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del tonante eloquio

21 gen

Gentilissimo inquilino,

mi preme da molto dedicare qualche riga per esprimer un mio umil pensiero nei vostri confronti.
Alla vostra veneranda età spetta rispetto (scusi il giuoco di parole), soprattutto nei confronti della vostra scelta di castità dalla caduta della RSI. Tuttavia, il fatto che lei non si accompagni di gentil compagnia (anche a pagamento) e si debba rifare sul portinaio e figlio rendendo loro la vita impossibile, non è di mio gradimento.
In questa difficile epoca, sono molto i giorni bui, e lei me lo testimonia. Solo la mancanza di luce può spiegare quelle espadrillas, i pantaloni corti e le camicie di larga misura. Non dia peso alle mie sciocche parole di direttore artistico, professione vicina al mercimonio, a usar le sue larghe vedute. Egli forse si ricorda del nostro primo incontro? Io sì. L’era una sera uggiosa di gennaio, in cui il sottoscritto, appena trasferitosi a palazzo, rincasava sapendo di non avere le chiavi, lasciate a quel truffaldino dell’idraulico. Ebbene, le domandai, gentil signore, di lasciarmi il portone aperto, e lei bofonchiando come sempre me lo sbattè in faccia, dicendo che non potea sapere se vivessi qua o no. Le mie risposte non la convinsero, e dovetti rimanere sotto la pioggia per mezz’ora. Poi se ne andò con quella esotica procacciatrice d’uomini, ottenendo tutta la mia stima. Torniamo a noi, scusi la divagazione, ma il pubblico ha voglia di conoscere i dettagli.
Io trovo poco elegante per una persona della sua levatura morale, urlare di muoversi a fare i lavori e dare ordini al signor Paquito. Tantomeno darne al figlio del signor Paquito, screditando la sua figura genitoriale, cosa che come lei ben sa, non è da fare con un ragazzino in fase adolescenziale. La sua canuta madre, con la quale convive, non gliel’ha insegnato signor Roberto? Non mi metta nella condizione di scriverle una lettera raccontando gli atti di bullismo del figlio in cortile, soprattutto se il figlio ha più di 60anni.
Crede che farebbe piacere alla signora sapere che lei, così lungimirante e affascinante, passa le giornate a controllare la gestione dei rifiuti del palazzo, urli su come si innaffiano le siepi, rimproveri continuamente il portinaio di mancanze che esitono solo nella sua testa?
Pocanzi sono uscito e stava nuovamnete urlando in portineria. Forse lei non sa quanto io giudichi volgare l’urlo. Quasi come l’infradito in città. La prego quindi di smettere, prima di costringermi a dirle quello che penso una volta per tutte. Qualora lo desiderasse anche in più idiomi.
Concludendo, la avviso che la sua cassetta delle lettere diventerà polo per la ricerca degli effetti biologici della muffa alimentare su legno. Qualora invece avesse solo bisogno di accompagnarsi con una dispensatrice di felicità, mi faccia sapere che conosco un sacco di donne di malaffare.
Cordialmente,

Dr.Andre Bellomo
scala A

Dell’antico mestiere

20 gen

Gentilissime inquiline della scala adiacente,

Milano, mercatino dei Navigli, febbraio 2008

so esser voi molto impegnate nel campo della salvaguardia degli usi e costumi antichi, soprattutto del più antico e osannato mestiere. Sono sicuro che portare avanti il gentil eloquio della trattativa coll’andirivieni odierno sia per voi molto difficile: l’inquinamento acustico vi obbliga ad alzare (dopo le sottane per esporre meglio la merce) la voce, per poter proferire con gli odierni avventori. Avventori indispensabili, perchè si sa, il lavoro della ricerca, chiede continui fondi, e causa fughe di cervelli. Evitando il triviale giuoco di parole, tengo a riaffermare la stima e il supporto per la vostra causa. In questa moderna epoca, le tradizioni rischiano di scomparire, ma grazie a voi sopravvivono queste arcaiche, gioviali forme di commercio e artigianato.
Mi trovo tuttavia nella scomoda posizione di dover ricordare a lorsignore che portare il lavoro a casa fa male, soprattutto per professioniste affermate come voi. E’ vero, ora ci sono anche i part time orizzontali come il vostro, ma credo abbiate confuso la sottile sfumatura di significato, ivi di pari passo per l’espressione che troviamo nei notiziari cartacei: “lavora da casa.”
Confidando nella lor cortese considerazione di questa missiva, spero vogliano dimunire dopo l’imbrunire il tono delle loro conversazioni semiotiche sugli ultimi studi nel campo dell’ars oratoria, e perchè no, care signore, il tono delle conversazioni all’apparecchio telefonico: per quanto a noi giramondo farebbe piacere fosse così, alzare il volume della voce non accorcerà le distanze coi nostri cari lontani.
Rinnovando stima e saluti,

Dr.Andre Bellomo, scala A

quando la posta viene il campanello suonerà

31 dic

Madrid, Calle Cristo 1, Settembre 2006

Gentilissima Postina,

con la presente vengo a comunicarle il risultato di una ricerca scientifica condotta da un team di 3895 fisici nucleari.
Ciò che vede nell’immagine di repertorio di cui sopra, è un citofono. Lo so, lo so non l’avrebbe mai detto. E so anche che non è colpa sua, ma di Poste Italiane che non le ha fornito i giusti strumenti di formazione. Bene, nell’ottica di esserle d’aiuto, mi preme riassumere in pochi punti ciò che dice la ricerca:

  • quello è un citofono, non un armadio da spostare. Ergo non serve appogiarvicisi di peso, motorino compreso (l’ho vista)
  • l’oggetto in questione è fornito di videocamera: la messa in piega non dev’essere alla Gruber degli anni che furono, ma nemmeno modello ruspa di scoiattoli
  • suonando tutti i campanelli contemporaneamente si riesce a bloccare contemporaneamente tutto il citofono del palazzo e si riesce pure a far incazzare contemporanemente chi sente tutti i campanelli suonare per 5 minuti
  • non si tratta di un distributore automatico. Non è che se pigia Bellomo le scende giù lo sgnoccolone che qui scrive.

La ringrazio per la cortese attenzione e le porgo i più cordiali auguri per un 2010 senza citofoni per tutti.
Andre Bellomo, ospite del V piano.

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