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Palestrology – La golden

26 apr

Non c’è niente da fare. Lui incarna la tanto bramata parità uomo-donna. Al contrario però. Nel senso che molti di noi macsculi abbiamo detto almeno una volta nella vita “ce l’ha solo lei e pure d’oro” riferendoci a quella della sezione vicino alle superiori. Avete poi mai capito perché quelle della classe vicino sono sempre più gnagnone? Vabbè chissenfrega, qua parliamo di “ce l’ha solo lui e pure d’oro”, da qui in poi il/la golden. E il la vale per i maschi. Anzi direi direttamente LA golden. Bentornati a Palestrology.

Un po’ golden lady, passerona ammaliante nel suo ingresso nello spogliatoio prima di allenarsi, sa subito quale sarà il suo workout della giornata: trovare tutte le posizioni possibile affinché tutti vedano, sappiano, notino che ce l’ha solo lui e pure d’oro. Il manubrio dei manubri, il bilanciere dei bilancieri, il birillo dei birilli. Il suo.

Primo passo: la svestizione. La golden si sveste solo dove può essere vista, la golden senior, invece, quella che lo mostra a tutti da quando c’erano ancora le lire, si sveste solo dove può essere vista con specchi vicino, aumentando il suo pubblico di N persone alla N. Lei non si cambia in verità. Fa una preview di un video della Colt (no, non la macchina.). Ogni movimento è lento, come il caricamento di un video di un certo tipo con un modem 56k. Non è importante il pezzo sopra, che lascia per ultimo. Al punto di essere con  giacca cravatta e… la prolunga libera. Lo spettacolo avviene all’apertura della zip, all’abbassamento del pantalone già comincia a controllare che tutti stiano cercando di gaurdarla.

Secondo passo: outfit per allenarsi. La golden non usa le mutande, ma solo pantaloni stretti e corti. Oppure quelli da maratona. Oppure, se usa le mutande (e qui ho avuto l’idea di questo post, vedendo la scena) fa in modo che —modalità Merope Generosa on— il malloppetto ciccioso volgarmente detti i co… —mode off— scavalchi l’elastico della mutanda (aussiebum o niente) in modo da creare un push-up naturale che sicuramente non gli consentirà di avere mai figli (tanto…) ma di essere sicura di avere sempre un comodo porta asciugamani da usare durante il workout. La maglia, invece conta poco, perché di marginale importanza. E sì, ovviamente non ha le maniche.

Terzo passo: l’allenamento. O presunto tale. La golden non fa work-out, ma show-off. Tutti, soprattutto quelli che non hanno avuto l’onore di assistere alla preview, devono sapere che stanno per avere tra di loro l’uomo con l’unico pisello più grande e grosso del reame. Nella sua testa al suo passare trionfante con la spada, tutti si inchinano e… chiudo qui la frase perché mia madre mi legge.
La golden passa tutto il tempo della palestra, dalle 3 alle 5 ore, a cercare la migliore inquadratura perché si veda quello che le donne non dicono. E tutti gli esercizi sono basate sul precetto di “prendete e godetene tutti, ma solo virtualmente, perché dall’alto della mia uccellaggine, io sceglierò uno di voi che possa sorreggere il mio bastone durante la vecchiaia”
Ovviamente abbonata vip della sala pesi, ma non per il muscolo, per la parete a specchio in cui può controllare quanti si accorgono del batacchio più grande mai esistito. Se la sala è vuota, va in quella vicino o dove ci siano almeno 4 persone che possano godere della sua vista.

Quarto passo: la sauna. Qui non ho news, non ho mai beccato una Golden in sauna (non ci vado) o bagno turco (non si vede niente tra l’altro), ma penso che ci vada nella prima con lo spirito di miss maglietta bagnata, nel secondo sicuramente munita di una torcia seganlatrice come quella dei salvagenti dell’aereo.

Quinto passo: pre-doccia. Ecco, ora, gonfia e tronfia, comincia lo show. Sudata sapientemente, entra in spogliatoio con quella volgarità tra le dita tipica di Rihanna o gente simile. Passa piano davanti a quelli che si cambiano, in modo che sappiano che lo show sta per cominciare, poi pianissimissimo davanti agli specchi sperando che raddoppiando la sua presenza raddoppi anche la sua natura, arrivando all’armadietto. Se potesse metterebbe il tasto pausa di sky my hd a tutti, perché possano godere del suo spogliarsi. La porno preview riprende, adesso tutti devono e possono vedere.

Sesto passo: doccia. La golden in doccia ci va ignuda, senza asciugamano e facendo il giro lungo. Perché siccome lei è l’unica ad avercelo, non si accorge mica della sua straordinarietà. La doccia non so come avviene, ma so come avviene il momento dell’asciugamano. Al rallentatore, come una fila in tangenziale est a Giugno, come il cervello di una tronista. Casualmente, l’unico posto in cui c’è bisogno di usare la tela è lì, vicino al pennello. Poi, ancora strapiomba in tutto il resto del corpo, lei va all’armadietto. Giù tutto. La Golden è tutta ignuda, e deve asciugarsi i capelli. Che nel 90% dei casi non ha. Dopodichè comincia la vestizione. Calzini, canotta, camicia, cravatta. Pausa, ultima chance perché tutti guardino, una giravolta, falla un’altra volta, pantalone. Senza mutanda. Rigorosamente. Il momento della chiusura della zip è lento, come quando si coprono i cadaveri.

Fiera la golden se lo aggiusta e va verso la porta. Ha fatto il suo dovere, ce l’ha solo lei, e pure d’oro.

Palestrology – La Colmenares

26 set

E insomma qua c’era la Fashion Week. Quindi la gente si sentiva ancora più brutta (maschi) o grassa (femmine). Quindi che me fanno? Giungono in palestra sperando in un intervento della Santa Jill Cooper per le generazioni più giovani, Costantino Tesmed Gallazzo per quelle più di periferia o di Sidney Rome per quelle più agée (e più gaie, diciamocelo).

Io associale per vocazione con confidenza relegata al mio solo personal trainer, osservo divertito un’antagonista dell’acChiappasoci di cui parlai qualche post fa. Ella non è come l’acChiappa, che è la più figa dell’universo (se per universo intendiamo i 7 garage del suo palazzo), è più televisiva, più pop, più drama. E’ cresciuta a pane e Buon Pomeriggio con Patrizia Rossetti, mentre la madre stirava guardando in modo porcino sotto un azzurro trucco i pettorali di Milagros soffocati dalla folta chioma, domandandosi perché fosse finita lì, sposata con un Luca Sardella senza nemmeno la coppola. Scusate, ho divagato. Dicevo, il frutto dell’amore di questi due personaggi un giorno ricevette in sogno direttamente Grecia Colmenares che le disse: tu mi rappresenterai nel mondo, e questo titolo conferitomi dalla Eminflex vale più di quello che sarà Miss Tecnologia FidelityPoint 2011 a MissItalia. Per questo la chiameremo La Colmenares.

Ella si destreggia per la sala degli aitanti maschioni con il fare monacale di chi è una soap opera, interpretando infatti tutte le parti a seconda del copione che le invia la coperta angeli in wi-fi mentre dorme. Quindi abbiamo in ordine: l’infanta, la giuovincella sofferente, la bonona ventenne, la muta (a volte la coperta non scrive il copione perché non ha copertura), barbie mogano regina delle feste. Ah sì, perché la Colmenares della palestra è una bella morona, fiera dei colori moroni e non parente della Moroni. Tutto è in corporate sebbene lei non conosca questa parola. E’ scuro il trucco è scura la carnagione, che mi fa sempre così “ah ma il mio boy c’ha la casa al mare”.

Di base, incarnando il verbo dell’eroina un po’ travagliata e vittima, lei sa di essere speciale, come un settimanale che ti regala i racchettoni. Quel qualcosa in più, ça va sans dire. Quindi, essendo lei speciale, vittima e travagliata non può salutare. Perché sente di essere stata lasciata dal maggiordomo in un carrello della Standa perché il Cardinale Richelieu la voleva morta. Finendo nel carrello della sua futura madre, una madre cercava di farsi dare due fustini dal commesso in cambio di una tetta, mostrata con eleganza al ragazzo del reparto frutta. Una madre che fu felicissima di avere una figlia oltre ai due fustini omaggio, quel qualcosa in più. Appunto.

Insomma lei non saluta mai. Ma come tutte le paladine delle telenovelas, lei è una nobile caduta in disgrazia, e quindi quando i rifiuti sociali vengono in palestra, si toglie dal suo nobile mutismo e diventa barbie mogano regina delle feste. Non sono sicuro ma un giorno mi sembra di averla addirittura vista ridere. Vabbè. Tutto questo per dire cosa? Che è veramente un copione scritto male, da telenovela brasiliana di TeleTocai, nota rete televisiva del Collio friulano. Non sa fingere di essere orientata al cliente o alla vendita. Quando passa sfila, e non saluta mai. Quando invece saluta o sorride è del tutto innaturale. Come farmi capire…
Avete presente la Lety Moratti che balla?

Ecco.

Qualora foste ancora lì col dubbio di chi sia il mio background tra i tre proposti sopra (Jill Cooper, Sidney Rome, Costantino Tesmed Galeazzo), vi siete sbagliati. Io faccio parte del pubblico che non si allena perché si è accorto di avere la panza, io faccio parte di quelli che si allenano sempre e la panza non ce l’hanno, come la mia amica Jessica Fletcher:

che poi è il segreto della mia bellezza.

Palestrology – l’acChiappasoci

6 set

© ivid.it

Amici al bar, amiche per l’Abruzzo!
Palestrology non è morto (o morta? non gli/le ho mai chiesto la sua natura e poco me ne cale) era morta solo la mia voglia di scirvere per un po’.
Oggi vorrei ricominciare con lei, la mia preferita. L’acChiappasoci. E’ relativamente nuova nella mia palestra, credo sia lì da meno di un anno. O due stagioni di ciccioni abbonati, parlando con gergo marketing-palestrico. Insomma, vorrei tanto fotografarvela ma credo si metterebbe in posa come neanche una starlette qualsiasi dalle dubbie conoscenze della lingua italiana. Insomma, una linguista ma non nel senso letterario del tempo. Letterale sì. Letterina forse. chissà.
Torniamo a noi. L’acChiappaSoci è la più bella del reame. Ovviamente è bionda, ma quel biondo un po’ mascarato, un po’ brunetta (purtroppo come il ministro e non come la mia amica Angela dei Ricchi e Poveri. Chissà se è ancora in Russia, domani le scrivo) per intenderci. Passo da modella, che vorrebbe essere catwalk ma viene fuori come Marika Mode di Sclaunicco, avete presente quelle sfilate dove la boutique del paese propone la bella del di cui sopra con una frangia modello Tonkita, un po’ di leopardato e cosce a vista, più di quanto il sior amadori possa immmaginare? Ecco. Lei cammina così. Mia nonna direbbe che cammina come una che fa quel mestiere. Cosa non dicono gli anziani centenari.
Insomma. Lei è tanto bella e nel mio ultimo articolo la definivo la Consulente. E’ che lei è molto di più. Davvero. Lei fa un piacere alla gente ascoltandola e spillandole i soldi. Perchè lei è la più figa del reame. Più la studio e più penso rapprensenti il divino del male.
L’altro giorno correvo e correvo sul tapis roulant, e ho assistito a tre consulenze. Donna Cicciona, Amiche, Manager. D’ora in poi, 1, 2, 3. 1 viene accompagnata in mezzo al club un po’ con timore e vergogna, come quando vai al matrimonio della figlia dell’avvocato con la Panda. Le 2 vengono accompagante invece con finta amicizia, si sa mai che siano più fighe della più figa del mondo. 3 viene servito e riverito, la pila evidentemente è visibile e l’acchiappasoci non si è mai tirata indietro davanti alla… pila.
Si passa ora al mostrare le sale, in codesto modo a seconda del target:
1. ecco, vedi, lì c’è spinni, lì ioga e lì i corsi
2. ahahahahah (gallineggia) e insomma, vi dico, lì c’è lo spinni, ma vabbè qua ioga ma bisogna prenotare, cioè lì la sala grande dei corsi, tipo pauerfit, kikbocsi etc.
3. prego, da questa parte c’è la sala spinni con aria condizionata sempre accesa, qui se invece vuoli rilassarsi il corso di ioga(dopo le do…gli orari) qui la sala più grande con tutte le attività che vede qui vicino al mio…cartellone.
Finito il giro, tronfia del non aver salutato, guardato, notato nessuno degli iscritti(cioè nessuna percentuale sulle vendite), torna verso la reception.
Lì si risiede e andrà a finire che ai nostri magici numeri l’offerta sarà
1.allora, di iscrizione sono 169 euro, più 69 euro al mese per almeno 12 mesi.
2.allora, di iscrizione sono 169 euro, più 69 euro al mese per almeno 12 mesi. Se vi iscrivete oggi l’iscrizione ve la tolgo e vi regalo pure le ciabbbbatte.
3.allora, di iscrizione sono 169 euro, più 69 euro al mese per almeno 12 mesi. Se si iscrive oggi l’iscrizione non la paga e posso darle… lo zaino.

Dileguati i soci potenziali, l’acChippasoci finalmente torna alla sua funzione principale: ruminare chewing gum.

FUGA DI CERVELLI

29 mar

I più accorti di voi sanno che tra le cose che faccio c’è la formazione del pubblico interno alle aziende. Il che vuol dire che adesso sono certificato e pagato per rompere le palle come ho sempre fatto. Sempre questi più accorti di voi, sanno che frequento un centro fitness (dire palestra lì è come dire “preservativo al lampone” da quella famosa finestra di San Pietro) dietro il Duomo.

Un anno fa nasceva Palestrology, e oggi si ricomincia ad analizzare la flora e la fauna delle palestre.
Oggi una figura mi ha colpito particolarmente. Entro e ricevo un saluto di risposta al mio sguardo di sfida (eh sì funziona così. se non tieni lo sguardo fisso tre secondi non ti salutano. oppure se non entri teatralmente non ti vedono, secondo me hanno gli occhi di lato come i congli e se entri davanti non ti vedono) da un frontman che per fortuna sua mi sta simpatico. Entro, carico il badge, giro l’angolo e… eccola, LA CONSULENTE.
Lei, superfiga come non mai, spiaggiata su una pallida imitazione in simil pelle della poltrona sacco di Zanotta presa a ricordare, ruminando, al mondo la sua beltà via iPhone. Stravaccata come un pachiderma che ha appena partorito 4 elefantini e una Tata Indica, lanciata come un polpo spiaccicato su uno scoglio, a gambe aperte che nemmeno la Parietti cantando Etienne. Un linguaggio verbale e paraverbale che ti farrebbe sperare fosse il momento del pignarul. Ma andiamo ad analizzare il personaggio.
Nella sua testa, ella nasce perfetta sotto ogni punto di vista, molto più di Mary Poppins, e quindi non ha nulla da dimostrare. Sa di essere figa, concetto opinabile (ma il modello uomini&donne/gf c’è a chi piace), e quindi lei è arrivata. La sua carriera è avviata e già arrivata al culmine. Tant’è che infatti lei non guarda ma viene guardata, non parla con le persone perchè parlano con lei (quando non è al telefonino), e soprattutto, essendo la donna immagine della palestra non saluta. Non oso pensare come faccia una vendita.
Il che, a livello corporate del posto che frequento non fa una piega. Credo che là dentro sia davvero più facile discutere del peso specifico di una molecola d’azoto che essere salutati. E’ proprio una questione di principio. In entrata dovrebbero togliere la scritta BENVENUTI, che dubito ci sia, e sostituirla con “STATE ENTRANDO NEL PARADISO DELLA FIGANZA MILANESE. CHE SONO I DIPENDENTI, NON VOI CLIENTUCCI” .
Questa di sicuro è il messaggio base che passa a tutti i livelli del pubblico interno della palestra. Tutti tranne uno, che vi racconto dopo. Anche l’ultimo anello della catena del fitness, ossia quello che sposta gli attrezzi dal punto A al punto B è coerente nel messaggio: tu, sei un portafoglio coi muscoli e senza faccia, quindi non ti saluto.
Io invece credo che ci sia una fuga sostanziale di cervelli là dentro. Forse solo al piano terra, e qui mi riattacco al tranne uno di cui sopra. L’unica persona che saluta sempre, è sorridente, gentile ed efficiente, è l’omino delle pulizie. Lui è il mio preferito. Lui mi vede da tre anni e mi saluta, mi domanda come sto, anche quando sono distrutto dopo l’allenamento-viulenza fatto col mio PT. Mi saluta quando entro e quando esco dallo spogliatoio. Lo fa con tutti i palestrati/palestranti/tronisti/frifrì/middlemanagers che ci sono lì dentro.
Poi uno risale e si ritrova il solito spettacolo: i divismo di alcuni trainer (ragazzi una volta per tutte: se dovete quelli che cantano le canzoni per far vedere che so’ fichi e cantanti, almeno evitate i scisciuouò asuanagasei), il tronismo dilagante e lei, la consulente che gira coi tacchi con dei fogli in mano, come cercasse qualcosa o qualche posto.
Quindi o il suo cervello o il cesso.
Secondo me il cesso.

Palestrology – L’incredibile Huuuuuuuu(lk)

30 mar
L’incredibile Huuuu in posa

E’ una delle figure più mistiche dell’ecosistema palestrario. L’incredibile Huuuuuuu(lk) non è verde di steroidi come voi state pensando, ma è riconoscibile anche al buio o al piano di sotto per il suo richiamo: Huuuuuuu, appunto. Qualsiasi sia l’attrezzo o l’esercizio in atto, l’incredibile Huuuuuu(lk) risponde allo sforzo con l’urlo. Sicuro punto di contatto tra il gibbone e l’uomo, egli comunica così, con onomatopeici suoni guttu-sterno-diaframmali. Esternamente lo riconosciamo per la mancanza di maniche (sappiamo da teorie non ancora verificate che il tutto sia volto a consentire la fotosintesi creatiniana), dal tegumento sudato già all’arrivo, perchè il primo Huuuuu arriva ai tornelli, e da almeno un tatuaggio per arto.  Il capo presenta capello rasato o stile marines, probabilmente lo stesso che gli fu fatto durante la naja a Tarvisio nel ’92, la mascella è sempre serrata quando non esegue il suo richiamo.
Il padiglione auricolare si trova corredato di cuffiette dalle quali esce musica rigorosamente techno. Qualora malauguratamente lo avesse dimenticato, vi toccherà assistere alle cover della playslist della palestra tra un Huuuu e l’altro, tutte in chiave “il coro militare di Mink interpreta Orietta Berti”, connotate dal sound forte ma leggermente vibrato.
Il look è attillato nella zona superiore per attirare giovini prede, ma ahimè non ascellaproof. Infatti si dice che l’ascellata sia direttamente proporzionale all’Huuuuu lanciato durante le attività, la cui forza ha fatto sciogliere l’asciugamano, che non usa più, preferendo la più comoda cartafintoscottex a disposizione dei clienti. La sindone della schiena sulla panca è l’equivalente all’alzata di gamba dei canidi maschi, perchè a volte l’Huuuuu non basta.
Durante il workout lo sguardo è fisso è cattivo allo specchio, a testimonianza che non tutti i mammiferi riconoscono la propria immagine riflessa. Nei pochi momenti di socialità scambia le ultime coi suoi simili (importante: gli Huuuuu(lk) non parlano con le altre specie) su argomenti quali: figa, grande fratello, calcio, tecniche per far più muscoli e record personali. Il resto dell’attività è scandita dal ritmo degli Huuuuu, compresi dai simili, mal visti dalle bionde con l’Evian sempre in mano e intriganti per le sfrintess (le sfrante del fitness, di cui parleremo prossimamente). Se un Incredibile Huuuuuu(lk) accanto a voi non emette più il richiamo vuol dire che gli è uscita l’ernia. Dove è meglio non saperlo.

Palestrology – il Cast

1 mar

Palestrology - il cast

Un luogo, un pianeta con uno suo ecosistema, la palestra. Una realtà che frequento e osservo da un anno e mezzo e che va raccontata, soprattutto per la sua fauna, ovvero i personaggi che la popolano. Cominciamo col catalogare il cast.

Le Receptionist
Che siano uomini o donne poco importa, perchè il comportamento è lo stesso: la top model. A parte due rari casi, nel centro che frequento proprio dietro il Duomo, il messaggio è chiaro: ti sto facendo un favore. Un cliente, avendo scelto un contesto come questo si aspetterebbe una gestione delle relazioni un po’ più alte di quelle che può trovare al campetto di calcio del paesello di provincia o al banco del pesce della Sma.
E invece no. Ho sentito buongiorno/buonasera/ciao credo tre volte da quando sono là. Di nero vestiti, tendenti al beccamorto in alcuni casi, quando entri sono sempre molto indaffarati: chi cerca il sacro graal sotto il bancone, chi è impegnato a guardarsi nel riflesso della vetrina, chi è troppo presa dal commentare con la collega l’ultimo gossip della palestra. Quando esci la scena si ripete, anche se applichi la ricerca dello sguardo. Forse perchè son rimasti scottati dalla storia della moglie di Lot: hanno paura che se ti guardano e dicono “ciao e grazie” diventano di sale. O meglio, visto che siamo in ambiente fitness, hanno paura di diventare ciccioni, dev’essere l’unica spiegazione. Un consiglio: tirarsela di meno, perchè prima o poi si spezza.

I venditori
Sono quelli che ti fanno firmare il patto col diavolo. Un contratto blindato per i prossimi 30 anni con penale per annullamento. Quando arrivi in palestra per la prima volta bevono la pozione della qualità-servizio-cortesia, ti fanno vedere tutto, ti ascoltano (see vabbè) e poi, una volta che sei iscritto, non ti c…alcolano più. Il loro obiettivo è raggiunto, se li incontri in corridoio o ti alleni vicino a loro stai sicuro che non ti saluteranno. O se ti servono un paio di ciabatte perchè te le sei dimenticate, non te le danno nè vendono. Ti chiedono 3 numeri di telefono proponendoti il ricatto: o vendi i tuoi amici, o ti prendi i funghi in doccia. Mors tua vita mea. Se vi chiamano da una palestra, molto probabilmente ho dovuto vendervi per non morire di malattie. Senza rancore eh?

I personal trainers
Qua ce n’è da scrivere, perchè abbiamo delle sottocategorie.
-il professionale: il professionale sa che il cliente è condizione strettamente necessaria per concludere bene il mese. Fisicamente corazzato, col passare del tempo diventa un tuo amico, ti segue passo per passo e ti motiva sempre. Inoltre, si offre di spezzare le gambe a chi ti fa arrivare là di cattivo umore. Finora non ho ancora usato il bonus botte, ma lo tengo lì come le millemiglia Alitalia. Il mio è così, ma è un esemplare molto raro.

-la pheega: la pheega ha la sigla di baywatch quando la vedi camminare. Fisicamente perfetta, eroticamente sogno di molti (soprattutto quando si allena controluce nella saletta, con le goccioline di sudore nei punti giusti a risvegliare atavici istinti), mi scade ogni tanto nella sindrome delle receptionists. Ossia il “forse ti saluto”. Quando invece prepara un nuovo corso, la pheega concede saluti e parole care a tutti i portaf… ehm a tutti i palestranti, senza discriminazione di sesso, età o credo. Proprio come i soldi. Quando non è in uniforme mi fa un po’ texana a milano, ma è sempre pheega.

-il G.I. Joe. Senza dubbio uno dei personaggi più classici della letteratura del fitness. Modello armadio ikea pax a tre ante appoggiato su due stampelle, di solito mi è più largo che lungo, e campione in determinate categorie che non saprei riportarvi. E’ senza dubbio simpatico e amicone, ma non disturbatelo quando si allena. E voi mi direte, come faccio a distinguere i momenti allenamento da quelli no? sono sempre in tuta! Certo, son qui per voi, ve lo spiego. E’ semplicissimo. Quando allena qualcuno è silente, composto e rosa di colorito. Quando si allena, lo capite dalle scale degli spogliatoi, perchè sentite wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wuuuoooaaaaahh sdeng wu-aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhh (le 10 ripetizioni da 36kg a braccio). Poi quando lo scorgete, vedete che ci sono delle vene grosse come canne di bicicletta che gli avvolgono il collo e tutta la testa. Il colore è da aragosta bollita, gli occhi vengono in fuori come quelli dei portachiavi che schiacci e il bulbo fuoriesce come a Roger Rabbit versione arrapato. Non è una vita facile. E’ molto determinato e, checchè voi ne pensiate, è umano. E così te lo ritrovi triste in spogliatoio mentre mangia tre banane, perchè si è appena accorto che il polpaccio destro è più piccolo del sinistro.

-il corporate identity: versione maschile della pheega, il corporate ha una marcia in più. Come in tutte le sette che si rispettino (boyscout, truzzi e abercrombie&fitch), i suoi adepti sono tenuti (o consigliati) a indossare la maglietta con il suo logo, nome e cognome e sito. Al momento le mie informazioni non mi consentono di dirvi se le t-shirt le fornisce lui o le pagano gli adepti (che poi è la stessa cosa)

-il tronista: beh non dite che non ve l’aspettavate. Ricordatevi che vivo a Milano. Il tronista nasce figo per eccellenza, più di pheega e corporate, è lì perchè lui è figo e voi no. Non sperate che vi saluti, non lo farà, al massimo vi regalerà uno sguardo di sufficienza. Cambia spesso scarpe e raramente idea, se lo guardi dritto negli occhi di solito vedi l’attaccatura dei capelli dentro la testa.

-Il/la tech. Pochi sorrisi perchè lo sport è fatica. E tu, ciccione/a non hai niente da ridere. Saccenza e spocchia ne fanno un’isolato/a anche in mezzo agli altri personal trainers.

I responsabili di sala
Non sono dei personal trainer, ma sono assunti per garantire l’ordine nella palestra. E’ che è difficile se sei impegnata a fumare fuori dalla palestra. Molto job oriented, spesso si dimenticano che garantire un ambiente ottimale passa anche per l’educazione: difficilmente salutano. Oppure se salutano e intrattengono conversazioni, il peso da 16kg che ti serve non c’è perchè qualche cretino l’ha portato nell’altra sala e loro non lo sanno. Nelle ore di punta, quando l’imperativo per tutti è essere fighi/dimagrire c’è un casino che nemmeno in camera mia dopo una settimana di depressione. E quindi rischi di inciampare sui manubri lasciati a terra, di prendere l’ebola dalla carta lasciata in panca, perchè come i vigili urbani, quando servono non ci sono mai.

Gli addetti alle pulizie
Nella mia palestra sono tutti filippini e credo tutti imparentati. Come sempre accade nelle grandi corporation, chi non conta nulla per i piani alti è invece chi ha capito meglio dei CEO la politica di custom relationship management. Sono gentili, ti salutano sempre e addirittura sorridono. E non hanno bonus di fine mese per questo. Lo fanno veramente e, cosa per me orribile perchè fa capire in che ambiente ci si trova, rimangono stupiti se li saluti tu per primo. Sono gli unici sorrisi veri e non tirati che si vedono lì dentro.

Palestrology – Il laido

26 feb

la sindrome del bengalino colpisce il 78% dei laidi

Chiamato anche nella letteratura medica fissapisellus patologicus, il laido è presente in tutti i centri fitness. Fisicamente neutro, nè palestrato, nè pantofolaro, ha un’età che va dai 40 ai 60, molte volte è sessualmente represso. E’ un ex abbonato deluso a “Scopri la natura e gli uccelli” e del gioco dei pacchi di Raiuno per una falsa promessa di marca. Esperto di birdwatching, ha anche gli occhi un po’ a lato per controllare meglio la fauna circostante. Lo sguardo può essere da salamandra o il classico occhio de bove per le carrozzerie più ruspanti. Nella sua testa, lo sguardo che ti lancia dovrebbe essere acchiappesco, ma il risultato sul suo volto è lo stesso di quando ti si incastra un popcorn tra un molare e l’altro. La sua fissazione per una certa area dell’anatomia maschile spesso denota una mancanza di… generosità di madre natura, detta anche sindrome del bengalino. La dottoressa Gertrüde Von Schmecker, responsabile di una clinica di riabilitazione di cui è segreta l’ubicazione per motivi di privacy dei pazienti famosi, ha notato in un suo recente studio che è la stessa cosa che spinge altri esemplari umani a farsi le foto vicino alle Ferrari in via Montenapoleone, la mancanza, appunto.

Il laido divide la sua attività in 2 momenti: il work out e il look out. Andiamo a scoprirle.
Durante l’allenamento, occhieggia in giro prolungando i tempi di recupero, mentre astutamente scannerizza i candidati in preda alle sue fregole più isitintive. Le sue zone preferite della palestra sono quelle degli addominali, dove la prova pacco non lascia spazio alla fantasia, perchè in quella posizione o c’è o non c’è. Frequenta anche la zona pesi, anche se non lo vedrete mai con un bilancere intento a far bicipiti. Inoltre suo habitat naturale mi è anche il tapis-roulant, dove scannerizza le chiappe dei corridori, per controllare se c’è il cosiddetto “effetto budino”.
Di solito beve come le ragazze di facili costumi nei video hip hop, ostenta una canottiera-vetrina e quando è in lat machine (un attrezzo che si usa anche per i tricipiti, ndr) carica un peso esiguo per riuscire a fissarti mentre si allena, tenendo sempre d’occhio la zona addominali. Così, casualmente, quando finisci, finisce anche lui, e passa al secondo momento, il look out.

Le persone umane (e quindi togliamo dalla lista il mondo della moda e la coppia Jolie-Pitt) dopo un’ora di allenamento sono sudate, rosse e ko. Molte, e questo meriterà un capitolo a parte di Palestrology, oltre a essere sudate offrono l’ascella piccante o commovente, a seconda se faccia arrossire o piangere per il fetore.
Quindi non tutto ‘sto gran vedere, a mio avviso. Così se le persone si allenano veramente. Se invece fingono come lui, sono tranquilli come se niente fosse. Fatto sta che sai già da quando apri la porta che un laido c’è. E infatti, ti cambi e ti senti degli occhi addosso. Lui si cambierà lentamente o fingerà di cercare la numero uno di Zio Paperone nella borsa (rigorosamente borsa fighettochic, vorrete mica trovare la numero uno di Zio Paperone nel borsone della Esso che vi han regalato col cambio dell’olio?), per avere la visione completa di quello che il cotone ricopre.
Un momento critico per tutti i maschietti di solito è l’abbandono della mutanda, e il laido riesce a calcolare benissimo il momento in cui il volatile esce dalla gabbia. E fissa. Perchè non si sa mai abbiate un cerbero sotto l’ombelico. O forse perchè su National Geographic ha visto gli ipnotizzatori di serpenti e crede di poter fare lo stesso col suo sguardo acchiappesco. Compiaciuto poi, ricambia lo show, perchè nella sua testa il laido è convinto che tu sia interessato, e continua a guardarti mentre dall’armadietto vai alla doccia. Che tu ci metta 3 minuti o 10, quando esci sarà sempre lì, di fronte a te, a controllare se la tua dotazione per caso non sia evaporata con il lavaggio.

Io non ho la dote della pazienza, e applico 2 livelli di risposta. Il primo è lo sguardo disprezzante, uno sguardo dritto agli occhi per la serie “ti ammazzo.” Non perchè sia una suora mancata, ma per una questione di rispetto. La seconda è la rispostaccia. Che funziona bene, perchè agli sguardi di morte il laido è abituato, ma alle rispostacce, a voce alta, davanti a tutti, no. Così una volta me ne sono uscito con un “Fagli una foto che dura di più”. E il laido letteralmente scappa e cambia orario.

L’altro giorno invece, un nuovo laido si avvicina e fa con fare acchiappesco (e accento francese):

l: ricònosco quel profumo…
io: ah lavori in Rinascente?
l: eh? secondo me e…panamà
io:no
l: cosa allora
io, pensando già al merdone in arrivo: indovina, the…
l:eh?
io:the, ti acca e. è the one.
l: so you’re the one
io: not for you darling.

Finalmente tace. Ce l’ho fatta e posso mettermi la camicia in pace.

l:cosa fai nella vita?
io:scrivo
l: posso sapere dove?
io:in studio
l: ah, quindi sei uno scrittore, potresti scrivere un racònto erotìco sulla palestra…
io: sì, un racconto erotico su un laido quarantenne dal micro bengalino che ci prova con me e va in bianco.

Il laido rimane senza parole, io esco teatralmente. Da quel giorno ha smesso di fissare le mie doti nascoste.
Strano no?

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