Archivi delle etichette: Duomo

ESc 9726

9 feb

14.07
Riesco a salire sull’Eurostar che mi porterà fino a Milano. Come sempre, parto col cellulare scarico, e, come sempre, me ne accorgo in stazione. Avendo avuto il mio treno precedente 25 minuti di ritardo alla partenza, colgo l’occasione per buttare via 10 euro per un caricabatterie del cinese. Vediamo se funziona.

14.08
Caricabatterie inserito. Come risposta, il mio Nokia si spenge. Ottimo. Cominciamo bene. Mi girano subito le balle e mi metto a fare La Settimana Enigmistica. Quella vicino a me si sta scafuddando dei Tuc. Per fortuna che siamo lontani da piazza San Marco, perchè con tutte quelle briciole, a quest’ora sarebbe morta.

14.23
Ci riprovo, lascio il cellulare spento e lo riattacco. La lucina del caricabatterie diventa rossa. A Pechino sanno che sto usando il caricabatterie, ne sono certo, mi sembra di sentire delle risate provenienti da lì, ma forse sono solo stanco. Salta la luce. Stacco. Si riaccende la luce nel vagone. Ottimo. Torno ai cruciverba.

14.56
Ma a me il telefono serve. Ok, riproviamo. La lucina ora diventa verde, ma il treno ha uno scossone. Ah, è una turbolenza. Beh in effetti, guarda quante nuvole, e come sono piccoli i campi laggiù.

Un momento…

Bene, la lucina verde si è collegata col sincrotrone di Padriciano, Trieste, è l’unica spiegazione. Ci dev’essere qualcosa di strano, oltre a volare in treno, perchè i Tuc della mia vicina sono diventati farina acqua e pongo (l’ingrediente segreto), lei sembra più giovane, e…
oddio, non ho più la barba, e aspetta un attimo…oddio sono tornato basso e grasso! Ho 13 anni!

15.02
Non so perchè ma il mio telefonino è diventato un telefono grigio della Sip. Non so come riuscirò a leggere le mail, ma ci provo, alzo la cornetta.

-Siptel, Centralin de Padoa, dica.
-Ehm sì, buongiorno, vorrei collegarmi con… Gmail
-Sillabasion prego
-Gi Emme A I Elle
-G di Guarnizione, M di Meriggio, A di Alambicco, I di Iniesion e L di Latterizzi?
-Ehm, sì, certo…
-Me spaisi sior, no gavemo nesun abonato che si ciama così.
-Ah va bene, scusi la domanda che giorno è?
-Che mato, ga bevù? Semo il 5 febraio
-Anno?
-1950 ovio, arivederci non go tempo de perder in monate.

15.16
E se provassi a staccare il caricabatterie? Ok provo.

Ok stiamo precipitando. Ora la lucina è rossa, ho di nuovo la barba e sono alto e magro, va tutto bene.
La mia vicina sembra un po’ invecchiata e si è fatta fuori tutto il pacchetto. Visto che devo morire proprio adesso, almeno leggo la posta e lancio un twitt di soccorso. 2985750853385634256902356 messaggi non letti. Come se non leggessi la mail da 50 anni. Non sarà mica che… guardiamo corriere.it

Venerdì, 5 Febbraio 2060. Corriere, il webmagazine della resistenza, non affiliato con la chiesa di Silvio Primo da Arcore.
Titolo principale: Berlusconi, pronta la riforma dell’istruzione
Dopo la cessione dell’Italia alla MullahOmar fast food, già Disney Botox Clinic, già stuzzicadenti Samurai LTD, già Fiat Ascensorazzi, il premier, gran visir, sua beltà e gioventù Silvio Berlusconi I° da Arcore, l’illuminato del Duomo dichiara: <<con il ricavato faremo la riforma della scuola. Le tette saranno rifatte il giorno della maturità come terza prova, e per la laurea tocco (di culo) e botox alle labbra per le dottoresse delluniversità del pensiero liberale.>> Sorride compiaciuta il ministro dell’istruzione Maria De Filippi, che ha già pronto il palinsesto della scuola 2060 stagione autunno/inverno:
Amici, rimpiazzerà le scuole secondarie
Uomini e Donne- Corteggiatori, rimpiazzerà le lauree triennali
Uomini e Donne – Tronisti, rimpiazzerà le specialistiche
Grande Fratello, questo il nome dell’esclusivo master del ministero di publitalia
E’ ancora sconosciuto il cast del corpo docente.

Bene, do una capocciata al caricabatterie, la lucina diventa rossa.

15.48
Quando mi rialzo non capisco dove sono. Sono tutto incriccato e in un luogo che rasenta i limiti dell’igiene. Ma sono in treno! Guardo il cellulare, la posta, quella che mangia i Tuc. Va tutto bene! La lucina ora è arancione. Non so se la cosa sia preoccupante. Sono quasi arrivato, la vocina del vagone mi rassicura. “Stiamo per arrivare alla stazione di Milano Centrale. Ui ar nau arraiving at Milano Centrale. Ricordiamo ai signori viaggiatori che stiamo cercando il colpevole del salto spaziotemporale che ha colpito il mondo nel pomeriggio. Nel frattempo, chi è convinto che sia il 1950 scenda a sinistra della carrozza e si diriga in tramvai verso il più vicino nosocomio, chi crede di essere nel 2060 è pregato di effettuare dal wifi del mignolo destro il download di “Milano Expo 2060, la guida alla città natia del premier, gran visir, sua beltà e gioventù Silvio Berlusconi I° da Arcore, l’illuminato del Duomo”

O46

22 dic

Milano, Piazza Del Duomo, Dicembre 2009

Passi di corsa sotto la neve, stai per scivolare davanti a me, ti prendo per un braccio e ti salvo da una soffice ma umida caduta. Rimaniamo a fissarci qualche secondo, sorridi dentro la sciarpa e mi dici timidamente “grazie, ciao”. Rimango fermo a guardarti mentre sparisci in mezzo ad altri mille cappotti scuri, che fanno sembrare tutti i passanti i tasti neri del pianoforte. Ricomincio a camminare verso via Torino, e il mio iPod magicamente mi propone una canzone del 1955, a testimonianza che, come sempre, è tutto già scritto.

You give your hand to me
Then you say hello
I can hardly speak
My heart is beating so
And anyone can tell
You think you know me well
But you don’t know me

No, you don’t know the one
Who dreams of you at night
And longs to kiss your lips
And longs to hold you tight
Oh I’m just a friend
That’s all I’ve ever been
‘Cause you don’t know me

I never knew
The art of making love
Though my heart aches
With love for you
Afraid and shy
I’ve let my chance to go by
The chance that you might
Love me, too

You give your hand to me
And then you say good-bye
I watch you walk away
Beside the lucky guy
You’ll never never know
The one who loves you so
Well, you don’t know me

You give your hand to me, baby
Then you say good-bye
I watch you walk away
Beside the lucky guy
No, no, you’ll never ever know
The one who loves you so
Well, you don’t know me

Come un cretino, ho sorriso fino a casa sotto la neve che continuava a scendere.

O45

20 dic

Milano, la mia via, Gennaio 2009

Duomo, -5°, 21.23. Un vecchietto con la cuffia e i guanti si siede davanti al pianoforte. E’ Burt Bacharach.

Assieme a due delle mie persone preferite, sotto il palco mi sono ritrovato davanti metà dei film che ho visto, mentre il signor Bacharach non la smetteva di ridere perchè “its’ the first time I play the piano with gloves“. Attorno a me, coppiette di varie ere geologiche si stringevano nel freddo. E mi sono accorto che mancavi proprio tu al concerto. Pensavo a te mentre rivedevo Jenny correre verso Forrest Gump, mentre vedevo il fumo bianco che usciva dalla bocca dei cantanti. Non ho mai capito perchè col freddo l’aria dalla bocca esce più bianca che dal naso. E solo stasera mi sono accorto come la condensa di chi canta esce rotonda, elicoidale, ghirigorata. Sembra quasi di vedere le note che escono, avvolgono il cantante, svaniscono appena arrivano quelle nuove. No, not just for some but for everyone, canta sublime la cantante. Il mio cervello si disconnette dalla realtà, va verso l’alto, mentre il mio naso è sicuramente caduto per terra dal freddo.

Mi arriva un tuo sms. Mi dice girati, sono sotto l’albero. Non ci credo, il liquido del mio cuore esplode come una bottiglia dimenticata nel freezer. Comincio a farmi spazio tra la folla, scusi signora ma se lei sapesse, devo andare è lì che mi aspetta. Arrivo alle ultime file, comincio a vederti, anzi prima vedo te che mi sorridi e poi il resto. Corro verso di te, corri verso di me. Mi viene quasi da piangere, ma sono già annegato nei tuoi occhi, due gocce in più non faranno la differenza. Ci sei, e non mi aspettavo di incontrarti stasera. Sento il tuo cuore che batte nonostante i 20 strati di vestiti che ci separano. Finalmente ti bacio, finalmente ci baciamo. Non sento più il freddo, ma solo te, te e what the world needs now, it’s love sweet love. Sento che ci arriva addosso quel fumo danzante che esce dal palco, mentre siamo a metà strada tra un’albero irreale e le vetrate accese del Duomo. Mi dici andiamo, e finalmente anch’io riesco a capire quelle coppiette che mi fanno vomitare, abbracciarti qui in mezzo è bellissimo, vorrei che rimanessimo appiccicati come la neve ghiacciata sul tetto delle macchine. Il cielo è color indaco, e mi sembrano tutti oscurati rispetto a noi, mentre ti sento sulla mia barba. It’s the only thing that there’s just too little of.

Burt saluta tutta Milano infreddolita, mi sveglio, Andre andiamo, sei rimasto lì con gli occhi chiusi 5 minuti, pensavamo ti fossi ibernato. Non mi giro per vedere se sei sotto l’albero, il telefono non ha vibrato. Però per me c’eri.

25 minuti

14 dic

Milano, tetto del Duomo, Aprile 2008 e Alzaia Naviglio Pavese, Dicembre 2007

Sono le 3.58, sono sotto un Duomo che è inverosmilmente vuoto e retroilluminato come le casette dei presepi. In piazza non c’è nessuno, finalmente. Oggi pomeriggio mentre me ne andavo bel bello in palestra volevo avere i poteri di Spiderman e saltellare su contrafforti e pinnacoli o almeno il reattore nucleare di Mary Poppins per far volare via la gente. Ok, uscire è un diritto di tutti e il suolo è pubblico, ma c’era bisogno di procedere ciondolanti perchè troppo presi dal guardare i sacchetti dei compagni di gregge, comprare 5 castagne per 5 euro o quelle cose con l’elastico che tiri in aria? Fatto sta che così, vuota, silenziosa e atemporale la piazza è bellissima.
Le mie orecchie ancora fischiano per le tre ore di musica del punks wear prada. E mentre sento il fischio, cerco di capire perchè ci sono andato. La ricerca di un posto in cui non mi senta fuori luogo mi pare ancora lunga. Penso al sorriso e alla squadrata che Gabbana mi ha rifilato e mi mangerei i gomiti per non aver sempre con me un cv aggiornato.

Sono le 4, e sono in via Torino. Le vetrine sono tutte accese, per ricordare anche ai vagabondi e agli ubriachi che hanno bisogno e voglia di un paio di scarpe e di un paio di jeans. Passano i taxi, e fanno un rumore sordo su quei lastroni maledetti dove di solito rischio di ammazzarmi con la bici. Lo stesso rumore di quando vai in bici solo con una rotella, adesso che ci penso. Senza il gregge che ciondola qua il pomeriggio sembra anche una bella strada. Per me lo è abbastanza, è dal 2004 che ci passeggio. Non so quanti me ci siano passati, ma sono tanti, davvero tanti. Incazzati, innamorati, incazzati, innevati, inconcludenti. Ma anche sorridenti, sudanti, soli, speranzosi, supponenti e sospettosi.

Sono le 4.10, Colonne di San Lorenzo. C’è chi cerca un tesoro o se stesso dentro un cassonetto, chi volteggia baciante la propria metà e chi come me non riesce a capire tutti quei led colorati sulle colonne. Oltre a non trovare il tesoro, se stesso o la propria metà baciante. Un giornale va a sbattere forte contro la Porta Ticinese, e secondo me si è fatto proprio male, anche se era palese che fosse ubriaco e già mal messo di suo (era un leggo o metro, ora non ricordo). Qulcuno che guarda le vetrine di scarpe c’è, e mi tocca ritrattare quanto detto sopra.

Sono le 4.15, sono in Corso di Porta Ticinese. Ormai qua la musica è finita, gli amici se ne vanno, ed io rimango sola, più di prima, cantava una rossa di capelli. Non c’è nessuno, passa un camioncino lavastrade e porta via mozziconi, bicchieri di plastica e la serata di centinaia di giovani che occludono la via solo in un punto, come ogni occlusione intestinale che si rispetti. Penso che se esistesse una pillolina che una volta ingerita diventasse il lavastrade nella mia testa sarebbe fantastico. Via tutto il casino, via tutti i casini, via quell’inspiegabile vocina che nota che nonostante tutto, le luci di Natale sono belle, che questa passeggiata con te sarebbe stata ancora più bella, se non fosse per il fatto che quel “tu” non so ancora chi sia.

Sono le 4.20, rimango abbagliato da tutte le luci che hanno messo in piazza XXIV Maggio. Rimango anche abbagliato dal fetore condiviso tra mcdonald’s e il pizziccottaro sotto l’arco. Cerco di non pensare che al salone del mobile, complici non mi ricordo quante bottiglie, mi sono ritrovato a ballare la macarena con altri insospettabili accademici come me proprio là sotto. Ah, e Pierfrancesco Favino.

Sono le 4.22, un taxi mercedes modello zingaro fa inversione davanti alla pescheria che puzza ancora di fritto e comincia la parata dei pusher. Da qui a casa, ce ne sarà uno ogni 5 metri. Sembra stiano giocando a 1,2,3 stella. E dire che non ho mai visto nessuno fermarsi. Però se ce ne sono così tanti qualche motivo ci sarà. Almeno che la mia amata sindaca Lety non abbia pensato di mettere lì tante persone solo per salutarmi. Amico vuoi coca? No grazie preferirei un chinotto, e me ne vado, fiero della mia rispostaccia a doppio senso.

Sono le 4.25, arrivo davanti al cancello, e stranamente non trovo la pisciata di benvenuto. Perchè i cancelli dei Navigli servono a farvicisi pisciare tutto il popolame che viene a rubarci il parcheggio a noi residenti. Mi accorgo che sto cominciando a pensare come un 75enne. Entro in casa, mi butto sul letto, e non ho ancora capito niente della mia serata.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.