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Troia.

14 mag

Gentilissima Signora, Signora, Troia,

so che sei una femmina perché ho visto che parcheggiavi la tua grigia yaris dietro la mia 500. Entrare ci riesci, uscire evidentemente no.
Ci tengo particolarmente a dirti che sei una poveraccia, e non puttana, e troia inteso come la compagna del maiale, la scrofa.

Viviamo in un paese fatto di regole che dovrebbero essere la trascrizione legale della buona educazione. Cosa che evidentemente a te manca. Mi spiace molto per la tua progenie che imparerà probabilmente a fare pompe prima di saper fare le equazioni. Esattamente come te.

E così, mentre non riesci a uscire da dove hai parcheggiato, magari parlavi al telefono, o ti guardavi allo specchio oppure, cosa più grave, non ti accorgevi della mia 500 (difficile non vederla di giorno: è nera, proprio come il tuo orifizio a forza di essere usato) e ci strusci il paraurti. Tanto se scappo non mi beccherà mai. Errore: ho una grande memoria fotografica, il peluche verde vomito a forma di rana appeso allo specchietto me lo ricorderò. E ti farò una bella firma con la chiave sul cofano. Se poi hai pensato tanto paga mio marito, fai semplicemente pena. Se invece te lo pagherai da sola, posso immaginare come. Hai visto più cazzi che tramonti, ne sono sicuro.

A questo punto ti auguro una simmetria. E non è quella che fai aprendo le gambe di solito. Troverai una persona, poco educata e con nessun senso del rispetto come te. Magari troverai l’unico bagno libero mentre hai una scarica di diarrea già pieno del prodotto finale sin dalla maniglia. Qualcuno che ti chiude la macchina in doppia fila e non ti fa uscire, un suv con la ruota dietro che ti spacca un fanale.

Insomma, le azioni hanno delle conseguenze. E vedrai che arriveranno.
Concludo qua, perché so che non hai tempo per leggere: in questo momento in tangenziale si fanno gli affari migliori.

la mail minatoria

10 nov
LaChapelle Laundrette

come lor signori possono vedere, non ho ancora comprato la lavatrice

Buongiorno Marino,

mi trovo a dover scrivere delle righe di disappunto sulla gestione e puntualità delle persone a cui vengono affidati i lavori nelle case.
Mi dispiace scrivere a voi (il. sig.P è in copia conoscenza), che non avete colpe su quanto segue, ma non ho i contatti mail del sig. Fulvio & co. e soprattutto credo sia giusto veniate messi al corrente di come stanno le cose.
Un mese fa, la mia cucina viene montata perfettamente e velocemente da Ikea e nello stesso giorno sarebbe dovuto avvenire allacciamento lavastoviglie, sifone etc, nonché il montaggio del box doccia.
Cosa che si è protratta fino alle ore 18.50, ma ciò è facile quando si arriva alle 14.20, nonostante la mia chiamata fosse avvenuta a metà mattinata.

Oggi la situazione è la seguente: nonostante i miei ripetuti solleciti al sig.Fulvio & co. continuo a farmi la doccia seduto a terra  come facevo in Giappone, ma non per cultura, per non lavare tutto il bagno con gli schizzi.
E’ l’unica soluzione visto che non posso stare a tirar sù col mocio ogni giorno. Pulendo tutto il bagno, poi, ho notato inoltre come due piastrelle dell’angolo doccia siano incrinate e aggiustate con la colla.
(la mia laurea in fotografia è al vostro servizio per le foto, qualora servissero)
Ciò che mi è stato raccontato è quanto segue: il box, evidentemente fatto a mano in vetro soffiato di Murano, è stato consegnato rotto, e ne hanno dovuto ordinare un altro. Parliamo di più di due settimane fa.

La lavastoviglie, poi, va in stop ogni due per tre, spegnendosi e spegnendo anche il frigo.
I signori capiranno che non vivendo io a casa, l’eventuale sbrinamento del freezer mi comporti una perdita di liquidi: d’acqua sul parquet, e una perdita economica di me che faccio la spesa.
Inoltre, la perdita del sifone, sta mettendo a rischio il legno di cui è fatto il blocco cucina, nonostante io abbia investito in una bacinella, soluzione proposta dal sig.Fulvio, che tanto avrebbe “cambiato il sifone con uno decente appena porto la doccia”.

Gli imprevisti con le case capitano, ma non mi pare assolutamente corretto e professionale questo comportamento. La parola data da un professionista è fondamentale, soprattutto quando non vi è forza contrattuale, come nel mio caso. L’ho fatto io stesso portandovi subito la caparra, i documenti, subito la chiave quando veniva richiesta etc.
L’unica cosa che vi chiedo, oltre a cercare di contattare quanto prima i signori di cui sopra, è il nome della ditta, così da poterlo scrivere nel mio prossimo articolo di “ERRE AL QUADRATO – Ristrutturo e Rinnovo casa”.
Non mi piace ritrovarmi a fare ciò, ma credo che rientri nel mio dovere di giornalista che si occupa proprio di queste cose, far sapere ai miei lettori e abbonati che non si parla sempre di serietà ed eccellenza nelle ristrutturazioni.
Il fatto che il giornale abbia una distribuzione prevalentemente nel hinterland milanese porterà di sicuro quello che in marketing si chiama bad publicity, e un pubblico attento e competente come quello dei nostri lettori non credo rimarrà di certo indifferente.

Vi auguro una buona settimana

Andre

P.S. Avrei bisogno anche della chiave del cortile per poter gestire lo smaltimento dei rifiuti.
P.P.S. Ho contattato anche l’amministratore per sapere quale sia la mia cassetta della posta, ma in un mese, non sono mai stato richiamato.

Passano 5 minuti, suona il telefono: “Vengono mercoledì mattina.
Per darmi fastidio, sono arrivati alle 7.50, ora in cui io non esisto, e per di più puzzolenti.

Ce la faranno a fare tutti i lavori entro mezzogiorno? E io a disinfettare tutto dopo?

O commessa commessa

24 gen

O commessa commessa,
dalla moda sottomessa
ci devi un istante meglio pensare
prima di certe facce a me dedicare.

Vo in giro in bicicletta
e sudo senza fretta
mentre tu in negozio mi stai a guardare
e con disgustato sgaurdo a giudicare

Ma ti vorrei un istante ricordare
una cosa molto basilare:
non sei lì la moda a disegnare
ma le maglie su scaffali a piegare.

Tutta presa da gel e depilazione,
di lampade sei marrone
le tue sopracciglia paion disegnate
chissà quanto le avrai pagate.

Ma il tuo stress per la bellezza
ahimè fa rima con stitichezza
quindi su di me non proiettare
il tuo non riuscir a…

Entriamo in negozio per ragioni differenti
e i motivi mi paiono evidenti:
non volevo essere indelicato
ma s’i tu che m’hai provocato.

O farmacista farmacista

22 gen

O farmacista farmacista
da noi non sarai più ben vista
per come ieri la laureata hai trattato
per il tuo problema di antiquariato.

Esistevano ancora le care vecchie lire
quando dietro il l bancone ti pareva di trasgredire?
Perchè scegliesti la specializzazione in farmacia
sebben fossi più ferrata in ornitologia?

Per la tua maleducazione non v’è cura
e a quella linguaccia metteri la sicura
sperimenterai ora gli effetti collaterali
d’aver perso in un colpo 20 clienti reali

Cara farmacista il tuo camice bianco
non fa di te la capobranco
ne ho uno tutto lindo pure io
e rispetto a te mi sta da dio

Per il tuo problema non v’è farmaco
se non trovar un giovine forte di stomaco
che con coraggio visiti la tua cantina
che ha bisogno di una rinfrescatina.

Dei compagni di strada

22 gen

O bestia al volante
dell’autostrada sei furfante
ho capito che ti vuoi ammazzare
ma a me nulla ne può fregare

gli abbaglianti addosso mi punti
creandomi parecchi disappunti
infatti mi tocca decelerare
per farti ancor più incazzare.

O camionista grosso e stressato
il discorso è assai delicato
ma lo sapevi che osservare il divieto di sorpasso
non ti farà cadere quel minuscolo… ananasso?

La coda chilometrica crei dietro di te
e generi di bestemmie un bouquet
ti chiedo solo una difficilissima cortesia
metti la freccia quando invadi la mia corsia!

O autista di corriera
dalla bianca dentiera
nessuno ti ha mai insegnato
che anche per te il soprasso è sconsigliato?

Le corsie a voi dedicate
son quelle ahimè più isolate
tranne quando occupate dal guascone in bmw
che sorpassa a destra tutta la autostradal tribù.

Infine, un invito ai gentili sedicenti piloti circolanti
che con la loro condotta metton a rischio la vita di tutti quanti:
sul lunotto non apponete la P di principianti
ma la C di finiti coglioni ambulanti.

del tonante eloquio

21 gen

Gentilissimo inquilino,

mi preme da molto dedicare qualche riga per esprimer un mio umil pensiero nei vostri confronti.
Alla vostra veneranda età spetta rispetto (scusi il giuoco di parole), soprattutto nei confronti della vostra scelta di castità dalla caduta della RSI. Tuttavia, il fatto che lei non si accompagni di gentil compagnia (anche a pagamento) e si debba rifare sul portinaio e figlio rendendo loro la vita impossibile, non è di mio gradimento.
In questa difficile epoca, sono molto i giorni bui, e lei me lo testimonia. Solo la mancanza di luce può spiegare quelle espadrillas, i pantaloni corti e le camicie di larga misura. Non dia peso alle mie sciocche parole di direttore artistico, professione vicina al mercimonio, a usar le sue larghe vedute. Egli forse si ricorda del nostro primo incontro? Io sì. L’era una sera uggiosa di gennaio, in cui il sottoscritto, appena trasferitosi a palazzo, rincasava sapendo di non avere le chiavi, lasciate a quel truffaldino dell’idraulico. Ebbene, le domandai, gentil signore, di lasciarmi il portone aperto, e lei bofonchiando come sempre me lo sbattè in faccia, dicendo che non potea sapere se vivessi qua o no. Le mie risposte non la convinsero, e dovetti rimanere sotto la pioggia per mezz’ora. Poi se ne andò con quella esotica procacciatrice d’uomini, ottenendo tutta la mia stima. Torniamo a noi, scusi la divagazione, ma il pubblico ha voglia di conoscere i dettagli.
Io trovo poco elegante per una persona della sua levatura morale, urlare di muoversi a fare i lavori e dare ordini al signor Paquito. Tantomeno darne al figlio del signor Paquito, screditando la sua figura genitoriale, cosa che come lei ben sa, non è da fare con un ragazzino in fase adolescenziale. La sua canuta madre, con la quale convive, non gliel’ha insegnato signor Roberto? Non mi metta nella condizione di scriverle una lettera raccontando gli atti di bullismo del figlio in cortile, soprattutto se il figlio ha più di 60anni.
Crede che farebbe piacere alla signora sapere che lei, così lungimirante e affascinante, passa le giornate a controllare la gestione dei rifiuti del palazzo, urli su come si innaffiano le siepi, rimproveri continuamente il portinaio di mancanze che esitono solo nella sua testa?
Pocanzi sono uscito e stava nuovamnete urlando in portineria. Forse lei non sa quanto io giudichi volgare l’urlo. Quasi come l’infradito in città. La prego quindi di smettere, prima di costringermi a dirle quello che penso una volta per tutte. Qualora lo desiderasse anche in più idiomi.
Concludendo, la avviso che la sua cassetta delle lettere diventerà polo per la ricerca degli effetti biologici della muffa alimentare su legno. Qualora invece avesse solo bisogno di accompagnarsi con una dispensatrice di felicità, mi faccia sapere che conosco un sacco di donne di malaffare.
Cordialmente,

Dr.Andre Bellomo
scala A

Dell’antico mestiere

20 gen

Gentilissime inquiline della scala adiacente,

Milano, mercatino dei Navigli, febbraio 2008

so esser voi molto impegnate nel campo della salvaguardia degli usi e costumi antichi, soprattutto del più antico e osannato mestiere. Sono sicuro che portare avanti il gentil eloquio della trattativa coll’andirivieni odierno sia per voi molto difficile: l’inquinamento acustico vi obbliga ad alzare (dopo le sottane per esporre meglio la merce) la voce, per poter proferire con gli odierni avventori. Avventori indispensabili, perchè si sa, il lavoro della ricerca, chiede continui fondi, e causa fughe di cervelli. Evitando il triviale giuoco di parole, tengo a riaffermare la stima e il supporto per la vostra causa. In questa moderna epoca, le tradizioni rischiano di scomparire, ma grazie a voi sopravvivono queste arcaiche, gioviali forme di commercio e artigianato.
Mi trovo tuttavia nella scomoda posizione di dover ricordare a lorsignore che portare il lavoro a casa fa male, soprattutto per professioniste affermate come voi. E’ vero, ora ci sono anche i part time orizzontali come il vostro, ma credo abbiate confuso la sottile sfumatura di significato, ivi di pari passo per l’espressione che troviamo nei notiziari cartacei: “lavora da casa.”
Confidando nella lor cortese considerazione di questa missiva, spero vogliano dimunire dopo l’imbrunire il tono delle loro conversazioni semiotiche sugli ultimi studi nel campo dell’ars oratoria, e perchè no, care signore, il tono delle conversazioni all’apparecchio telefonico: per quanto a noi giramondo farebbe piacere fosse così, alzare il volume della voce non accorcerà le distanze coi nostri cari lontani.
Rinnovando stima e saluti,

Dr.Andre Bellomo, scala A

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