Gentilissima Signora, Signora, Troia,

so che sei una femmina perché ho visto che parcheggiavi la tua grigia yaris dietro la mia 500. Entrare ci riesci, uscire evidentemente no.
Ci tengo particolarmente a dirti che sei una poveraccia, e non puttana, e troia inteso come la compagna del maiale, la scrofa.
Viviamo in un paese fatto di regole che dovrebbero essere la trascrizione legale della buona educazione. Cosa che evidentemente a te manca. Mi spiace molto per la tua progenie che imparerà probabilmente a fare pompe prima di saper fare le equazioni. Esattamente come te.
E così, mentre non riesci a uscire da dove hai parcheggiato, magari parlavi al telefono, o ti guardavi allo specchio oppure, cosa più grave, non ti accorgevi della mia 500 (difficile non vederla di giorno: è nera, proprio come il tuo orifizio a forza di essere usato) e ci strusci il paraurti. Tanto se scappo non mi beccherà mai. Errore: ho una grande memoria fotografica, il peluche verde vomito a forma di rana appeso allo specchietto me lo ricorderò. E ti farò una bella firma con la chiave sul cofano. Se poi hai pensato tanto paga mio marito, fai semplicemente pena. Se invece te lo pagherai da sola, posso immaginare come. Hai visto più cazzi che tramonti, ne sono sicuro.
A questo punto ti auguro una simmetria. E non è quella che fai aprendo le gambe di solito. Troverai una persona, poco educata e con nessun senso del rispetto come te. Magari troverai l’unico bagno libero mentre hai una scarica di diarrea già pieno del prodotto finale sin dalla maniglia. Qualcuno che ti chiude la macchina in doppia fila e non ti fa uscire, un suv con la ruota dietro che ti spacca un fanale.
Insomma, le azioni hanno delle conseguenze. E vedrai che arriveranno.
Concludo qua, perché so che non hai tempo per leggere: in questo momento in tangenziale si fanno gli affari migliori.








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