Cheers.
Voto: 6/7
Arriva Rania Di Giordania. Un nome che io ripeterei all’infinito e che metterei nel sequel di Mary Poppins. Rania Di Giordania Rania Di Giordania Rania Di Giordania. Antonella Cuklerici è un po’ in imbarazzo e decide così di pensare che davanti a lei ci sia Cenerentola. Rania una di noi, scriveranno i giornali domattina. E via di domande interessantissime, come se sia stata portata in braccio o no nel castello (Antonella non credo che la Rania si sia fatta fare la copia di quello di EuroDisney), come sia la sua giornata, insomma, tutte prese dal manuale della casalinga del 1953. Manca solo al domanda sul suo sgrassatore preferito e siamo a posto.Dopo averla salutata dandole della Salama (la Rania con fare regale finge di non sentire), Anto ci tiene a farci sapere che le ha regalato i biscotti al cioccolato. Per la serie: “Isoardi, ricordati che io so fare i biscotti e tu ci stai antipatica”. A tutti.
Sonhora: come ogni gruppo emergente passa per Abbey Road e registra il disco. C’è passato anche il mio portinaio quest’estate ma non è che lo racconti a tutti. Siamo tutti molto contenti per loro. Il ritornello Baby (pronunziato bei-bee) sarebbe perfetto in friulano, con la parola “blede” (che vuol dire barbabietola, ma anche persona infinitamente noiosa).
Voto: 4
Irene Grandi: finalmente ben vestita, illumina il palco e cerca di rianimare la prima fila con la sua anima rock. Irene, porta pazienza, metà delle persone lì presenti sono morte con la prima repubblica. Grande esecuzione, lodi a Bianconi.
Voto: 9
Scanu: si becca il risveglio ormonale della Clerici, che cita il testo “farlo in tutti i laghi”. A metà strada tra l’imbarazzato e lo scocciato, l’ugola sarda risponde con un laconico “ma che domande mi poni”, intanto la ProLoco di Tarvisio ci tiene a precisare che nei laghi di Cavazzo e Fusine queste cose non sono avvenute perchè è un luogo per famiglie. Io, che quelle zone le conosco, smentisco. Certe cose non avvengono perchè, se va bene, a ferragosto in quei due laghi l’acqua arriva a 3 gradi. Con tutte le conseguenze fisiologiche dovute al deperimento da congelamento degli ortaggi, in paricolare piselli e patate.
Voto: 2
Cristicchi: meno male che c’è, dopo la noia de Scanu. Non mi meraviglierei di sentire questa canzone in posti dove si balla allegramente. Ho sentito via sms Carlà, ha detto che non è più incazzè.
Voto: 8
Arriva il momento del secondo ospite. In molti si aspettano la Regina del Tagadà, tale Elisa di Cavallicco, Udine. E invece no, come direbbe la Pausini. Arriva come guest star una che guidava un elicottero in Avatar. Prima del suo ingresso, Antonella libera l’ormone dal lago e rivendica la sua femminilità urlando “E ADESSO… IO LA DO“. Il mio momento preferito di tutta la serata. Stacco pub… blicitario.
Rientrati dal nero (della figuraccia) la conduttrice burrosa ci tiene a precisare che parlava della reclame. Entra l’ospite, attrice latinoamericana. Prima domanda: “ti senti più latina o americana?” Poi Antonella, per metterla a suo agio, entra in un lettino solare e fa parlare il suo avatar, rischiando di cuocere solo una parte della sua figura sfliatinosa. Un grande momento di televisione che racconteremo ai nipoti. Ma non sarà l’ultimo della serata.
Marco Mengoni: sfoggia l’occhiale stasera e i capelli d Ursula de La Sirenetta. Canta meglio di ieri, ma la canzone, il testo…mmhh.
Voto: 7
Arisa: chiude la serata una nota di colore, finalmente. A me continua a stare simpatica, dite quel che vi pare. In più è riuscita a trovare un motivetto moolto orecchiabile. Già prevedo video spoof su youtube. Magari ci sono già.
Voto: 8
Ora toccherebbe ai giovini. Ma prima, vive le can-can! E così Antonella Cuki diventa Antonella Ombrellone. Le cose si fanno bene o non si fanno, ecco quindi un vestito per ballare il can can con l’effetto bandiera italiana, con mille balze e fronzoli. A me ricorda gli ombrelloni con le frange di Grado Vecchia, Gorizia, della Pensione Mirella. Sale il climax e zac! La Anto CanCanClerici ci mostra le mirelle, ossia le chiappe DOC e DOP. Questo è un momento di alta tv. Ma nulla in confronto a “IO LA DO”.
Cambio d’abito e vergogna, largo ai giovini. Stasera 5, che verranno ridotti a 2.
Nina Zilli: l’avete già sentita quest’estate cantre 5omila lacrime con Giuliano Palma. E la sentirete nel film di Ozpetek a fine mese. A me la canzone piace molto, ha anche un bel video, che però un po’ mi ricorda il primo di Giusy Ferreri.
Voto: 8
Broken Heart College: se sapete chi sono vuol dire che avete 15 anni e segui(va)te TRL su Mtv. Là sono già famosi. Qua lo saranno per aver cantato bene quasi come le Lollipop nel 2002. Quasi. Cantano un amore elencando i mesi, e lasciandone alcuni per strada… ma forse era solo emotion.
Voto: 2
Mattia De Luca: mi sono nuovamente distratto, credo che sia Massimo Di Cataldo dimagrito. Ricordo solo il gilet. Non è giusto mettere i giovani così tardi però.
Voto:4
Jacopo Ratini: mi sembra vestito da bottiglia del ketchup Mato Mato. Si incespica all’inizio sul playback della prima strofa, ma rimonta quando comincia a cantare. Credo lo sentiremo in radio, ma buh, è tardi perdo colpi.
Voto: 6
Luca Marino: e la maglietta con topolino. Supertimidezza che mi fa concentrare sulla canzone. Ricorda così piccola e fragile di Drupi.
Voto: 5
E’ finita! Chi ci siamo levati dal giradischi?
Tra i big:
-Sonhora (e era ora)
-Valerio Scanu (non mi par stranu)
Tra i giovini parliamo dei premiati: Nina Zilli e Luca Marino. Io voto Nina. Nella prossima tranche, secondo me, andranno avanti i La Fame di Camilla.
La messa è finita, andate in pace, dal vostro inviato è tutto.
A domani.
NB: non si travisi il sarcasmo, io alla Clerici voglio bene.
La sessantesima edizione di Sanremo si apre con Bonolis e Laurenti che fanno Bonolis e Laurenti e mi piacciono. Meno, decisamente meno il fatto che venga cantata una canzone straniera come prima in un festivàl della musica italiana. Un omaggio a Carla Boni, morta l’anno scorso non sarebbe stato male, secondo me.
Comincia l’Antonellina nazionale, che scende dal logo montacarichi della scenografia di Castelli, (una delle meno riuscite dell’artista) che tutta la sera sfoggerà il look Coca Cola: prima la bottiglia da 2L e poi la pratica lattina 33cl.
Il vuoto post Bonolis per me si sente, ma le vogliamo bene. Odierò per tutta la serata le trombette della giuria demoscopica.
Comincia Irene Grandi, con la Cometa di Halley. Il mio giudizio spudoratamente di parte, avendo una cotta per lei dal 1994 e amando da sempre i Baustelle. Trucco un po’ Patty Pravo post atomica, mise un po’ bidone della Caritas.
Voto: 8
Valerio Scanu, canta Per tutte le volte che… ci ha annoiato. Complice un pessimo ricordo che ho di lui da Amici (non sopporto l’arroganza in generale, men che meno quella di chi non se la può permettere), la voce c’è, ma santo cielo, iniziare seduti, e con quella stola un po’ Milva… che noia.
Voto: 4
Toto Cutugno giunge in livrea da mafioso di Little Italy. Io sospetto che l’occhio destro sia quello di Cesara Buonamici, una noia mortale, canzonetta italiana che secondo me non passerà la serata.
Voto: 5 solo per dar fastidio a Scanu
Arisa mi ricorda una tartaruga che ho visto in un film Disney. Porta una canzoncina divertente, belle da vedere le Marinetti. E’ matta, spero solo che questo disco non sia stufoso come quello dell’anno scorso.
Voto: 7
Nino D’Angelo e Maria Nazionale. Verranno ricordati per la lettura a dstanza del gobbo (nino) e per le poppe generose come due babbà (maria). Non so se la scelta di proporre una canzone in dialetto sia vincente. E ci sono un po’ di clichè del sud.
Voto: 6
Marco Mengoni è da giorni uno dei favoriti dei bookmakers qui a Sanremo. Televisivamente parlando sono d’accordo, ma la canzone… non mi arriva, per citare la MAionchi. Un applauso alla camicia Giorno&Notte e al guanto di catwoman.
Voto: 6
Arriva Susan Boyle. A me fa tenerezza per la storia che tutti sappiamo e per la voce bella, ma al tempo stesso vorrei sfidarla ad una gara di rutti, sapendo di perdere. Vedo che c’è anche Olga Fernando, ma lei non la sfiderei alla gara di rutti.
Arriva Cristicchi, Meno Male. Finalmente un po’ di vita sul palco, divertente lo sberleffo a Carlà (che so che legge il blog, dai non offenderti dai)
Voto: 8
Malika Ayane, che oggi la Bianchetti ha chiamato Màlika, sempre per la famosa domanda “ma che ci fa questa in tv sta suora laica?”. Tornando a Malika, una canzone elegantissima, che consiglio di riascoltare (abbandonando l’italica ricerca del ritornello).
Voto: 8.5
Arrivano le tre grazie. Sì Grazia, Graziella e Grazia Arcangelo. Melodia che nel ritornello riprende Moonriver, testo populista che magari piacerà a qualche mafioso oltreoceano, vomitevole nel momento in cui con foga un principe decaduto prende la parola e “canta”. Se andate alla toilette ad ascoltare lo sciacquone sarà più divertente.
Voto: 0
Arriva il momento in cui si parla del grande assente Morgan. La Clerici dice che la sua unica droga sono la famiglia e i cornetti caldi. Poi si legge un pezzo della canzone, in clima spoon river, per la serie “dalla prima lettera di Morgan agli apostoli”. Personalmente, su tutta la faccenda ho solo una parola: smettetela. Non difendo Morgan, sia chiaro. Perchè qua sulla faccenda ci stanno mangiando in tanti, il che, per farla breve alla luce dei miei centennali studi di comunicazione, significa: prendere per il culo il pubblico.
Enrico Ruggeri mi è sempre stato simpatico, ma la canzone mi annoia. Dice che le donne hanno “un paio d’ali chiuse dentri sé”. Sì, le ali amiche.
Voto: 6
Arrivano i Sonhora. Ovvero come prendere Meneguzzi e sdoppiarlo in due. Ci avevan promesso una ballad rock stile Bon Jovi/Brian Adams. Dei quali però io vedo solo la tinta bionda. Canzone inutile, mi dispiace.
voto: 5
Povia non credo sia giudicabile. Il moralista qualunquista unisce le sue doti al look da zingaro che ruba le mercedes nere. Sul caso Morgan ha detto che ci sono cose più importanti di cui parlare, lui è un artista impegnato, aggiungo io. Infatti abbiamo avuto tutti i conati di vomito per i suoi scatti ignudi su vanity fair l’anno scorso. Scatti impegnati eh, talmente impegnati che anche lì i capelli erano sporchi. A fine esibizione lascia il palco, ma poi, purtroppo rientra.
Irene Fornaciari e i Nomadi. La canzone non mi fa svenire, ma i capelli modello ruspa a scoiattoli del cantante dei Nomadi sì. Devo riascoltarla.
Voto: 6
Arriva Noemi. Anche qua il mio giudizio è un po’ di parte perchè sta rossa roca mi piace.
Voto: 8
Chiude Moro, che canta raeggeggiando. Non mi convince, ma almeno qualche messaggio fuori dal coro arriva.
Voto: 6
Momenti memorabili:
-Antonella Clerici che guarda la giuria e per lanciare il (fastidiosissimo) jingle dice: “Giuria, tromba!”
-Lo spogliarello di Dita Von Teese, e il mio pensiero sugli americani. Loro hanno Obama e lei, noi Berlusconi e Pamela Prati. Ho detto tutto
-Cassano eletto filosofo. Anche qua non servirebbero altri commenti, citerò solo tvblog dicendo: “colui che di libri ne ha letto uno, ma ne ha scritti due”
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