Archivi delle etichette: la gestione del cliente: questa sconosciuta

FASTWEB, un passo… indietro.

30 mar

Eh no, adesso mi sono proprio stufato.

Quest’estate, in preda ai bagliori dell’amore, decido di accettare due sim gratuite con 2 mesi di telefonate da Fastweb Mobile, in modo da poter avere una possibilità in più per sentire (e per farmi chiamare da) la mia dolce metà. Siccome sono biondo dentro, ma non pirla, leggo le condizioni: se non si disattiva entro x, il servizio diventa a pagamento. Perfetto. 2 settimane prima dell’ora x, spedisco la mia bella raccomandata a/r. Sono tranquillo e sereno.
Poi succede che guardo la mia fattura fastweb e vedo che le sim sono ancora attive. E parte la prima tranche di una lunga serie di telefonate con il caro (è il caso di dirlo) operatore telefonico. E fin qua direte, chissenefrega?
I poveri ragazzi del call center  si prendono ad ogni telefonata un pippone di comunicazione col cliente dal sottoscritto, che su queste cose è intransigente come per i calzini bianchi: giammai! Cerco allora di mettermi in contatto con chi gestisce queste cose, ossia chi è responsabile del ricevimento di una disdetta, la firma e fa finta di nulla. Sì, dico finta di nulla, perchè se la procedura non è trasparente, io sono autorizzato a pensare che tutte le raccomandate vengano usate per tornei di aeroplanini di carta aziendali. Insomma, alla fine della fiera, non è possibile contattare questi uffici. Io che sono rompiballe di nascita, telefono due volte a settimana da settembre ad oggi, chiamando più loro che la mia nonna, unico motivo per cui ho un telefono fisso.

Oggi, che era il giorno indicato in agenda per rompere le balle a chi per sei mesi ha rubato dei soldi al sottoscritto, ricevo l’epica notizia. E’ stato fatto un bonifico a mio favore di euro 50. Giubilante, ringrazio la poveraccia che si trova a parlare con me e le chiedo come mai solo 50. Io ho speso circa 200/250 euro in più in questi mesi. “Perchè fanno così”. Questa non è una risposta. Scopro che il tutto avviene secondo la filosofia dello scaricabarile, ossia per conto terzi. Me ne frega relativamente, e mi infurio solo quando vengo a scoprire che i soldi mi verranno ridati tra 120 giorni. CENTOVENTI GIORNI? Peccato che io le bollette le pago subito, non quando pare a me. E non me ne frega nulla se questa è la tempistica. Io la disdetta l’ho data nei tempi e nei modi previsti.

Quindi, cari amici lettori, state alla larga da queste belle offerte, e diffondete pure la notizia. Io che appartengo ad un gruppo editoriale e ho contatti anche in altri, questo post lo giro paro paro alle redazioni. Non servirà a nulla, ma è un mio diritto e dovere di consumatore avere un’opinione su un servizio pessimo e fraudolento.

FUGA DI CERVELLI

29 mar

I più accorti di voi sanno che tra le cose che faccio c’è la formazione del pubblico interno alle aziende. Il che vuol dire che adesso sono certificato e pagato per rompere le palle come ho sempre fatto. Sempre questi più accorti di voi, sanno che frequento un centro fitness (dire palestra lì è come dire “preservativo al lampone” da quella famosa finestra di San Pietro) dietro il Duomo.

Un anno fa nasceva Palestrology, e oggi si ricomincia ad analizzare la flora e la fauna delle palestre.
Oggi una figura mi ha colpito particolarmente. Entro e ricevo un saluto di risposta al mio sguardo di sfida (eh sì funziona così. se non tieni lo sguardo fisso tre secondi non ti salutano. oppure se non entri teatralmente non ti vedono, secondo me hanno gli occhi di lato come i congli e se entri davanti non ti vedono) da un frontman che per fortuna sua mi sta simpatico. Entro, carico il badge, giro l’angolo e… eccola, LA CONSULENTE.
Lei, superfiga come non mai, spiaggiata su una pallida imitazione in simil pelle della poltrona sacco di Zanotta presa a ricordare, ruminando, al mondo la sua beltà via iPhone. Stravaccata come un pachiderma che ha appena partorito 4 elefantini e una Tata Indica, lanciata come un polpo spiaccicato su uno scoglio, a gambe aperte che nemmeno la Parietti cantando Etienne. Un linguaggio verbale e paraverbale che ti farrebbe sperare fosse il momento del pignarul. Ma andiamo ad analizzare il personaggio.
Nella sua testa, ella nasce perfetta sotto ogni punto di vista, molto più di Mary Poppins, e quindi non ha nulla da dimostrare. Sa di essere figa, concetto opinabile (ma il modello uomini&donne/gf c’è a chi piace), e quindi lei è arrivata. La sua carriera è avviata e già arrivata al culmine. Tant’è che infatti lei non guarda ma viene guardata, non parla con le persone perchè parlano con lei (quando non è al telefonino), e soprattutto, essendo la donna immagine della palestra non saluta. Non oso pensare come faccia una vendita.
Il che, a livello corporate del posto che frequento non fa una piega. Credo che là dentro sia davvero più facile discutere del peso specifico di una molecola d’azoto che essere salutati. E’ proprio una questione di principio. In entrata dovrebbero togliere la scritta BENVENUTI, che dubito ci sia, e sostituirla con “STATE ENTRANDO NEL PARADISO DELLA FIGANZA MILANESE. CHE SONO I DIPENDENTI, NON VOI CLIENTUCCI” .
Questa di sicuro è il messaggio base che passa a tutti i livelli del pubblico interno della palestra. Tutti tranne uno, che vi racconto dopo. Anche l’ultimo anello della catena del fitness, ossia quello che sposta gli attrezzi dal punto A al punto B è coerente nel messaggio: tu, sei un portafoglio coi muscoli e senza faccia, quindi non ti saluto.
Io invece credo che ci sia una fuga sostanziale di cervelli là dentro. Forse solo al piano terra, e qui mi riattacco al tranne uno di cui sopra. L’unica persona che saluta sempre, è sorridente, gentile ed efficiente, è l’omino delle pulizie. Lui è il mio preferito. Lui mi vede da tre anni e mi saluta, mi domanda come sto, anche quando sono distrutto dopo l’allenamento-viulenza fatto col mio PT. Mi saluta quando entro e quando esco dallo spogliatoio. Lo fa con tutti i palestrati/palestranti/tronisti/frifrì/middlemanagers che ci sono lì dentro.
Poi uno risale e si ritrova il solito spettacolo: i divismo di alcuni trainer (ragazzi una volta per tutte: se dovete quelli che cantano le canzoni per far vedere che so’ fichi e cantanti, almeno evitate i scisciuouò asuanagasei), il tronismo dilagante e lei, la consulente che gira coi tacchi con dei fogli in mano, come cercasse qualcosa o qualche posto.
Quindi o il suo cervello o il cesso.
Secondo me il cesso.

sbrodafone 2011

3 gen

-allòra buongggiòrno abbiàmo delle offèrte.

-interessante mi parli di iPhone con abbonamento mensile all inclusive, perhcè io sono dell’idea che sia meglio comprarselo da soli.

-allòra, se vuole chiamaaare lei ha 400 minuti per un anno

-wow più di un minuito al giorno, grazie. Ma ha anche internet?

-còòsta un euro a settimaaaana.

-ok, ma tornando alla domanda principale: al mese, quanto mi costa l’abbonamento

-niénte

-lei mi sta offrendo un piano telefonico che non costa nulla?

-sì, no, l’attivazzziòne è gratùita, poi dipènde dallerrriccariche

-io sto parlando di ab bo na me nto. quanto costa al mese?

-niente le ho detto, l’attivazzziònè è gratuita.

-Proprio non ci capiamo e mi sta facendo perdere tempo. Clic.

 

Per un 2011 ove il customer istruisce il care. auguri.

 

 

p.s. omnitel, quanto mi manchi.

p.p.s. Santa Raffa, la classe della televendita.

la mail minatoria

10 nov
LaChapelle Laundrette

come lor signori possono vedere, non ho ancora comprato la lavatrice

Buongiorno Marino,

mi trovo a dover scrivere delle righe di disappunto sulla gestione e puntualità delle persone a cui vengono affidati i lavori nelle case.
Mi dispiace scrivere a voi (il. sig.P è in copia conoscenza), che non avete colpe su quanto segue, ma non ho i contatti mail del sig. Fulvio & co. e soprattutto credo sia giusto veniate messi al corrente di come stanno le cose.
Un mese fa, la mia cucina viene montata perfettamente e velocemente da Ikea e nello stesso giorno sarebbe dovuto avvenire allacciamento lavastoviglie, sifone etc, nonché il montaggio del box doccia.
Cosa che si è protratta fino alle ore 18.50, ma ciò è facile quando si arriva alle 14.20, nonostante la mia chiamata fosse avvenuta a metà mattinata.

Oggi la situazione è la seguente: nonostante i miei ripetuti solleciti al sig.Fulvio & co. continuo a farmi la doccia seduto a terra  come facevo in Giappone, ma non per cultura, per non lavare tutto il bagno con gli schizzi.
E’ l’unica soluzione visto che non posso stare a tirar sù col mocio ogni giorno. Pulendo tutto il bagno, poi, ho notato inoltre come due piastrelle dell’angolo doccia siano incrinate e aggiustate con la colla.
(la mia laurea in fotografia è al vostro servizio per le foto, qualora servissero)
Ciò che mi è stato raccontato è quanto segue: il box, evidentemente fatto a mano in vetro soffiato di Murano, è stato consegnato rotto, e ne hanno dovuto ordinare un altro. Parliamo di più di due settimane fa.

La lavastoviglie, poi, va in stop ogni due per tre, spegnendosi e spegnendo anche il frigo.
I signori capiranno che non vivendo io a casa, l’eventuale sbrinamento del freezer mi comporti una perdita di liquidi: d’acqua sul parquet, e una perdita economica di me che faccio la spesa.
Inoltre, la perdita del sifone, sta mettendo a rischio il legno di cui è fatto il blocco cucina, nonostante io abbia investito in una bacinella, soluzione proposta dal sig.Fulvio, che tanto avrebbe “cambiato il sifone con uno decente appena porto la doccia”.

Gli imprevisti con le case capitano, ma non mi pare assolutamente corretto e professionale questo comportamento. La parola data da un professionista è fondamentale, soprattutto quando non vi è forza contrattuale, come nel mio caso. L’ho fatto io stesso portandovi subito la caparra, i documenti, subito la chiave quando veniva richiesta etc.
L’unica cosa che vi chiedo, oltre a cercare di contattare quanto prima i signori di cui sopra, è il nome della ditta, così da poterlo scrivere nel mio prossimo articolo di “ERRE AL QUADRATO – Ristrutturo e Rinnovo casa”.
Non mi piace ritrovarmi a fare ciò, ma credo che rientri nel mio dovere di giornalista che si occupa proprio di queste cose, far sapere ai miei lettori e abbonati che non si parla sempre di serietà ed eccellenza nelle ristrutturazioni.
Il fatto che il giornale abbia una distribuzione prevalentemente nel hinterland milanese porterà di sicuro quello che in marketing si chiama bad publicity, e un pubblico attento e competente come quello dei nostri lettori non credo rimarrà di certo indifferente.

Vi auguro una buona settimana

Andre

P.S. Avrei bisogno anche della chiave del cortile per poter gestire lo smaltimento dei rifiuti.
P.P.S. Ho contattato anche l’amministratore per sapere quale sia la mia cassetta della posta, ma in un mese, non sono mai stato richiamato.

Passano 5 minuti, suona il telefono: “Vengono mercoledì mattina.
Per darmi fastidio, sono arrivati alle 7.50, ora in cui io non esisto, e per di più puzzolenti.

Ce la faranno a fare tutti i lavori entro mezzogiorno? E io a disinfettare tutto dopo?

Milano tira fuori il meglio di me

26 ago

tornato da una settimana e…

PALESTRA
Andre porta il certificato medico perchè era scaduto.

Cassiera:Uhh ma che brutta calligrafia, chi l’ha scritto?

Andre: si dice “brutta grafia” e non “brutta calligrafia” perchè Kàllos in greco vuol dire bellezza. E l’ha scritto mio padre.

Cassiera: ah, prego entra. bzzzzz. (non si è fritto lui, ha aperto il portoncino)

VIA TORINO
Andre va in bici sul marciapiedi alle 9 di sera.

Passante: MAGARI non si va in bici sul marciapidedi.

Andre: MAGARI non si mette la maglia a righe coi pantaloni a quadri.

Per oggi è tutto.

Non ci saranno Leoni nel garage di mamma.

26 ago

Sapete che la gestione del cliente è una delle mie fissazioni. E quando mi trovo di fronte a mancanze o totale ignoranza di come gestire il pubblico esterno vado in bestia.
Fatto sta che la settimana scorsa, vengo ingaggiato da mamma a fare un giro di preventivi per sostituire la sua Lancia con una monovolume simile o più grande (perchè, direte voi, hai fratelli piccoli? No, perchè la Musa non basta all’impresa edile che lei e mia zia hanno messo su nel tempo libero. Anche perchè usare come furgone una macchina color champagne con gli interni in pelle chiara fa chic ma non da credibilità alle Sorelle T Enterprise). Reduce dal viaggio in Francia, dove ho visto molte 5008, vado a fare un giro pure lì, si sa mai che.
Entro, nessuno mi saluta, aspetto in piedi 15-20 minuti e poi ricevo udiebza dal responsabile vendite. Che come un cardinale annoiato, ascolta con noncuranza le mie richieste di reventivo e valutazione della Musa. Non mi viene illustrato il prodotto, non viene guardata la mia macchina, non ricevo una proposta scritta e nemmeno un invito a salire sul mezzo. Alchè mi parte l’embolo, e stamattina decido di scrivere alla casa madre. Ecco com’è andata.

Buongiorno,

mi trovo a dover esprimere tutto il mio disappunto e insoddisfazione per come sono stato trattato da un vostro addetto alle vendite. Mi reco in concessionaria per un preventivo per una 5008 (non una 107 da 9mila euro) e dopo aver atteso 15 minuti per essere ascoltato, ho avuto un freddo preventivo vocale con atteggiamento visibilmente disinteressato.
Sono molto contento che alla B. di Udine non servano 27mila euro. Attendo una vostra risposta.
Cordialmente
Dott.Andre Bellomo

Gentile Signor Bellomo,

ho ricevuto il suo messaggio su www.peugeot.it in cui mi comunica le sue osservazioni in merito al comportamento scortese tenuto dalla nostra autorizzata Bliz di Tavagnacco in occasione di un preventivo da lei richiesto per l’acquisto di una 5008.
Ho raccolto le sue considerazioni, che verranno comunicati al Servizio competente di Peugeot Automobili Italia.
Il pensiero e le attese dei clienti sono, infatti, molto importanti perché permettono di migliorare continuamente i prodotti e i servizi offerti.
La ringrazio dell’interesse dimostrato verso il marchio Peugeot e spero di ritrovarla presto su www.peugeot.it.

Cordiali Saluti,
fg
Assistente Clientela
Centro Contatto Clienti Pronto Peugeot

Gentile Signor G,

sono molto contento di questa vostra pronta risposta.
La sfortuna dell’addetto alle vendite, che se non ricordo male trattavasi proprio del responsabile delle vendite, è la mia formazione in comunicazione aziendale, in particolare di edutainment per il pubblico interno delle aziende.
Bisogna cercare di capire la radice di tale comportamento. Lei sa meglio di me che un cliente è una risorsa per le aziende, indipendentemente da qualsivoglia fattore anagrafico. Penso infatti, ma è una mia supposizione, che il trattamento disdicevole sia dovuto al fatto che un giovane si trovasse a richiedere un preventivo per un’auto di categoria superiore. Una supposizione che ha per me dell’incredibile, ma notando la cura con cui è stata seguita la signora servita prima di me, è l’unica che mi vien da pensare.
Inoltre, mi sembra alla base di qualsiasi esercizio commerciale, il fatto che indipendentemente dalla capacità di spesa, oltre al sorriso di benvenuto, si debba ascoltare empaticamente il cliente, potenziale o di ritorno.
Trovo infatti una pessima figura per l’immagine di Peugeot quello che è successo, che va a distanziare molto il gap di immagine voluta, resa e percepita, ma trovo apprezzabile la sua pronta risposta.
Le auguro una buona serata

Andre Bellomo

fastweb, fastno.

3 mar

-Buongiorno signor Luigi, sono Andre di fastwèb

-Come prego?

-Ah no, buongiorno signor Andre, sono Luigi di fastwèb.

-Mi dica.

-Fastwèb è diventato operatore mobile, lo vuole un cellulare a 1 euro?

-hahahhah sì, e una macchina a nuova a 10 se è possibile, qual è la fregatura?

-Ahaahahha no, niente il telefono è suo e funziona con tutte le schede, ma…

-Ah ecco, fuori il ma senza paura, sù.

-Maaa deve fare solo una ricarica da 10 euro al mese per 24 mesi.

-Ahahahahah certo, e per che telefono mi scusi?

-Un nokia 2730 (valore di mercato 70€, ndr)

-Ahaahhaha la ringrazio ma sono a posto

-E quanto spende al mese per il suo telefonino?

-Questa è un’informazione privata, rientra nei dati sensibili, signor luigi.

-Ah no perchè fastwèb ha delle tariffe convenientissime e…

-E non la faccio perdere tempo, non mi interessa, grazie

-Nemmeno una chiavetta internet? (con fare da macellaio)

-Sono a posto così, grazie. (con risposta da massaia)

Palestrology – il Cast

1 mar

Palestrology - il cast

Un luogo, un pianeta con uno suo ecosistema, la palestra. Una realtà che frequento e osservo da un anno e mezzo e che va raccontata, soprattutto per la sua fauna, ovvero i personaggi che la popolano. Cominciamo col catalogare il cast.

Le Receptionist
Che siano uomini o donne poco importa, perchè il comportamento è lo stesso: la top model. A parte due rari casi, nel centro che frequento proprio dietro il Duomo, il messaggio è chiaro: ti sto facendo un favore. Un cliente, avendo scelto un contesto come questo si aspetterebbe una gestione delle relazioni un po’ più alte di quelle che può trovare al campetto di calcio del paesello di provincia o al banco del pesce della Sma.
E invece no. Ho sentito buongiorno/buonasera/ciao credo tre volte da quando sono là. Di nero vestiti, tendenti al beccamorto in alcuni casi, quando entri sono sempre molto indaffarati: chi cerca il sacro graal sotto il bancone, chi è impegnato a guardarsi nel riflesso della vetrina, chi è troppo presa dal commentare con la collega l’ultimo gossip della palestra. Quando esci la scena si ripete, anche se applichi la ricerca dello sguardo. Forse perchè son rimasti scottati dalla storia della moglie di Lot: hanno paura che se ti guardano e dicono “ciao e grazie” diventano di sale. O meglio, visto che siamo in ambiente fitness, hanno paura di diventare ciccioni, dev’essere l’unica spiegazione. Un consiglio: tirarsela di meno, perchè prima o poi si spezza.

I venditori
Sono quelli che ti fanno firmare il patto col diavolo. Un contratto blindato per i prossimi 30 anni con penale per annullamento. Quando arrivi in palestra per la prima volta bevono la pozione della qualità-servizio-cortesia, ti fanno vedere tutto, ti ascoltano (see vabbè) e poi, una volta che sei iscritto, non ti c…alcolano più. Il loro obiettivo è raggiunto, se li incontri in corridoio o ti alleni vicino a loro stai sicuro che non ti saluteranno. O se ti servono un paio di ciabatte perchè te le sei dimenticate, non te le danno nè vendono. Ti chiedono 3 numeri di telefono proponendoti il ricatto: o vendi i tuoi amici, o ti prendi i funghi in doccia. Mors tua vita mea. Se vi chiamano da una palestra, molto probabilmente ho dovuto vendervi per non morire di malattie. Senza rancore eh?

I personal trainers
Qua ce n’è da scrivere, perchè abbiamo delle sottocategorie.
-il professionale: il professionale sa che il cliente è condizione strettamente necessaria per concludere bene il mese. Fisicamente corazzato, col passare del tempo diventa un tuo amico, ti segue passo per passo e ti motiva sempre. Inoltre, si offre di spezzare le gambe a chi ti fa arrivare là di cattivo umore. Finora non ho ancora usato il bonus botte, ma lo tengo lì come le millemiglia Alitalia. Il mio è così, ma è un esemplare molto raro.

-la pheega: la pheega ha la sigla di baywatch quando la vedi camminare. Fisicamente perfetta, eroticamente sogno di molti (soprattutto quando si allena controluce nella saletta, con le goccioline di sudore nei punti giusti a risvegliare atavici istinti), mi scade ogni tanto nella sindrome delle receptionists. Ossia il “forse ti saluto”. Quando invece prepara un nuovo corso, la pheega concede saluti e parole care a tutti i portaf… ehm a tutti i palestranti, senza discriminazione di sesso, età o credo. Proprio come i soldi. Quando non è in uniforme mi fa un po’ texana a milano, ma è sempre pheega.

-il G.I. Joe. Senza dubbio uno dei personaggi più classici della letteratura del fitness. Modello armadio ikea pax a tre ante appoggiato su due stampelle, di solito mi è più largo che lungo, e campione in determinate categorie che non saprei riportarvi. E’ senza dubbio simpatico e amicone, ma non disturbatelo quando si allena. E voi mi direte, come faccio a distinguere i momenti allenamento da quelli no? sono sempre in tuta! Certo, son qui per voi, ve lo spiego. E’ semplicissimo. Quando allena qualcuno è silente, composto e rosa di colorito. Quando si allena, lo capite dalle scale degli spogliatoi, perchè sentite wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wu-aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhh (le 10 ripetizioni da 36kg a braccio). Poi quando lo scorgete, vedete che ci sono delle vene grosse come canne di bicicletta che gli avvolgono il collo e tutta la testa. Il colore è da aragosta bollita, gli occhi vengono in fuori come quelli dei portachiavi che schiacci e il bulbo fuoriesce come a Roger Rabbit versione arrapato. Non è una vita facile. E’ molto determinato e, checchè voi ne pensiate, è umano. E così te lo ritrovi triste in spogliatoio mentre mangia tre banane, perchè si è appena accorto che il polpaccio destro è più piccolo del sinistro.

-il corporate identity: versione maschile della pheega, il corporate ha una marcia in più. Come in tutte le sette che si rispettino (boyscout, truzzi e abercrombie&fitch), i suoi adepti sono tenuti (o consigliati) a indossare la maglietta con il suo logo, nome e cognome e sito. Al momento le mie informazioni non mi consentono di dirvi se le t-shirt le fornisce lui o le pagano gli adepti (che poi è la stessa cosa)

-il tronista: beh non dite che non ve l’aspettavate. Ricordatevi che vivo a Milano. Il tronista nasce figo per eccellenza, più di pheega e corporate, è lì perchè lui è figo e voi no. Non sperate che vi saluti, non lo farà, al massimo vi regalerà uno sguardo di sufficienza. Cambia spesso scarpe e raramente idea, se lo guardi dritto negli occhi di solito vedi l’attaccatura dei capelli dentro la testa.

-Il/la tech. Pochi sorrisi perchè lo sport è fatica. E tu, ciccione/a non hai niente da ridere. Saccenza e spocchia ne fanno un’isolato/a anche in mezzo agli altri personal trainers.

I responsabili di sala
Non sono dei personal trainer, ma sono assunti per garantire l’ordine nella palestra. E’ che è difficile se sei impegnata a fumare fuori dalla palestra. Molto job oriented, spesso si dimenticano che garantire un ambiente ottimale passa anche per l’educazione: difficilmente salutano. Oppure se salutano e intrattengono conversazioni, il peso da 16kg che ti serve non c’è perchè qualche cretino l’ha portato nell’altra sala e loro non lo sanno. Nelle ore di punta, quando l’imperativo per tutti è essere fighi/dimagrire c’è un casino che nemmeno in camera mia dopo una settimana di depressione. E quindi rischi di inciampare sui manubri lasciati a terra, di prendere l’ebola dalla carta lasciata in panca, perchè come i vigili urbani, quando servono non ci sono mai.

Gli addetti alle pulizie
Nella mia palestra sono tutti filippini e credo tutti imparentati. Come sempre accade nelle grandi corporation, chi non conta nulla per i piani alti è invece chi ha capito meglio dei CEO la politica di custom relationship management. Sono gentili, ti salutano sempre e addirittura sorridono. E non hanno bonus di fine mese per questo. Lo fanno veramente e, cosa per me orribile perchè fa capire in che ambiente ci si trova, rimangono stupiti se li saluti tu per primo. Sono gli unici sorrisi veri e non tirati che si vedono lì dentro.

il conto che conta

3 feb
Play & Pray

Milano, oratorio dei Navigli, Gennaio 2008

E il test fu eseguito.

La filiale della mia banca (soffermiamoci 30 secondi sulla parola filiale legato al concetto delle banche…fatto? ok andiamo avanti) sta per chiudere, e quindi mi tocca cambiare luogo e logo.

Non vivendo più nella mia natia città, ho mandato 2 mail specificando che sarò là solo domani (e che quindi il tutto si deve svolgere in giornata), a 2 filiali dello stesso gruppo. Una l’ho firmata semplicemente nome e cognome, la seconda Dott. nome  e cognome.

Secondo voi, quale delle due fililali mi ha chiamato la mattina successiva? E quale non mi ha ancora risposto?
E’ ovvio che se continuiamo con questa gestione clientelare del cliente non andremo molto lontano no? E poi ti chiedono perchè ti piacerebbe lavorare nella formazione del personale.




Ah, giusto per.
Oggi, per la prima volta, i due merli parlanti della mia palestra* (noti ai più come i receptionist), sono riusciti, senza ipnosi o noccioline, a dire “ciao” quando sono entrato. All’uscita non ce l’han fatta, ma come dicevano a Bill Murray in “what about bob?”: “baby steps, baby.steps.”

*la mia palestra non è un garage di Quarto Oggiaro, ma è in posizione leggermente molto centrale, e si pregia di avere il titolo di premium della catena alla quale appartiene

O commessa commessa

24 gen

O commessa commessa,
dalla moda sottomessa
ci devi un istante meglio pensare
prima di certe facce a me dedicare.

Vo in giro in bicicletta
e sudo senza fretta
mentre tu in negozio mi stai a guardare
e con disgustato sgaurdo a giudicare

Ma ti vorrei un istante ricordare
una cosa molto basilare:
non sei lì la moda a disegnare
ma le maglie su scaffali a piegare.

Tutta presa da gel e depilazione,
di lampade sei marrone
le tue sopracciglia paion disegnate
chissà quanto le avrai pagate.

Ma il tuo stress per la bellezza
ahimè fa rima con stitichezza
quindi su di me non proiettare
il tuo non riuscir a…

Entriamo in negozio per ragioni differenti
e i motivi mi paiono evidenti:
non volevo essere indelicato
ma s’i tu che m’hai provocato.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.