Archivi delle etichette: Jessica Fletcher

Palestrology – La Colmenares

26 set

E insomma qua c’era la Fashion Week. Quindi la gente si sentiva ancora più brutta (maschi) o grassa (femmine). Quindi che me fanno? Giungono in palestra sperando in un intervento della Santa Jill Cooper per le generazioni più giovani, Costantino Tesmed Gallazzo per quelle più di periferia o di Sidney Rome per quelle più agée (e più gaie, diciamocelo).

Io associale per vocazione con confidenza relegata al mio solo personal trainer, osservo divertito un’antagonista dell’acChiappasoci di cui parlai qualche post fa. Ella non è come l’acChiappa, che è la più figa dell’universo (se per universo intendiamo i 7 garage del suo palazzo), è più televisiva, più pop, più drama. E’ cresciuta a pane e Buon Pomeriggio con Patrizia Rossetti, mentre la madre stirava guardando in modo porcino sotto un azzurro trucco i pettorali di Milagros soffocati dalla folta chioma, domandandosi perché fosse finita lì, sposata con un Luca Sardella senza nemmeno la coppola. Scusate, ho divagato. Dicevo, il frutto dell’amore di questi due personaggi un giorno ricevette in sogno direttamente Grecia Colmenares che le disse: tu mi rappresenterai nel mondo, e questo titolo conferitomi dalla Eminflex vale più di quello che sarà Miss Tecnologia FidelityPoint 2011 a MissItalia. Per questo la chiameremo La Colmenares.

Ella si destreggia per la sala degli aitanti maschioni con il fare monacale di chi è una soap opera, interpretando infatti tutte le parti a seconda del copione che le invia la coperta angeli in wi-fi mentre dorme. Quindi abbiamo in ordine: l’infanta, la giuovincella sofferente, la bonona ventenne, la muta (a volte la coperta non scrive il copione perché non ha copertura), barbie mogano regina delle feste. Ah sì, perché la Colmenares della palestra è una bella morona, fiera dei colori moroni e non parente della Moroni. Tutto è in corporate sebbene lei non conosca questa parola. E’ scuro il trucco è scura la carnagione, che mi fa sempre così “ah ma il mio boy c’ha la casa al mare”.

Di base, incarnando il verbo dell’eroina un po’ travagliata e vittima, lei sa di essere speciale, come un settimanale che ti regala i racchettoni. Quel qualcosa in più, ça va sans dire. Quindi, essendo lei speciale, vittima e travagliata non può salutare. Perché sente di essere stata lasciata dal maggiordomo in un carrello della Standa perché il Cardinale Richelieu la voleva morta. Finendo nel carrello della sua futura madre, una madre cercava di farsi dare due fustini dal commesso in cambio di una tetta, mostrata con eleganza al ragazzo del reparto frutta. Una madre che fu felicissima di avere una figlia oltre ai due fustini omaggio, quel qualcosa in più. Appunto.

Insomma lei non saluta mai. Ma come tutte le paladine delle telenovelas, lei è una nobile caduta in disgrazia, e quindi quando i rifiuti sociali vengono in palestra, si toglie dal suo nobile mutismo e diventa barbie mogano regina delle feste. Non sono sicuro ma un giorno mi sembra di averla addirittura vista ridere. Vabbè. Tutto questo per dire cosa? Che è veramente un copione scritto male, da telenovela brasiliana di TeleTocai, nota rete televisiva del Collio friulano. Non sa fingere di essere orientata al cliente o alla vendita. Quando passa sfila, e non saluta mai. Quando invece saluta o sorride è del tutto innaturale. Come farmi capire…
Avete presente la Lety Moratti che balla?

Ecco.

Qualora foste ancora lì col dubbio di chi sia il mio background tra i tre proposti sopra (Jill Cooper, Sidney Rome, Costantino Tesmed Galeazzo), vi siete sbagliati. Io faccio parte del pubblico che non si allena perché si è accorto di avere la panza, io faccio parte di quelli che si allenano sempre e la panza non ce l’hanno, come la mia amica Jessica Fletcher:

che poi è il segreto della mia bellezza.

riceviamo e volentieri pubblichiamo vol. 6

24 ago

Hello,
I am Lee Kiang,an attorney at law.A deceased client of mine,
that shares the same last name as your’s,died without a heir, as a result of a heart-related condition in March 12th 2007.
Due to the death of all the members of his family in the tsunami
disaster on the 26th December 2004 in Sumatra Indonesia .
I have contacted you to assist in distributing the fund left behind by my client.
This will be executed under a legitimate arrangement that will protect
you from any breach of the law,you can also contact me on my private
Email
kiangkoflee@gmail.com
Best Regards,
Lee Kiang

Hello,

I am J.B. Fltecher, a thriller writer of Cabot Cove.
I’m very sorry for your client’s death. I’m also very sorry for the death of all the members in the tsunami disaster. I hope you don’t think that is my fault, beacuse I’ve never been in Indonesia.
I think it’s very difficult that someone had left me something, because I am 342 year old.

(Moreover I think that is vile and disgusting trying to make internet’s frauds using these sad facts. I sincerely hope to find you walking alone in the dark, in the same moment that my bike’s brakes will broke. It would be a pleasure for me, using you like a punchig ball. For this reason, I’ve choosen to let everyone see your email to insult you)

Best Regards,
J.B.Fletcher

Il giallo della Signora – Mistero al bar

3 gen

Ci risiamo. Come ogni autunno, in paese fanno la festa delle castagne, e tutti si ritrovano al caffè per organizzare la festa.
Sergia, la barista, mi stava preparando il tè, quando d’improvviso sento un urlo da dietro il banco. Dovete sapere che la Sergia è nota per i suoi urli baritonali da quando siamo andate con la parrocchia a Gardaland, in quella giostra dei tronchi, quando arrivando alla discesa ne ha tirato uno alla Pavarotti spaventando tutto il fan club del parroco.
Potete quindi immaginare senza sforzo che un suo urlo da dietro il banco ha fatto scattare due antifurti e mandato in tilt l’apparecchio acustico del signor Rolando, fiorista e ballerino, nonchè zimbello del borgo.
Fatto sta che la Sergia, recandosi in ghiacciaia a prendere il latte con scocciata professionalità, si è trovata davanti alla scena che mai avrebbe voluto vedere. Suo marito Gustavo, il macellaio della Coop vicino all’edicola, ammanettato alla mensola in canottiera e mutandoni, privo di sensi.
Sembrava non mancare niente, a parte 2 boccioni di vodka alla pesca, intruglio così poco gradevole alla clientela, che la Sergia pensava di regalare a Umberto l’edicolante per Natale.
Il fa diesis della barista risveglia il marito, che, risvegliatosi impaurito, perde l’uso della parola.
-Jessica, corri! mi dice, e io, che d’impiccio me ne intendo, accorro.
-Gustavo non parla, sono spaventata! Che posso fare?
Le dico di non toccare niente, e di portare carta e penna, così da potergli permettere di scrivere quello che era successo.
-Jessica, non funziona, mio marito è un analfaebete, adesso ne ho le prove, mai un biglietto, mai un lettera di amore, nemmeno la A, in 35 anni di matrimonio.
E così Gustavo si prende un ceffone matrimoniale, e perde nuovamente i sensi.
Rolando, il fiorista assiste a tutta la scena, e appena il macellaio sviene si offre per la respirazione bocca a bocca. Ma non appena la Sergia vede che la manovra viene eseguita alla francese, scaglia il dispenser di Ciobar addosso al fiorista, che cade rimbalzando sul suo enorme naso canuto. Per il rumore, Gustavo si risveglia, ma non parla.
-Signora Teresa, chi l’ha fatta entrare? -disse con sgomento la Sergia- per una volta si renda utile, vada a chiamare il tuttofare Achille per togliere le manette!
Liberato Gustavo, arriva il commissario Sidoni, che appena mi vede alza gli occhi al cielo con insofferenza.
-Chi è stato ad amanetarla (il commissario non conosce l’uso delle doppie, ndj), parli!
-Commissario, la vittima ha perso l’uso della parola, ma non quella dello sfintere, si può aprire una finestra?, disse la signora Teresa, che si teneva buono l’inetto perchè aveva perso il passaporto e sperava di riaverlo gratis.
La Sergia sviene dalla vergogna, e mi fa notare un particolare: sembra un proiettile, ma qui non ci sono stati spari. Lo raccolgo con un centrino in plastica e lo porto in commissariato per le analisi. Come al solito, al mio arrivo non c’è un buongiorno o un salve signora, prego mi dica da parte di quel buzzurro del commissario, ma un
-E adeso cosa abiamo signora Fletcher?
-Ho trovato questo sul luogo del crimine, mi sembra un proiettile.
-Odio ameterlo, ma lei à risolto il caso. Si trata di pagamento di pizo alora!
-Pizzo? E perchè mai uno strozzino dovrebbe ammanettare il marito della barista che nulla c’entra con l’attività?
-Un avertimento
-Dice? Non mi quadra, gli strozzini hanno tecniche più sofisticate, come Trenitalia.
-La smeta di vedere tuto complicato, il caso è risolto finchè Gustavo non ritrova la parola. Grazie e buongiorno.
-Ma…
-Buongiorno, signora.
Decido allora di telefonare all’interno 28, quello delle analisi, dove lavora il buon Marcello, per impicciarmi, e uscendo, frego la sella al commissario Sidoni.

Il giorno seguente mi suona il telefono, Marcello mi dice che non è un proiettile, ma un dente. Un dente? In acciaio? Forte di pregiudizio, salgo sulla Panda e mi dirigo verso Baraccopoli.
Ad accogliermi c’è Ibiza, un nomade dell’est. Dico che mi manda il Comune, per vedere chi ha più carie tra i nomadi, perchè i fondi sono pochi, e può essere curato solo uno di loro. Dopo avermi fregato la borsa e il portellone della macchina, il clima è subito gioviale e incomicio le indagini.
Zero. Zero denti di ferro, ma solo denti d’oro, alcuni di essi ancora con le date delle nozze sopra o i nomi degli sposi a cui sono state rubate le fedi e poi fuse.
Sconsolata, decido di fare la strada panoramica, che mi fa passare per quel passaggio a livello che dura venti minuti, proprio vicino all’auditorium dove provano gli Amici di Maria Maddalena.
Sento la direttrice sbraitare, e decido di fare una deviazione. Nell’auditorium, però, non ci sono le giovani promesse a cantare, ma le vecchie conferme, ossia le suore.
Suor Alberta in mezzo, come sempre. Suor Giada cerca di far partire l’apparecchio acustico, che sembra essersi rotto. Si accorgono di me, e mi salutano.
-Che succede Giada?
-…
-Giada?
-…
-L’è partito l’apparecchio, Jessica cara. -mi dice Suor Alberta, che non mi può vedere da quando ho vinto la sua Panda a carte- Qualcuna, nelle retrovie, ha sibilato talmente forte che ha incrinato l’occhiale Prada Ratzinger di Suor Gioviale e spaccato l’amplifon di Suor Giada.
-Oh, che brutto momento ho trovato per venirvi a fare una visita, sono costernata!
-Sì, ciao Renata, dice Suor Giada. Poverina, tra alzheimer e sordità, quella non è una bella vecchiaia.
Esco. Ora ho capito chi può essere stata.

Prima che la parrocchia fosse quotata in borsa, gli unici entroiti erano dati dalla pesca di beneficienza e dalle offerte. La pesca di beneficienza serviva a ribadire il concetto di fede nel senso che “prima o poi vincerai” ma soprattutto per arredare l’ala ovest della parrocchia, quella vietata al pubblico.
Insomma, prima della scala mobile per entrare in Chiesa e dei banchi col plasma, ai tempi della guerra, il tuttofare Achille era anche il medico della struttura, e si arrangiava come poteva. La sua prima paziente fu la sua infermiera, Ciolanka Sbilenka, ragazza alla pari claudicante. Ebbene, Achille riuscì a raddrizzarle la camminata innestandole il telaio di una Graziella avanzata alla pesca.
Tornando a noi, una sera alla festa delle fragole (la versione estiva di quella delle castagne), Achille mi faceva vedere le foto fatte al concorso di Miss Perpetua, appena sviluppate nel centro tipografico dello scantinato. D’un tratto, una foto bruciata dalla luce.
-Ah, Alexandra, devo cambiare i denti che impiantato a quelle due, mi hanno fatto riflesso al flash e la foto è da buttare.
Cerco di non pensare al fattoc he mi confonda con mia sorella che non consce e mi concentro sulla foto.
Non si vedeva bene quale delle due suore fossero, ma la stazza stringeva nettamente il campo a 2 indiziate: Suor Enza e Suor Aldina.
2 suore dal dente di ferro. Di cui la prima traesferita all’outlet della parrocchia e una dal fisico alla Magalli (qualche maligna del fan club del parroco dice che sia proprio la sorella), custode della sala giochi, fortezza inacessibile del gioco di contrabbando.
Non per me. Se ho vinto una Panda a carte contro una di loro, posso rientrare là dentro, il codice lo so, 1-3-D-I-O.
Apro l’armadio e… vodka. 2 boccioni, di cui uno vuoto. Scatto due foto con una fotocamera d’ultima generazione anch’essa proveniente dalla pesca e ormai nella mia tasca, destinata a quel citrullo di mio nipote Grady per Natale.
Le scarico nell’internet-point dell’oratorio, e le spedisco al commissariato, firmandomi “una compaesana”. Il giorno dopo, il giornale del paese titolerà così.

“E’ stata la segnalazione della signora Compaesana Una, a risolvere il mistero della signora Sergia che trovò ammanettato il marito Gustavo in ghiacciaia.
Il furto dei due boccioni di vodka imbevibile è stata opera di Suor Aldina, in stato di fermo da ieri sera per guida di bicicletta in stato di ebbrezza. Pare che l’imputata abbia risposto al commissario Sidoni con un rutto sibilante.
Tuttavia, Suor Aldina sarà scagionata e prosciolta nonostante le prove, in quanto al momento del’identikit, il signor Gustavo ha fatto scena muta prendendosi un manrovescio dalla consorte.”

E poi dicono che la vita in paese è noiosa.

Il Giallo della signora – La bacheca della parrocchia

23 dic

Sapete, una alla mia età in chiesa ci va per abituarsi al futuro.

La mia parrocchia ci tiene molto ai fedeli, ha un grande portico, un ampio parcheggio, le macchinette per la cocacola e il bancomat. E una bacheca di annunci e corrispondenza. Questo perchè la curia non può aprire una pagina su ebay.
Ieri arrivo in tempo per la diretta delle 11, sicuramente la cerimonia più seguita e redditizia. Seguita perchè ogni settimana c’è l’esibizione degli Amici di Maria Maddalena e redditizia perchè ora il cestino delle offerte ha il terminale POS.
Giungo come di consuetudine con anticipo, per potermi dilettare con la bacheca. Solo che stavolta trovo i sigilli della Curia, messi sabato notte, subito dopo l’elezione di Mr.Canonica 2009. Suor Alberta non mi aiuta ma mi rifila un sermone affumicato sulla curiosità che solo una che di curiosità se n’è tolte molte come lei ti sa dare.
Allora mi rivolgo al parcheggiatore Achille.
Achille è un uomo dai mille interessi, colleziona funghi ed è anche il fotografo ufficiale della parrocchia. Con la scusa di farmi vedere le foto di Mr.Canonica, vinto dal biondo Massimo, chiedo cos’è successo. Scambiandomi per mia sorella Alexandra come al solito (il che è sospetto, mia sorella maggiore vive in Slovezia da anni dove ha un ristorante e qua non è mai venuta), mi racconta che c’è stata una rissa.
La coreografa del gruppo Amici di Maria Maddalena ha preso a badilate la perpetua. Una lite tra zitelle, sentenzia la signora Teresa, che sono anni che ha l’abbonamento in prima fila in chiesa.
Il motivo è a tutti sconosciuto, a differenza del segreto del percussionista del coro, il signor Adalberto.
Io di gialli ne ho scritti e risolti, e non avendo nulla da fare, ho svolto le mie indagini.
In chiesa mi sono avvicinata con circospezione alla coreografa, la signora Federica, una che non condivide le tue idee, e non ci mette molto ad urlartelo. Prima della televendita dei crocefissi di perline ad albero di Suor Giada, la Federica va a confessarsi. Fortunatamente, Don Paolo era in ritardo, in quanto impegnato a fare il giro di ricognizione per scovare quelli di teatro, che sono più a fumare che a pregare. Colgo l’occasione, entro al posto del prete e aspetto la signora Federica. Non arriva subito, e nel frattempo sfoglio il calendario di quella raffinata di Silvia Rocca che qualche chierico ha dimenticato in postazione.
Jessica: “Allora sorella, giuri di dire tutta la verità nient’altro che la verità?”
Sig.ra Federica“Lo giuro. Padre, ho peccato”
Non conoscendo bene la formula, rispondo col musical.
J:”Peccato che sia peccato”
SF:”Esatto, quella la badilata se l’è meritata.”
J:”Certo, perchè Mary ha una pecorella, come dicono le scritture. Cos’è successo cara?”
SF:”E’ lei che ha peccato, padre. E’ colpevole del reato di invidia”
J:”Del peccato dell’invidia”
SF:”Peccato che sia peccato”
J:”Ah, l’ha visto anche lei?”
SF:”Ehhh?”
J:”Ehm…Gesù, è lì che ti ascolta, dov’eravamo rimasti?”
SF:”Sì. E’ lei che è colpevole di invidia. Da mesi mi lascia messaggi minatori in bacheca, come se non sapessi che è lei. Me ne ha scritto uno anche al computer per non farsi beccare, c’era scritto ‘ti credi tanto furba’”
J”:E secondo lei perchè l’ha fatto?”
SF:”E’ gelosa, gelosa del fatto che mentre io ho inventato il passo delle braccia per la sigla iniziale della messa, lei sono anni che si lacca i capelli con la cera dei ceri, la cera che non c’era”
J:”E perchè le ha dato la badilata?”
SF:”Perchè mi ha lasciato l’ennesimo biglietto, con scritto il tuo passo delle braccia fa sembrare che le ragazzine usino un badile in chiesa”
J:”E da qui la badilata”
SF:”Certo, un trapasso, come dice il Vangelo”
J:”Dai e ti sarà dato”
SF:”Esatto”
J:”Ma dice anche ama il prossimo tuo come te stesso, figliola”
SF:”Ma io padre, non mi amo, mi schifo, e quindi schifo gli altri, mi dia la benedizione”
J:”Ehm sì, per i poteri conferitimi da questo stato, nel nome del tutus espiloquius tremens, ego te abvolvo suzuki, amen”
SF:”Padre, lei trova sempre le parole giuste”
J:”Alleluja, conclave, conclavissima!”

La signora esce, io aspetto la fine della funzione e dopo il bis degli Amici di Maria Maddalena esco.
Il commissario Sidoni arriva in quel momento, finge di non vedermi come ogni volta e interroga la coreografa manesca. Lei non dice una parola, solo che non condivide il modo di porgerle le domande.
Io me ne vado, non si merita la soluzione del caso quello lì, e linko al commissariato il confessionale che tutti gli utenti gold della parrocchia possono vedere grazie a Sky.
Ora l’episodio è risolto, la coreografa è stata condannata a due mesi di sospensione e la perpetua dal collo incassato avrà come risarcimento due mesi gratis di kinesiterapia e veglioni presso la spa del parroco.
Ancora non mi spiego però come il signor Achille continui a confondermi con mia sorella…

Alla prossima,
Jessica

Il giallo della signora

22 dic

Cose interessantisssime che ho pensato al semaforo mentre aspettavo che l’omino diventasse verde è lieto di ospitare la nuova blogfiction “Il giallo della signora“. Se le trattative vanno bene, domattina potrebbe essere online il primo brano.

Post, she wrote

Pensavate fossi morta. E invece no.
Ho dovuto lasciare Cabot Cove, ormai la fama da iettatrice non mi faceva nemmeno più arrivare la posta, mi lanciavano cornetti e sale sulle peonie, e persino Seth si grattava non appena giravo l’angolo.
Ora vivo in Italia, lontano dal Maine e da quel citrullo di mio nipote Grady.
Anche qui, però, i misteri continuano, e da ficcanaso professionista non posso fare a meno di impicciarmi tra le indagini di quel nano puzzolente che è il comandante Sidoni, che ci capisce un sacco di biciclette ma nulla di crimini.
Per questo ora, nonostante la mia veneranda età di 123 anni, ho preso la patente e mi diverto a guidare all’italiana: con la mia vecchia Panda (vinta a carte contro Suor Alberta) arrivo sul luogo del crimine prima di quello lì.
Ai miei lettori chiedo scusa se ognitanto il mio linguaggio non è dei più raffinati e a volte tende a quello che usano le giovani per strada, ma sono sotto farmaci, e alla mia età è un attimo che ti ritrovi a parlare come Ozzy Osbourne.
Saluti

Jessica

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.