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Palestrology – La Colmenares

26 set

E insomma qua c’era la Fashion Week. Quindi la gente si sentiva ancora più brutta (maschi) o grassa (femmine). Quindi che me fanno? Giungono in palestra sperando in un intervento della Santa Jill Cooper per le generazioni più giovani, Costantino Tesmed Gallazzo per quelle più di periferia o di Sidney Rome per quelle più agée (e più gaie, diciamocelo).

Io associale per vocazione con confidenza relegata al mio solo personal trainer, osservo divertito un’antagonista dell’acChiappasoci di cui parlai qualche post fa. Ella non è come l’acChiappa, che è la più figa dell’universo (se per universo intendiamo i 7 garage del suo palazzo), è più televisiva, più pop, più drama. E’ cresciuta a pane e Buon Pomeriggio con Patrizia Rossetti, mentre la madre stirava guardando in modo porcino sotto un azzurro trucco i pettorali di Milagros soffocati dalla folta chioma, domandandosi perché fosse finita lì, sposata con un Luca Sardella senza nemmeno la coppola. Scusate, ho divagato. Dicevo, il frutto dell’amore di questi due personaggi un giorno ricevette in sogno direttamente Grecia Colmenares che le disse: tu mi rappresenterai nel mondo, e questo titolo conferitomi dalla Eminflex vale più di quello che sarà Miss Tecnologia FidelityPoint 2011 a MissItalia. Per questo la chiameremo La Colmenares.

Ella si destreggia per la sala degli aitanti maschioni con il fare monacale di chi è una soap opera, interpretando infatti tutte le parti a seconda del copione che le invia la coperta angeli in wi-fi mentre dorme. Quindi abbiamo in ordine: l’infanta, la giuovincella sofferente, la bonona ventenne, la muta (a volte la coperta non scrive il copione perché non ha copertura), barbie mogano regina delle feste. Ah sì, perché la Colmenares della palestra è una bella morona, fiera dei colori moroni e non parente della Moroni. Tutto è in corporate sebbene lei non conosca questa parola. E’ scuro il trucco è scura la carnagione, che mi fa sempre così “ah ma il mio boy c’ha la casa al mare”.

Di base, incarnando il verbo dell’eroina un po’ travagliata e vittima, lei sa di essere speciale, come un settimanale che ti regala i racchettoni. Quel qualcosa in più, ça va sans dire. Quindi, essendo lei speciale, vittima e travagliata non può salutare. Perché sente di essere stata lasciata dal maggiordomo in un carrello della Standa perché il Cardinale Richelieu la voleva morta. Finendo nel carrello della sua futura madre, una madre cercava di farsi dare due fustini dal commesso in cambio di una tetta, mostrata con eleganza al ragazzo del reparto frutta. Una madre che fu felicissima di avere una figlia oltre ai due fustini omaggio, quel qualcosa in più. Appunto.

Insomma lei non saluta mai. Ma come tutte le paladine delle telenovelas, lei è una nobile caduta in disgrazia, e quindi quando i rifiuti sociali vengono in palestra, si toglie dal suo nobile mutismo e diventa barbie mogano regina delle feste. Non sono sicuro ma un giorno mi sembra di averla addirittura vista ridere. Vabbè. Tutto questo per dire cosa? Che è veramente un copione scritto male, da telenovela brasiliana di TeleTocai, nota rete televisiva del Collio friulano. Non sa fingere di essere orientata al cliente o alla vendita. Quando passa sfila, e non saluta mai. Quando invece saluta o sorride è del tutto innaturale. Come farmi capire…
Avete presente la Lety Moratti che balla?

Ecco.

Qualora foste ancora lì col dubbio di chi sia il mio background tra i tre proposti sopra (Jill Cooper, Sidney Rome, Costantino Tesmed Galeazzo), vi siete sbagliati. Io faccio parte del pubblico che non si allena perché si è accorto di avere la panza, io faccio parte di quelli che si allenano sempre e la panza non ce l’hanno, come la mia amica Jessica Fletcher:

che poi è il segreto della mia bellezza.

Palestrology – il Cast

1 mar

Palestrology - il cast

Un luogo, un pianeta con uno suo ecosistema, la palestra. Una realtà che frequento e osservo da un anno e mezzo e che va raccontata, soprattutto per la sua fauna, ovvero i personaggi che la popolano. Cominciamo col catalogare il cast.

Le Receptionist
Che siano uomini o donne poco importa, perchè il comportamento è lo stesso: la top model. A parte due rari casi, nel centro che frequento proprio dietro il Duomo, il messaggio è chiaro: ti sto facendo un favore. Un cliente, avendo scelto un contesto come questo si aspetterebbe una gestione delle relazioni un po’ più alte di quelle che può trovare al campetto di calcio del paesello di provincia o al banco del pesce della Sma.
E invece no. Ho sentito buongiorno/buonasera/ciao credo tre volte da quando sono là. Di nero vestiti, tendenti al beccamorto in alcuni casi, quando entri sono sempre molto indaffarati: chi cerca il sacro graal sotto il bancone, chi è impegnato a guardarsi nel riflesso della vetrina, chi è troppo presa dal commentare con la collega l’ultimo gossip della palestra. Quando esci la scena si ripete, anche se applichi la ricerca dello sguardo. Forse perchè son rimasti scottati dalla storia della moglie di Lot: hanno paura che se ti guardano e dicono “ciao e grazie” diventano di sale. O meglio, visto che siamo in ambiente fitness, hanno paura di diventare ciccioni, dev’essere l’unica spiegazione. Un consiglio: tirarsela di meno, perchè prima o poi si spezza.

I venditori
Sono quelli che ti fanno firmare il patto col diavolo. Un contratto blindato per i prossimi 30 anni con penale per annullamento. Quando arrivi in palestra per la prima volta bevono la pozione della qualità-servizio-cortesia, ti fanno vedere tutto, ti ascoltano (see vabbè) e poi, una volta che sei iscritto, non ti c…alcolano più. Il loro obiettivo è raggiunto, se li incontri in corridoio o ti alleni vicino a loro stai sicuro che non ti saluteranno. O se ti servono un paio di ciabatte perchè te le sei dimenticate, non te le danno nè vendono. Ti chiedono 3 numeri di telefono proponendoti il ricatto: o vendi i tuoi amici, o ti prendi i funghi in doccia. Mors tua vita mea. Se vi chiamano da una palestra, molto probabilmente ho dovuto vendervi per non morire di malattie. Senza rancore eh?

I personal trainers
Qua ce n’è da scrivere, perchè abbiamo delle sottocategorie.
-il professionale: il professionale sa che il cliente è condizione strettamente necessaria per concludere bene il mese. Fisicamente corazzato, col passare del tempo diventa un tuo amico, ti segue passo per passo e ti motiva sempre. Inoltre, si offre di spezzare le gambe a chi ti fa arrivare là di cattivo umore. Finora non ho ancora usato il bonus botte, ma lo tengo lì come le millemiglia Alitalia. Il mio è così, ma è un esemplare molto raro.

-la pheega: la pheega ha la sigla di baywatch quando la vedi camminare. Fisicamente perfetta, eroticamente sogno di molti (soprattutto quando si allena controluce nella saletta, con le goccioline di sudore nei punti giusti a risvegliare atavici istinti), mi scade ogni tanto nella sindrome delle receptionists. Ossia il “forse ti saluto”. Quando invece prepara un nuovo corso, la pheega concede saluti e parole care a tutti i portaf… ehm a tutti i palestranti, senza discriminazione di sesso, età o credo. Proprio come i soldi. Quando non è in uniforme mi fa un po’ texana a milano, ma è sempre pheega.

-il G.I. Joe. Senza dubbio uno dei personaggi più classici della letteratura del fitness. Modello armadio ikea pax a tre ante appoggiato su due stampelle, di solito mi è più largo che lungo, e campione in determinate categorie che non saprei riportarvi. E’ senza dubbio simpatico e amicone, ma non disturbatelo quando si allena. E voi mi direte, come faccio a distinguere i momenti allenamento da quelli no? sono sempre in tuta! Certo, son qui per voi, ve lo spiego. E’ semplicissimo. Quando allena qualcuno è silente, composto e rosa di colorito. Quando si allena, lo capite dalle scale degli spogliatoi, perchè sentite wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wu-aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhh (le 10 ripetizioni da 36kg a braccio). Poi quando lo scorgete, vedete che ci sono delle vene grosse come canne di bicicletta che gli avvolgono il collo e tutta la testa. Il colore è da aragosta bollita, gli occhi vengono in fuori come quelli dei portachiavi che schiacci e il bulbo fuoriesce come a Roger Rabbit versione arrapato. Non è una vita facile. E’ molto determinato e, checchè voi ne pensiate, è umano. E così te lo ritrovi triste in spogliatoio mentre mangia tre banane, perchè si è appena accorto che il polpaccio destro è più piccolo del sinistro.

-il corporate identity: versione maschile della pheega, il corporate ha una marcia in più. Come in tutte le sette che si rispettino (boyscout, truzzi e abercrombie&fitch), i suoi adepti sono tenuti (o consigliati) a indossare la maglietta con il suo logo, nome e cognome e sito. Al momento le mie informazioni non mi consentono di dirvi se le t-shirt le fornisce lui o le pagano gli adepti (che poi è la stessa cosa)

-il tronista: beh non dite che non ve l’aspettavate. Ricordatevi che vivo a Milano. Il tronista nasce figo per eccellenza, più di pheega e corporate, è lì perchè lui è figo e voi no. Non sperate che vi saluti, non lo farà, al massimo vi regalerà uno sguardo di sufficienza. Cambia spesso scarpe e raramente idea, se lo guardi dritto negli occhi di solito vedi l’attaccatura dei capelli dentro la testa.

-Il/la tech. Pochi sorrisi perchè lo sport è fatica. E tu, ciccione/a non hai niente da ridere. Saccenza e spocchia ne fanno un’isolato/a anche in mezzo agli altri personal trainers.

I responsabili di sala
Non sono dei personal trainer, ma sono assunti per garantire l’ordine nella palestra. E’ che è difficile se sei impegnata a fumare fuori dalla palestra. Molto job oriented, spesso si dimenticano che garantire un ambiente ottimale passa anche per l’educazione: difficilmente salutano. Oppure se salutano e intrattengono conversazioni, il peso da 16kg che ti serve non c’è perchè qualche cretino l’ha portato nell’altra sala e loro non lo sanno. Nelle ore di punta, quando l’imperativo per tutti è essere fighi/dimagrire c’è un casino che nemmeno in camera mia dopo una settimana di depressione. E quindi rischi di inciampare sui manubri lasciati a terra, di prendere l’ebola dalla carta lasciata in panca, perchè come i vigili urbani, quando servono non ci sono mai.

Gli addetti alle pulizie
Nella mia palestra sono tutti filippini e credo tutti imparentati. Come sempre accade nelle grandi corporation, chi non conta nulla per i piani alti è invece chi ha capito meglio dei CEO la politica di custom relationship management. Sono gentili, ti salutano sempre e addirittura sorridono. E non hanno bonus di fine mese per questo. Lo fanno veramente e, cosa per me orribile perchè fa capire in che ambiente ci si trova, rimangono stupiti se li saluti tu per primo. Sono gli unici sorrisi veri e non tirati che si vedono lì dentro.

Palestrology – Il laido

26 feb

la sindrome del bengalino colpisce il 78% dei laidi

Chiamato anche nella letteratura medica fissapisellus patologicus, il laido è presente in tutti i centri fitness. Fisicamente neutro, nè palestrato, nè pantofolaro, ha un’età che va dai 40 ai 60, molte volte è sessualmente represso. E’ un ex abbonato deluso a “Scopri la natura e gli uccelli” e del gioco dei pacchi di Raiuno per una falsa promessa di marca. Esperto di birdwatching, ha anche gli occhi un po’ a lato per controllare meglio la fauna circostante. Lo sguardo può essere da salamandra o il classico occhio de bove per le carrozzerie più ruspanti. Nella sua testa, lo sguardo che ti lancia dovrebbe essere acchiappesco, ma il risultato sul suo volto è lo stesso di quando ti si incastra un popcorn tra un molare e l’altro. La sua fissazione per una certa area dell’anatomia maschile spesso denota una mancanza di… generosità di madre natura, detta anche sindrome del bengalino. La dottoressa Gertrüde Von Schmecker, responsabile di una clinica di riabilitazione di cui è segreta l’ubicazione per motivi di privacy dei pazienti famosi, ha notato in un suo recente studio che è la stessa cosa che spinge altri esemplari umani a farsi le foto vicino alle Ferrari in via Montenapoleone, la mancanza, appunto.

Il laido divide la sua attività in 2 momenti: il work out e il look out. Andiamo a scoprirle.
Durante l’allenamento, occhieggia in giro prolungando i tempi di recupero, mentre astutamente scannerizza i candidati in preda alle sue fregole più isitintive. Le sue zone preferite della palestra sono quelle degli addominali, dove la prova pacco non lascia spazio alla fantasia, perchè in quella posizione o c’è o non c’è. Frequenta anche la zona pesi, anche se non lo vedrete mai con un bilancere intento a far bicipiti. Inoltre suo habitat naturale mi è anche il tapis-roulant, dove scannerizza le chiappe dei corridori, per controllare se c’è il cosiddetto “effetto budino”.
Di solito beve come le ragazze di facili costumi nei video hip hop, ostenta una canottiera-vetrina e quando è in lat machine (un attrezzo che si usa anche per i tricipiti, ndr) carica un peso esiguo per riuscire a fissarti mentre si allena, tenendo sempre d’occhio la zona addominali. Così, casualmente, quando finisci, finisce anche lui, e passa al secondo momento, il look out.

Le persone umane (e quindi togliamo dalla lista il mondo della moda e la coppia Jolie-Pitt) dopo un’ora di allenamento sono sudate, rosse e ko. Molte, e questo meriterà un capitolo a parte di Palestrology, oltre a essere sudate offrono l’ascella piccante o commovente, a seconda se faccia arrossire o piangere per il fetore.
Quindi non tutto ‘sto gran vedere, a mio avviso. Così se le persone si allenano veramente. Se invece fingono come lui, sono tranquilli come se niente fosse. Fatto sta che sai già da quando apri la porta che un laido c’è. E infatti, ti cambi e ti senti degli occhi addosso. Lui si cambierà lentamente o fingerà di cercare la numero uno di Zio Paperone nella borsa (rigorosamente borsa fighettochic, vorrete mica trovare la numero uno di Zio Paperone nel borsone della Esso che vi han regalato col cambio dell’olio?), per avere la visione completa di quello che il cotone ricopre.
Un momento critico per tutti i maschietti di solito è l’abbandono della mutanda, e il laido riesce a calcolare benissimo il momento in cui il volatile esce dalla gabbia. E fissa. Perchè non si sa mai abbiate un cerbero sotto l’ombelico. O forse perchè su National Geographic ha visto gli ipnotizzatori di serpenti e crede di poter fare lo stesso col suo sguardo acchiappesco. Compiaciuto poi, ricambia lo show, perchè nella sua testa il laido è convinto che tu sia interessato, e continua a guardarti mentre dall’armadietto vai alla doccia. Che tu ci metta 3 minuti o 10, quando esci sarà sempre lì, di fronte a te, a controllare se la tua dotazione per caso non sia evaporata con il lavaggio.

Io non ho la dote della pazienza, e applico 2 livelli di risposta. Il primo è lo sguardo disprezzante, uno sguardo dritto agli occhi per la serie “ti ammazzo.” Non perchè sia una suora mancata, ma per una questione di rispetto. La seconda è la rispostaccia. Che funziona bene, perchè agli sguardi di morte il laido è abituato, ma alle rispostacce, a voce alta, davanti a tutti, no. Così una volta me ne sono uscito con un “Fagli una foto che dura di più”. E il laido letteralmente scappa e cambia orario.

L’altro giorno invece, un nuovo laido si avvicina e fa con fare acchiappesco (e accento francese):

l: ricònosco quel profumo…
io: ah lavori in Rinascente?
l: eh? secondo me e…panamà
io:no
l: cosa allora
io, pensando già al merdone in arrivo: indovina, the…
l:eh?
io:the, ti acca e. è the one.
l: so you’re the one
io: not for you darling.

Finalmente tace. Ce l’ho fatta e posso mettermi la camicia in pace.

l:cosa fai nella vita?
io:scrivo
l: posso sapere dove?
io:in studio
l: ah, quindi sei uno scrittore, potresti scrivere un racònto erotìco sulla palestra…
io: sì, un racconto erotico su un laido quarantenne dal micro bengalino che ci prova con me e va in bianco.

Il laido rimane senza parole, io esco teatralmente. Da quel giorno ha smesso di fissare le mie doti nascoste.
Strano no?

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