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Bonsai che ti odio?

8 gen

E te pareva. Non bastava essere solo come un gambo di sedano come dice la Littizzetto, adesso mi abbandona anche il bonsai.
Due mesi fa, quando mi sono trasferito nella mia nuova casetta, ho sentito il bisogno di avere un bonsai, che ci stava così bene alla finestra, e tra un tavolo e una sedia ho messo nel mio carrellone dell‘Ikea anche il bonsai. Ci siamo subito piaciuti, facevamo colazione assieme sul mobile bianco sotto la finestra mentre ascoltavamo la new hit del barbone sotto casa, Tavernello Joe.
Poi succede che le cose non vanno come avrei desiderato, e non con il bonsai. La mia casetta comincia ad assumere quel tocco decadente tipo bombardamento postatomico, e le colazioni assieme diminuiscono, come il mio appetito. Poi, prima di Natale arriva l’influenza che mi regala giorni di brividi sudore e visioni. Non esco dal letto, figuriamoci se arrivo fino in cucina. Imbottito come un’oca per il fois-gras di tachipirina, vado a casa nel mio unico giorno di ferie, il 24, e il caro bonsai rimane a guardare fuori dalla finestra fino al 26 sera. Il primo dell’anno mi viene il momento Extreme Makeover Home Edition, e ritrovo il bonsai. Quasi stecchito, ma proprio come le vecchie che prendono il sole sul lungomare a Trieste, quelle che fanno aprile-ottobre in pedocin e/o che si portano la sdraio (sì, a Trieste non siamo stati forniti di sabbia. Perchè? Semplice, abbiamo la bora, che porta via cappelli, pensionati e motorini, vi pare che possa lasciare della sabbia vicino al mare?) in motorino o in autobus diventando tanto nere quanto secche, ma fiere della tintarella. O peggio, come ho visto quest’estate alle Calanques, nella spiaggetta nudista si grigliano pure la… madleine con risultati che certo avrebbero bloccato la crescita di Proust rendendolo un emo qualsiasi alla ricerca della piastra perduta.
Ora, io sono contro l’accanimento terapeutico, ma quando si sa che non c’è più niente da fare. Non come quando sei sul divano e trattieni la pipì perchè fa fatichissima andare fino in bagno. Per questo gli faccio il bagnetto, gli do l’aspirina, le vitamine, gli canto un po’ e per farlo ridere gli racconto di quella volta che mio papà ha tirato giù una betulla facendo retro col gippone, spaccando l’albero intero e solo un cartarinfrangente dell’enorme V8, per fargli capire che le cose potrebbero andare peggio, e che bisogna cogliere il lato positivo delle cose.
E lui niente, più lo curo più assume quell’aria da Andreotti, tipo quando il gargoyle della DC si è bloccato morto stecchito dalla Perego. Se sta cercando di dirmi che sono antipatico come lei, è un attimo che domani si ritrova a bere il tavernello con Tavernello Joe. Un attimo proprio. Se sta cercando di portarmi verso la DC, poi, non mi disturbo nemmeno a fare le scale e lo lancio dalla finestra, in un attimino proprio.
Che poi eri così carino, stortino, verdino e non spocchioso e arrogante come i fiori, che son belli, ma sono morti in verità, come Cher.
Quindi, per concludere, caro bonsai, parla, fa’ qualcosa, dimostra che non sei fatto di truciolato come i mobili dell’Ikea, che la tua seconda metà del nome significa davvero coltivare, e non il mio nervoso, maleducato! Non ho mai incontrato una persona, un albero o un tombino maleducati in Giappone, e tu non sarai certo il primo.

RIPRENDITI.

Poll time!

21 dic

RIFLESSI INCONDIZIONATI 2.0

2 dic

Milano, camera mia, Maggio 2008

Stamattina percorrevo quel pezzo infinito di autostrada che va da Vicenza a Verona. In corsia di sorpasso, mi si catapulta dietro la solita Audi A6 grigia che mi fa i fari, sperando forse che mi dissolvessi all’istante o che diventassi un coniglio da schiacciare senza nemmeno aver detto la formula magica “fermo lì, abc, per di qui, per di lì”. Nulla contro le Audi o chi le guida. Anzi. Hanno lo schienale dei sedili blu notte che sta benissimo con la tempera a dita gialla e verde, parola di Andre anno 1989.
Dicevo, mi fa i fari e mi parte il riflesso incondizionato 2.0. Una volta era il classico dito medio, ora che sono cresciuto e sono una brava persona, inchiodo e vado a meno di 100 km/h. Alchè il conducente suona, urla, fa gesti che io non vedo, perchè ho spostato lo specchietto in modo che mi veda ridere. Così, mentre mi rendo conto sia ormai il caso di iscrivere la mia mezza auto (l’altra metà è di mia sorella ahimè) agli alcolisti anonimi sezione Udine centro, penso ad altri riflessi incondizionati.

  • fingersi morti quando suona il telefono di casa: o è tele2 o è quella rompiballe di mia zia Annalisa col suo gradevolissimo tono di voce
  • riempire la cassetta della posta del vicino con i volantini del centro massaggi vicino a casa 5 minuti dopo che lui l’ha svuotata
  • pulirmi le scarpe sullo zerbino del portinaio quando non mi presta la scala
  • quand’ero piccolo, mettermi d’accordo con tutti per truccare nascondino e far contare sempre Paolo o Mattia
  • ridere di cattiveria quando un qualsiasi concorrente di un reality si mette a piangere
  • correggere i congiuntivi quando i passanti li sbagliano
  • assumere espressione schifata quando entro in stazione
  • fare il verso a quelli che ballano convinti
  • lanciare la sabbia bagnata ai tuoi amici, sì quando sembra quella roba lì, quando sei in acqua
  • fingere di non essere italiano quando sono all’estero (salvo casi di rimorchio che funziona sempre)
  • saltare a piè pari quando ci sono le pozzanghere
  • alzarmi in piedi se mi dicono “ridondante”
  • cambiare stazione quando sento Pino Daniele
  • aprire e chiudere la porta, tirare lo sciaquone col piede nei bagni pubblici
  • rubare tutto il rubabile in aereo e in hotel
  • pensare a te quando passo di là
  • fingere di non fumare quando mi chiedono una sigaretta per strada (sempre salvo casi di rimorchio)
  • lasciare le scarpe davanti alla porta e poi inciamparci la mattina
  • togliermi il costume al largo
  • non aprire mai le bollette dal venerdì al lunedì
  • commuovermi ogni maledetta volta che vado a teatro
  • staccare l’audio quando mio padre comincia a parlare di soldi e ripassare mentalmente tutta la coreografia di “Testa Spalla” di Don Lurio
  • fingere di essere invisibile quando ricevo domande sconvenienti (o meglio, la cui risposta può essere sconveniente per chi porge la domanda)
  • spegnere la luce quando mangio la nutella perchè se nessuno vede non è peccato
  • l’attacco di ridarola alla messa di Natale
  • sparire dalla circolazione quando mamma dichiara “devo andare a comprare l’albero di Natale”
  • fare scherzi telefonici il pomeriggio di Natale ai parenti non presenti
  • mostrare la lingua ai bambini che ti gaurdano per strada
  • dichiarare malattie contagiose ai concerti per avere più spazio attorno
  • dire “ma è quella/o di Uomini e Donne!” a chi se la tira per strada fingendomi fan
  • secoli fa, dire “Beppe ci fai fare sempre brutta figura” al salesiano Beppe che ogni recita di Natale proponeva le sacre rappresentazioni in sei atti mentre il mio gruppo di adepti non ha mai fatto uno spettacolo in cui ci fosse almeno una prostituta o la signora Fletcher
  • rubare la terrina dell’impasto della torta. E mangiarlo con le dita. Sempre.

Perchè non credo alla logica o alla matematica o alla fisica.

17 nov

Basta guardarsi in giro.

Un numero primo è un numero naturale maggiore di uno che sia divisibile solamente per uno e per sé s

tesso, quindi non avendo a che fare con altri numeri, non può soffrire di solitudine, checchè ne dica il libro. I numeri a base due, invece sono chiaramente bipolari e un po’ tristi perchè essere divisi non è mai bello e quelli a base tre, invece sono chiaramente dediti al mercimonio e all’adulterio.
Inoltre, un numero non può essere razionale, perchè razionale deriva dal latino rationem, cioè intelletto. E che io sappia, se i numeri fossero così intelligenti come ci vogliono far credere, risolverebbero le loro funzioni da soli, senza mettere in mezzo la gente.

Logica transitiva, altra cazzata. Dice che se a->b e b->c allora a->c. Allora se A sta male per B che sta male per C, A dovrebbe stare male per C.
Invece a me C sta solo sul c.

Se un soggetto A esercita una forza F su un soggetto B, allora il soggetto B eserciterà sul soggetto A una forza -F uguale e contraria. Il che mi sembra un pessimo messaggio da dare ai giovani speranzosi di trovare qualcuno con cui camminare sul lungomare.

Due rette parallele si incontrano solo all’infinito. E invece no, sono bugiarde, non si incontreranno mai, perchè è come se si dicessero “massì prendiamoci un caffè!”, sanno già che non succederà.
Due curve tangenti si incontrano solo in un punto. Saranno anche bugiarde, ma almeno si sono divertite, contente loro…

Se due mani si incontrano e si incrociano, e quindi creano una mega x tra loro, non si hanno 25 dita, ma un sorriso diviso per due. Anzi, condiviso.

5 esempi, come la media (totale) delle mie pagelle di matematica scritta e orale. Ammetto che ho preso anche 1, per aver scritto correttamente la data lasciando il resto del foglio protocollo in bianco.
L’unica cosa che ho capito di questa filosofia che spacciano per scienza è che dopo 5 anni di ripetizioni, il mio prof aveva una Punto nuova. E che la logica è relativa: sommando 5 debiti formativi in mate e 3 in fisica mai superati, mi sono comunque diplomato.
Io non ci credo, mi dispiace, perchè non ho mai visto un numero salutarmi per strada, un più all’Esselunga, una linea retta che se ne andava per i fatti suoi, una radice quadrata in giardino. Il cerchio perfetto, invece, esiste e si chiama hula-hoop. Ce l’aveva mia sorella e lanciandolo sull’albero dei vicini abbiamo dimostrato che non è vero che due curve (ramo e cerchio) si incontrano solo in un punto, e poi siamo scappati.
Dicevo, non ci credo, non sono applicabili alla realtà, perchè presupporrebbe che ce ne fosse una per tutti, e sappiamo tutti che non è così.

Credo che questa sia senza dubbio la migliore spiegazione antimatematica degli ultimi 150 anni.

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