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Roma 3 – Le sopracciglia

2 mag

E infine, il post delle cose di importantissimo valore.

Ormai sono abituato a vedere sopra gli occhi dei maschi esercizi di stile che Moira ormai dovrebbe diventare un termine di uso comune. “Daria fammi le Moira” “Versione Circo di ghiaccio o Elefanti classic?”. Ma Roma mi ha stupito. Facendo inarcare il mio, di sopracciglio, folto e fiero.

Se da noi meneghini l’ala amica per i maschi è l’ala di gabbiano ed è un appannaggio di un certo tipo di finocchie e tronisti aspiranti, nella caput mundi mi sono accorto di come sia uso e costume di un target ben più ampio di masculi. Anche i più trasandati, il modello artista maledetto, l’ alternativo ripulito, il borghese coi pantaloni bracaloni, sfoggiano un’arcata sopracciliare modello San Pietro. Regalando uno sguardo da micia nei casi più fortunati o lo sguardo perennemente stupito nel caso di quelli dotati di un sacco di pelo sopra occhio.

Ma cosa avete contro quei poveri peli? Pensate di essere chi? E di piacere a chi? A chi possono piacere le sopracciglia modello Dalì, maschio o femmina che sia l’osservatore?

Alcune fatte col trattopen, per l’uomo fescion, alcune fatte invece seguendo quello che le donne non dicono. Ossia quando non si radono le gambe perché sono single e quindi non prevedono ospiti. Quindi sopracciglia, ascelle, baffe, peli sulle braccia non pervenuti, modello yeti invece sotto cinta.
Per i maschi, invece avviene il contrario. Le malefiche estetiste, evidentemente adottando un transfer verso l’amore che le ha lasciate per la minorenne di turno, si vendicano lasciando il sopra (cerco di farmi capire: il sopra sarebbe la parte che segna la fine della fronte, il più delle volte bassa) incolto, naturale, e poi sotto, quindi sopra l’occhio, propongono delle spianate e ripulite che solo la Mina negli anni migliori seppe proporre. Credo via ceretta.

E qui si conferma il teorema della mia amica Nancy Brillantante, al secolo Alessio, secondo la quale ormai solo gli etero si depilino.

Roma 2 – Concerto del Primo Maggio

2 mag

Uno sfizio che volevo togliermi da sempre.

Non ci ero mai stato, avevo sempre vissuto l’esperienza in maniera televisiva e trasognata, frignante per il ritorno a scuola del giorno dopo da piccolo o comatoso dopo il primo maggio in giro da grande. Quindi ecco a voi 10 cose da sapere, interessantissime, ovviamente

1-Sfatiamo un mito. La piazza, come vi scrivo sempre anche del teatro Ariston in Sanremo, non è gigantesca come sembra in tv. Per le amiche e gli amici Udinesi, non è più grande di Piazza Primo Maggio: e sto parlando della rotonda racchiusa dagli alberi. Per le amiche e amichi Milanesi direi…metà piazza Duomo. neanche forse.

2-Se come me pensavate di ritrovare la vostra adolescenza, sappiate subito che non è così. Vi sentirete subito più vecchi dei ripetenti che facevano i rappresentati d’istituto al liceo o come quei vecchi che dicono alle signorine in palestra “ehi ti taggo!”

3-c’è gente che ci tiene tantissimo e arriva la sera prima piantando la tenda, assicurandosi così di essere in pole position il giorno stesso, e già col pieno di alcol a colazione. Beata gioventù

4-il 90% dei partecipanti alla festa dei lavoratori non ha mai lavorato. Perché ha 16 anni. Visto come vanno le cose, tra l’altro, mai lavorerà. Da vecchia megera nascosta sotto la barba di un bel ragazzone, posso prevedere che la cosa non gli interessi un granché.

5-Si parla di diritto del lavoro e di incidenti sul lavoro. Poco.

6-Col passare della giornata il prato diventa croccante per il rivestimento di cadaveri di lattine di birra e bottigliette d’acqua. Voci di corridoio molto vicine all’organizzazione mi dicono che l’AMA non aveva portato i sacchetti la sera prima. C’è da dire che è anche difficile gestire i rifiuti di migliaia di persone.
C’è da dire anche che se puoi portarti la scorta da bere, puoi rimettere i vuoti nel tuo lercio zainetto.

7-Andare al primo maggio non vuol dire per forza essere delle menti aperte o evolute. Ci sono sempre i coglioni che spingono tutti per andare avanti, non chiedono permesso per passare (si sono proprio una vecchia) e che arrivano pensando di essere allo stadio

8-Pogare. E qui viene fuori tutta la mia sociopatia. In primis non mi devi toccare. In secondo luogo non mi spingi. Sono contento che tu abbia molto trasporto per le canzoni in dialetto, ma puoi esprimerlo saltellando sui tuoi piedini o facendo uuuuuhhhh! Non serve creare un vortice di spintoni. Ma d’altra parte, la nostra non è una società evoluta. Noi siamo per l’involuzione.

9-Si sta tutti vicini. vicinissimi. Per cui sceglietevi bene un posto e guardate chi avete vicino. Prima di andare sotto il palco, ho visto più unghie mangiate e denti marci in 3 ore che in tutta la mia vita.

10-Sotto palco, nel pezzo della sera ci sono momenti in cui capisci perché hai passato le ultime 8 ore in piedi. Se hai la fortuna di avere un cervello pensante capisci anche perché sei lì il primo maggio, e nel mio caso, dedichi tutte quelle ore in piedi a tutti le amiche e amichi che, nella festa dei lavoratori erano in piedi, dietro un bancone ad aspettare che nessuno entrasse nei loro negozi.

Vittima di smarrimento

27 apr

Come voi ben sapete, ho avuto il dono della bellezza e non quello dell’intelligenza. Quindi perdo tutto quello che può essere tenuto in mano, nonostante sia provvisto di numero 2 pollici opponibili.

Lunedì, bello sgargiullo arrivo qui a fare la bidell…ehm l’editor e parcheggio a pagamento sotto l’istudio. Il mio amico Pisy, che per voi è il sindaco Pisapia, mi ha fornito di una colonnina mutlimediale per pagare il parcheggio. Come in tutti i paesi civili, infatti, finalmente si può pagare col bancomat.

Quindi io arrivo, un po’ come Heater Parisi in questo spot:

e faccio i miei 3,62 di bancomat. Poi prendo il telefono, l’altro telefono, le sigarette, l’accendino, butto via il bancomat, prendo la giacca, prendo la borsa e chiudo la macchina.

La sera dopo ho una bella serata con amiche e amichi, di quelle che insulti degli sconosciuti e poi vi diventi amico. <3 Rosy <3 Visto che siamo in tanti, non posso pagare col bancomat, quindi prelevo.

Arrivo davanti alla banca, apro il portafogli, escono i pipistrelli, la carta di credito mi implora di non essere strisciata e il bancomat… non c’è. L’espressione del mio volto diventa quella del pensatore di Rodin, passando poi per la gettoniera della Fornero e finendo con quella che farebbe Flavia Vento se dovesse dire la tabellina del 7.

Corro a casa, non ci vedo più dalla fame, ricarico il bancomat di emergenza (quello del conto alle Cayman), corro verso   i friendsss, mentre blocco la carta.

Il giorno dopo non c’è nulla di interessante nel racconto, era il 25 aprile e quindi nulla potevo fare.
Ieri, giovedì, vado in banca, perdo tempo per farmi dire che senza denunzia non si può avere il bancomat. Allora vado dai caramba.

Arrivo, favorisco il documento, spiego cosa devo fare. Non è la prima volta che lo faccio, non è il primo bancomat o carta di credito che perdo. Aspetto 5 minuti che mi riportino in documento.
Vengo messo in sala d’attesa, dove passerò un’ora con la mia amica (furto computer) e un vecchio che si vanta con noi di raccogliere i sigari a terra.

Passata quell’altra mezzoretta, vengo fatto entrare in un sottoscala che sa di merda antica e catrame. Faccio la denuncia. “Ge l’ha il numero della carta?” “Secondo lei so il numero del bancomat?”. Vabbè concludiamo, egli stampa, io rileggo e voglio morire perché mi sta per partire la classica risata alla Carrà. Perché? Leggetelo voi

E quindi sono stato vittima di smarrimento, in via PierA della Francesca, la sorella del noto pittore.Vorrei chiedere allora all’arma a chi dovrei chiedere i danni, se posso andare a piangere sotto la doccia o urlare come Nell nel bosco. Tutto qui.

Delunedìzzazione

7 nov

Ebbene, qua occorre allietare i toni della giornata. Il lunedì si conferma schifoso e appiccicoso come una chewingum sotto le scarpe nuove.

L’altro giorno ho avuto la sfiga terribile di sentire questa canzone:

Devo dire che ho trovato meno fastidioso l’attacco di panico che ho avuto in metro stamattina. Davvero.

Allora mi sono messo a pensare che in tempi di crisi non si butta via niente, quindi, come potrei usare questa “canzone” per fare del bene?
Potrei:

  1. metterla sul davanzale per spaventare i piccioni
  2. spedirla a Povia tipo pacco-bomba coi piccioni spaventati
  3. metterla nel campanello per spaventare i testimoni di Geova
  4. usarla per rispondere a quelli di Dianetics che ti fermano per strada
  5. usarla in un confessionale (che ricordiamo agli italioti che non è quello del GF) quando il prete mi chiede i peccati
  6. farla sentire a quella di fastweb che rompe a ora di pranzo
  7. tenerne sempre una copia in bagno, nel caso che la stitichezza mi sorprenda (mai successo)
  8. usarla coi vigili quando mi chiedono i documenti
  9. usarla per una rapina in un negozio di musica classica
  10. donarla a tutti i circhi per spaventare gli elefanti che vogliono fornicare con le zebre
  11. metterla fuori dalle macellerie per scacciare le mosche
  12. venderla ai contadini per spaventare le poiane (rihanna gonfiabile non inclusa)
  13. farla sentire nello spazio per far capire agli alieni che ci vogliono invadere che abbiamo già i nostri problemi
  14. metterla nell’ipod da farmi rubare da ladri/zingari/mariuoli così imparano
  15. metterla sulle strisce antinebbia/anti-pisolino-mentre-guidi in autostrda.
Dai Rihanna, almeno sei socialmente utile.

Binomi impossibili (nel nome della moralità)

25 set

Giuliano Ferrara sbotta a TvTalk per un paragone televisivo da lui non capito tra b. e Strauss-Kahn.

Trovo esilarante che Ferrara parli di morale. Trovo iperbolico che parli di feste da ballo. Trovo sfacciata la difesa popolana. Trovo irritanti quelle bretelle.

Il fulcro della requisitoria, o forse meglio sarebbe dire della sua retorica, è LA MORALE. Fatta in tv, sbandierata come una bandierina quando passa il papa, buttata in faccia a chi passa da una lavoratrice del marciapiede. Giuliano, per favore eviti.

Però su una cosa mi hai conquistato. “In nome della cameriera del Sofitel!” è cento volte meglio di “in nome della legge”. Più contemporaneo, più vero, più coordinato a chi ci governa e a chi ti sfama.

Concludo prendendo spunto dal suo invito “a non usare e mettere sullo stesso piano due parole come b. e Strauss-Kann“. Ha ragione lei Giuliano, basta con questi binomi improbabili, come

DOCCIA BRONZE, perché una cosa o lava o tiene l’abbronzatura

GIANNI E PINOTTO, perché sono due omosessuali che minano I VALORI della famiglia (andare a puttane il più delle volte)

PANNA E CACAO, perché le coppie miste sono sempre strane da guardare

CULO E CAMICIA, perché le pratiche sadomaso offendono il pubblico più sensibile

ALI AMICHE, perché non ci sono mai nel momento dl bisogno

UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE, perché non bisogna essere buonisti o comunisti, la via è una e bene…fica.

ALTOLA’ AL SUDORE, perché le forze dell’ordine non possono fermare un’onesta lavoratrice che fa… pardon, una gentile invitata ad una festa da ballo.

COTONE E PELLE, perché non vanno mai assieme, nemmeno in lavatrice (cit.)

e mi permetta di aggiungere anche

CALZINI BIANCHI E SCARPE NERE, perché sono quasi peggio del binomio

INFRADITO E CITTA’.

Scherzi telefonici.

20 set

Lo ammetto. Per la prima volta in anni di dittatura il silviolo nazionale mi ha fatto ridere. Pochi minuti fa c’era Ballarò. E sapete che a lui fa piacere come ai gatti fare il bagno o a calderoli vedere due omosessuali di colore baciarsi mangiando un kebab. Quindi rimette in gabbia il pistolino, benedice due ministre e prende il telefono. La prima telefonata non va a buon fine perché aveva finito il credito parlando di questioni internazioanali con un’amica in difficoltà.

Allora b. ri-telefona e cosa fa? La telefonata muta! Ahahahahahhaahahahah.
Un classico degli scherzi telefonici nel paleozoico precellulare (citando Benni).

In rete c’è anche chi dice che era zitto perché non è abituato a rispondere alle domande.  In effetti…

Allora dedichiamo a b. dei video telefonici, e ringrazio Fabio, che senza volere mi ha dato quest’idea.

e per il teorema Bellomo, ossia che la Raffa ha già cantato tutto e su tutto:

Sono ore che aspetto però
Tu non chiami mai
Quanto ancora resisterò
Se tu non lo farai

Amore io non aspetterò
Se non mi chiami ti chiamerò
Ma la linea è occupata
E chissà con chi sei
Non resisto ti sbloccherò

Tele, tele, tele, telefonarti 
Se mi rispondi riattaccherò 
Tele, tele, tele, telefonarti 
Col mio silenzio ti stupirò 

Ah ah ah, sono pazza di te!
Telefona
Ah ah ah , ma il mio orgoglio dov’è
Telefona

Mi vorrei vendicare,
Vorrei farti aspettare
Ed invece ti chiamerò

Il telefono squilla da me
Ma non sei mai tu
Vado avanti bevendo caffè
Ormai non dormo più

Amore io non aspetterò
Se non mi chiami ti chiamerò

Ma la linea è occupata
E chissà con chi sei
Non resisto ti sbloccherò

Tele, tele, tele, telefonarti
Se mi rispondi riattaccherò
Tele, tele, tele, telefonarti
Col mio silenzio ti stupirò

Ah ah ah , sono pazza di te!
Telefona
Ah ah ah , ma il mio orgoglio dov’è
Telefona

Mi vorrei vendicare
Vorrei farti aspettare
Ed invece ti chiamerò

Tele, tele, tele, telefonarti
Se mi rispondi riattaccherò
Tele, tele, tele, telefonarti
Col mio silenzio ti stupirò

Tele, tele, tele, telefonarti
Se mi rispondi riattaccherò
Tele, tele, tele, telefonarti

Correndo col cric in mano

20 set

Scusate, ma devo dire anche io la mia sulla Terry. Terry de Nicolò per chi nelle ultime ore fosse rimasto chiuso in un sarcofago cercando Mirigliani. Video qui.

Oggi si dice entraîneuse. Escort. Accompagnatrice. Mia nonna al telefono prima mi ha detto “Quele xe putane”

Quando mia nonna andava alle medie le donne di facili costumi non esistevano perché c’erano le case chiuse. Quando alle medie ci andava mia mamma esser considerata una ragazza leggera era una cosa da vergognarsi. Quando io andavo alle medie, non 100 anni fa, ma a metà anni ’90, se dicevi troia a una ragazza rischiavi grosso. Le opzioni, nella mia scuola media non borghese, anzi, erano:

-pallonata da basket in faccia
-calcio nelle palle
-botte dal moroso della troia, più grande, perché lui era in terza (e lei era troia per questo)
-inseguimento dagli zingari
-genitori al varco della scuola

Poi al liceo si sa, le zoccole sono sempre quelle della scuola accanto, così dicevano. Non ricordo molto, ero più simile a un Richard Ginori che a un Richard Gere quella volta. Quindi le guardavo sì, ma nessuna è stata disponibile con me. E dire che ero un buon partito, avete presente quelli di sinistra coi capelli lunghi e la ralph lauren? Ecco io. Ma quella volta ad avere appeal erano i muscolazzi, non i soldi.

All’università ho conosciuto una Terry ante litteram. Nicolina si chiamava. Lei era veramente troia. Sapeva di essere carina, pur essendo una bellezza da supermercato, una macchina economica ma coi cerchi in lega. E coi sedili ribaltabili. Quando noi ci facevamo bastare 50 euro per una settimana, lei faceva la bella vita. Senza sapere fare niente. Beh quasi niente direi. Ah e lo faceva anche una sua amica, che ha sfornato presto un assegno di mantenimento per i prossimi 18 ann… un bebè, volevo dire.
Una volta giunto a Milano mi sono accorto che le Terry sono tante, e ho avuto la prova che le arrivate non le sopporto. Non vi dico poi quante ne ho viste nel mondo della moda.

Quindi, Terry, volevo dirti alcune cose, a te e a quelle come te. Bene, siete libere di darla via come un vestito alla caritas. Buttarla via come le spazzature. Darla via come se non fosse vostra. Fallo pure ma emetti fattura. Se vuoi vivere con 20mila euro al mese pagaci tu le tasse. Perché con le mie, mi scoccia che b. si paghi i vizi.
(lo sai che poi esiste chi fa un lavoro vero, e non ci crederai, non arriva a mille euro al mese)

Parli poi di cessi, racchie o cozze, adesso non mi viene in mente. Io fossi in voi non mi vanterei così tanto di piacere a certa gente. Non farei un valore essere fiera di aver trovato la via più facile per fare i soldi. Sappiatelo, anche vestite Prada sempre troie rimanete. E non c’è alcun moralismo. Quelle che fanno marciapiede sono molto più dignitose di voi. Certo, c’è chi lo fa per vocazione (c’è?) ma non ne fa un vanto. Non te lo sbatte in faccia. Non in quel senso.

Non sono una donna, ma molte volte sono una bionda nascosta nel corpo di un barbuto, e quindi mi girano le ovaie. Provo a pensare a “anche se vai in strada e gli chiedi a una donna se vuole andare Silvio ci va a piedi, correndo anche“. Hai ragione Terry. il 99% delle donne che conosco da silvio ci andrebbe correndo.
Con il cric.

Una questione di tinte

24 mag


Proprio così. Una questione di tinte. Non c’è metafora più azzeccata.
Avete presente quando vostra zia Maria decise di darsi un tocco di vita osando un po’ troppo dalla parrucchiera appena uscita dalla scuola per corrispondenza? Oppure quando quella della nonna Pina le ha fatto l’azzurro birichino e vi è arrivata a casa color gelato al Puffo? O ancora, quando vedete in controluce quel nero corvino del salumiere, che vi ha sempre insospettito?

E’ una questione di sfumature, come in comunicazione. Il messaggio di zie, nonne e macellai è, come nel caso delle elezioni comunali di Milano, l’essere giovani.
Quindi visto che s’ha da essere giovani, si è deciso che s’ha da essere su facebook.

Così è stato fatto per la candidata Moratti. Regia di Red Ronnie. 
Entrambi forieri di un rosso pilifero un po’ sbiadito, mi si permetta di dire abbastanza lontano dal credo politico,  hanno usato troppa lacca (c’è chi vocifera che Lady Letizia sia sponsorizzata segretamente) per condire i messaggi.
Red, vj ante litteram (anche se diciamola tutta, il primo programma musicale della tv è Canzonissima, quindi il titolo va alla Raffa nazionale), consulente di internet e nuove tecnologie per il comune di Milano, ha messo il suo know-how televisivo per creare il canale youtube di Letizia Moratti, che fino alla settimana scorsa si chiamava morattiletizia. Ora, dopo il primo turno delle elezioni si chiama LetiziaMoratti2015.
Questo è uno degli errori da non fare: un canale è come un brand, crea identificazione e ha un pubblico di riferimento. Cambiarlo all’ultimo non è una scelta di marketing molto scaltra. Se poi volessimo fare i maliziosi, potremmo addirittura pensare che il sindaco in carica abbia mollato la spugna. 
Torniamo ai video. Un successo inaspettato sui social network. Sono stati linkati da chiunque in questi mesi. Però non credo che fosse proprio il tipo di successo aspettato da regista e protagonista. I più intelligenti ci hanno scherzato sopra, quelli meno, aggiungevano l’insulto. La questione non è personale. E’ di linguaggio e territorio.

I social network sono un ambiente mediale di appannaggio prettamente giovanile. Hanno un codice interpretativo e relazionale ben preciso, che ovviamente è più immediato per chi fa parte della famosa generazione Y. E’ così perchè facebook, non è una cosa astratta o una filosofia. E’ semplicemente la realtà di chi è giovane nel 2011 (puristi esclusi).
La comunicazione di quello che viene chiamato il 2.0 è destrutturata o più precisamente orizzontale: tutti possono commentare e condividere ciò che pensano. Per fare un esempio, se leggiamo un blog in queste pagine, noi possiamo dialogare tranquillamente e in modo immediato con l’autore del post. C’è sempre spazio per la replica.

Questa è una cosa che Red non ha capito. All’indomani delle elezioni, pubblica un post sulla sua pagina Facebook dicendo che la cancellazione del concerto LiveMi è opera di Pisapia. Un po’ improbabile visto che il gentil Giuliano non è ancora sindaco. Il popolo di internet, allora è partito al contrattacco, dicendo che le cose non stavano così. Ci sono stati dei controcommenti e poi… è successo l’inaspettato. 
La pagina del buon Red è diventata il regno dell’autoironia sul candidato Pisapia. La bacheca è stata presa di mira, nonostante i ban (cioè il blocco di un utente da parte del detentore dello spazio,) da una serie di sfottò magistralmente eseguiti da chiunque ricevesse il link da parte di un amico. Giusto per la cronaca, la pagina venerdì 20 mattina aveva circa 8 mila iscritti, nel pomeriggio 11 mila e poco fa, domenica pomeriggio, quasi 18 mila.

Partendo allora da Nanni Moretti “LE PAROLE SONO IMPORTANTI!”(link video) arriviamo alla prima, non così scontata lezione sui social media. Bisogna calibrare bene il messaggio. Non è pensabile l’attacco diretto senza aspettarsi un contraddittorio. L’educazione della nonna, poi, dovrebbe essere alla base: non si parla male degli altri. Non dovrebbero essere i contenuti a convincere? Questo è un discorso retorico, quindi chiedo scusa e vado avanti.

Seconda lezione di web 2.0: internet non è controllabile. C’è chi direbbe che è anarchico, io preferisco dire che è punk. Punk nell’accezione della cultura underground che sbeffeggiava la Monarchia inglese. Internet parte dal basso, non dall’alto. Non si può pensare di fermare il flusso, né tantomeno di fare il bello e il cattivo tempo come in televisione. Non si può mandare la pubblicità o mettere giù il telefono se il chiamante dice qualcosa di scomodo.
Ora Red Ronnie si è rifugiato nei suoi siti, che funzionano proprio come la tv. Sono lontani dai social (bisogna avere il tempo e la voglia di lasciare facebook, e qui si sfiora la patologia) e non sono interattivi.

Bisogna capire che per usare internet per comunicare, e per di più nel discorso politico, non ci si può improvvisare. Esattamente come in pubblicità, tutti pensano di poter fare uno slogan (parola che non si usa nell’ambiente) o un annuncio. Sembra scontato ciò che scrivo, ma porto l’esperienza mia e di chi si occupa di distance communication come me: tutti pensano di poter fare il tuo lavoro.

Appuntamento al prossimo post, dove vedremo come invece, ha funzionato la campagna di Pisapia, perché si è basata e si basa su un concetto forse anacronistico, ma ben preciso e radicato nella cultura del web. La coerenza del messaggio.

Lo sguardo del riccio

14 feb

Italiani, convinti o dubbiosi che siate, scettici o indignati, per la dignità o contro i puritani, preparatevi. E’ la settimana di Sanremo.
Come tutte le feste comandate, fa alzare gli occhi al cielo ai più, si cercano mille impegni per evitare tutte le cene e gli scambi di regali, ma è inevitabile. Proprio come trovare il controllore sul tram l’unica volta che non hai fatto il biglietto.

Così, eccoci qui. Quest’anno gli anni sono 61, e a differenza di ciò che comporterebbe catodicamente tale età in termini chirurgici e dietetici, la manifestazione più seguita in tv non si è rifatta tutta, ma si è presentata florealmente a noi giornalisti del roof dell’Ariston, un po’ col motto: invecchiare con dignità.
Quello che leggerete nei prossimi giorni sarà un dietro le quinte di quello che vi ammollano in tv ogni anno, commentato con sarcasmo e dovizia di particolari, per lo più inutili, perchè lasciamo le cose importanti ad altre pagine di questo sito e di questo giornale.

Via, si comincia.
Chi vi scrive è in quinta fila nell’arena della carta stampata, e si trova subito la cinquina stellare di fronte. Il capitano Morandi, diciamolo una volta per tutte, da vicino non è poi così giovane. Sembra un po’ una tartaruga, come direbbe Bruno Lauzi. Alla sua sinistra e destra, le due bellone, che però non si dice. Sono le conduttrici, Belen e Canalis, la prima un po’ Madonna del Rosario, la seconda sgnacchera doc, entrambe corredate da trucco modello serata impegnativa. Fiere rappresentati della figaggine italiana, di origine e di arrivo, nonchè portatrici sane di bonaggine sono davanti a noi squali con la faccia un po’ come quando torni dalle ferie e sai che hai dimenticato i tomini nel frigo. Quindi la bella presenza si allontana dallo sguardo, quello del riccio che vede i fanali e sa che sta per essere centrato dai pneumatici di un Suv. Al fianco delle belle, Luca e Paolo, che sono la nostra speranza di evitare il colpo di sonno, quello che ti viene quando senti la sigla di Marzullo. Sì, quell’attimo, che nemmeno 10 gocce di Minias funzionano così bene.

Gianni c’ha ste mano giganti che arieggiano la sala ogni volta che parla. Dice che sarà un bel festival e che loro sono molto uniti. Preparatevi, perchè sta pippa della serata dedicata all’ Unità d’Italia ve la faranno sentire più e più volte. Ad un certo punto il microfono comincia a friggere, Morandi ha lasciato il telefonino acceso. Risponde Belen, non poteva essere altrimenti, è lei che lavora per la Tim, e rientra nelle richieste di fine contratto.

Arriva una battuta di Paolo Bizzarri: Buon San Valentino, la festa dei fioristi di Arcore. La sala ride, io pure, ma secondo me è ad Arcore è la festa dei piazzisti della BungaBunga srl.

Sanremo, per quanto sia come la Carrà senza età, è anche attualità. La prima domanda, per rompere il ghiaccio e mettere subito tutti a proprio agio, è di Marinella Venegoni. Cosa ne pensano le due conduttrici della manifestazione di ieri  ”Se non ora quando?”, chiede la giornalista. Ed eccolo, lo sguardo di smarrimento, quello che ti coglie quando cerchi l’Imodium in una parafarmacia di Nikko in Giappone ed è tutto scritto in ideogrammi, quello che hai sicuramente provato a scuola quel giorno, quell’unico giorno in cui sei stato fuori con la cumpa tutto il pomeriggio, e non hai ripassato i verbi di tedesco, che la prof ovviamente chiederà a te. Belen si prepara al condono: non sa nulla, ma ha visto qualcosa sui giornali. La Canalis sostiene la sua non partecipazione perchè la dignità delle donne non va manifestata un giorno, ma sempre. La spada di Damocle dell’ovvietà punta dritto a lei, ma Belen che è di ampie vedute sostiene che «donne senza valori ce sono in Italia e da tutte le parti» e la palla torna al centro. Zio Gianni Morandi sente i giornalisti che affilano le punte di veleno delle penne e dice «Secondo me ci saresti andata alla manifestazione, io sarei stato in prima fila». Scatta l’applauso della sala a Morandi, le due regalano alla sala un sorriso particolare. Tipo quello che facciamo ai vigili urbani, presente?

Si parla poi, in velocità perchè s’ha da pranzare, di televoto, di ascolti, di Eurofestival. Ad un certo punto, viene richiamato il santo del giorno «ragazze, vi hanno fatto gli auguri i vostri fidanzati?», «Ma fatti i cazzi tuoi», risponderà in loro interesse un noto giornalista. Luca e Paolo riprendono in mano il coma mangereccio raccontando che quando la Rai ha chiesto i loro testi di disturbatori, volevano mandare l’Ulisse di Joyce con le loro pagine nascoste in mezzo all’opera.

Ora la nota dolente. La controprogrammazione, amici bloglettori. Eh sì, perchè dovete sapere che qua sono tutti in panico. Non tanto per “il gruppo editoriale concorrente”, come lo chiama Mazzi, bensì per le puntate di Ballarò e Annozero, visto il delicato momento che stiamo vivendo. E non hanno tutti i torti, se venisse fuori proprio in una di quelle trasmissioni che Buonasera Dottore, cantata da Mina, in verità è la trascrizione della telefonata di un gentile e ospitale signore e una giovine ragazza dello spettacolo?

Dal roof dell’Ariston è tutto.

Per ora.

AH, QUESTO ARTICOLO POTETE LEGGERLO ANCHE SU L’ESPRESSO:

 

http://ariston-spy.blogautore.espresso.repubblica.it/

 

;)

 

Andre

sbrodafone 2011

3 gen

-allòra buongggiòrno abbiàmo delle offèrte.

-interessante mi parli di iPhone con abbonamento mensile all inclusive, perhcè io sono dell’idea che sia meglio comprarselo da soli.

-allòra, se vuole chiamaaare lei ha 400 minuti per un anno

-wow più di un minuito al giorno, grazie. Ma ha anche internet?

-còòsta un euro a settimaaaana.

-ok, ma tornando alla domanda principale: al mese, quanto mi costa l’abbonamento

-niénte

-lei mi sta offrendo un piano telefonico che non costa nulla?

-sì, no, l’attivazzziòne è gratùita, poi dipènde dallerrriccariche

-io sto parlando di ab bo na me nto. quanto costa al mese?

-niente le ho detto, l’attivazzziònè è gratuita.

-Proprio non ci capiamo e mi sta facendo perdere tempo. Clic.

 

Per un 2011 ove il customer istruisce il care. auguri.

 

 

p.s. omnitel, quanto mi manchi.

p.p.s. Santa Raffa, la classe della televendita.

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